Storie di genitori in lotta per strappare i loro figli allo spietato algoritmo che trasforma ogni ansia riguardo alla propria “identità di genere” in un nuovo giovane trans da “affermare” e celebrare. E chi osa porre domande e dubbi è un mostro
L’8 ottobre è approdato in commissione Affari sociali della Camera il ddl Roccella-Schillaci «per l’appropriatezza prescrittiva e il corretto utilizzo dei farmaci per la disforia di genere». Un tentativo di reintrodurre un grammo di clinica nel carnevale identitario: diagnosi multidisciplinare, psicoterapia documentata, farmaci solo con il nullaosta del Comitato etico pediatrico, registro Aifa in ordine. È la stessa inversione di marcia già vista all’estero, dal Regno Unito agli Stati Uniti ai Paesi Bassi: dal culto affermativo alla prudenza, soprattutto per quelle adolescenti (otto su dieci) spaventate dalla pubertà.
Ma i media italiani pretendono la loro favola edificante: transizione come diritto naturale, famiglia come nemico, complessità ridotta a catechismo arcobaleno. Il lunghissimo servizio “Inside – La libertà sessuale nell’era di Vannacci” delle Iene è la summa teologica del genere: il Generale Lucifero opposto al Virgilio pop da 3 milioni di follower Vincenzo Schettini; la s...
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