Contenuto riservato agli abbonati

È a tavola che si prova il “gusto del divino”

Di Valerio Pece
01 Novembre 2025
Sumito, Fides, Chieffo e Amicone. Paolo Massobrio e quegli incontri dove ogni istante è servito a scoprire «perché siamo su questa Terra»
Paolo Massobrio
Paolo Massobrio, giornalista, gastronomo, scrittore, autore della guida Il Golosario, fondatore di Golosaria

Con Prima che scada il tempo. Quando nella vita conta l’istante, libro tenuto insieme da un “gustoso” filo rosso teologico, Paolo Massobrio abbandona le vesti del critico enogastronomico – la kermesse Golosaria da lui fondata è in corso proprio in questi giorni, 1-3 novembre, alla Fiera Milano Rho – e in 40 racconti ripercorre spaccati di vita traboccanti di amicizie fortissime.

Tra le più intense c’è quella col ristoratore Sumito Estévez, il “Cracco venezuelano”, che si mantiene alla facoltà di Fisica di Caracas lavorando in un ristorante, e che finisce per innamorarsi perdutamente del mestiere del cuoco (di lì a poco i suoi libri di ricette faranno di lui una star della tv). Eppure, proprio quando insieme alla moglie decide di aprire una scuola di cucina «per ricostruire il suo paese insegnando a centinaia di giovani poveri o disoccupati quello che potrebbe essere un lavoro», il potere gli toglie tutto: ristoranti, visibilità, libertà. Estévez si rifugia con la famiglia in quel di Chiavari, dove oggi cucina con gioia e gratitudine, perché – come lui stesso confiderà a Massobrio prendendo in prestito la lezione immortale del Pranzo di Babette – cucinare «può aiutare a risvegliare nelle persone il desiderio della bellezza e può unire una comunità divisa ideologicamente». Una storia di gioia e di conversione tutta da leggere, a cui – con lo chef pluristellato ancora all’apice del successo – non è affatto estranea nemmeno la Madonna di Margarita, «quella che durante una processione gli è passata accanto e lui scoppia a piangere. E non sa dire il perché».

Copertina del libro “Prima che scada il tempo” di Paolo Massobrio

Il turbinio di suggestioni e “scosse” che regala Prima che scada il tempo continua con una moltitudine di avventure affascinanti; come quella della dodicenne Fides, arrivata nel ’74 dal Burundi e adottata da Lena Marzi, un’ex maestra settantenne che l’accompagnerà fino alla laurea in Scienze agrarie (ma che «non ha mai permesso che le facessi in qualche modo da badante»). Per un commovente spirito di emulazione al bene, quella ragazzina non si è mai più fermata: attraverserà in lungo e in largo la Valtellina nelle vesti di agronomo zootecnico per poi fondare l’Associazione Dukorere Hamwe (“Lavoriamo insieme”), un ponte tra Valtellina e Burundi dal dichiarato e folle obiettivo di combattere la malnutrizione del suo paese. Per l’autore la storia «drammatica e fantastica di Fides Marzi» (compresa la sua ingegnosa introduzione di tecniche intensive e l’acquisto di bovini locali per aumentare la fertilità dei suoli natii) incarna uno «splendido esempio di resilienza e restituzione».

La bottiglia di Malvasia

In un’opera infarcita di citazioni bibliche sanguinanti, capita di imbattersi anche in “Luigino” Amicone, in compagnia del quale il giovane Massobrio era solito frequentare la milanesissima enoteca Moscatelli di Corso Garibaldi («non avevamo soldi, non potevamo frequentare i locali in Brera»), un locale spartano che i due esuberanti universitari riempivano di «risate, discorsi e Malvasia». Volendo aderire all’“educazione sentimentale” del critico enogastronomico, la bottiglia di barolo («allora una cosa enorme») che un giorno, sotto i suoi occhi, Amicone andò a cercare in cantina per onorare l’arrivo «di un amico di grado semplice», riesce a segnare «la differenza fra l’edonismo noioso per cui davanti a una bottiglia pregiata sei portato a spaccare il capello in quattro sui tannini […] e il vino che inizia a fare dei racconti, fra amici che si ritrovano e vogliono che quello sia un momento memorabile, per sempre». Il critico da sempre alla ricerca del “gusto divino” annota che una certa «attenzione all’ordine» – quella di Amicone come quella di Chieffo, che una volta cercò Massobrio per fargli ascoltare un brano che iniziava così: “Quando verrai a casa mia/ aprirò il vino buono/ quando verrai a casa mia/ stenderò la tovaglia più bella” – «ha qualcosa di religioso dentro». Prima che scada il tempo, quindi, per Paolo Massobrio «c’è una pioggia di istanti dove poter scoprire tutto il senso del perché, dal nulla che eravamo, siamo su questa Terra».

* * *

Una versione di questo articolo è pubblicata nel numero di novembre 2025 di Tempi. Il contenuto è riservato agli abbonati: grazie al tuo abbonamento puoi scegliere se sfogliare la versione digitale del mensile o accedere online ai singoli contenuti del numero.

Articoli correlati

0 commenti

Non ci sono ancora commenti.