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L’opzione Iacchetti o l’esempio di papa Leone

Di Emanuele Boffi
20 Settembre 2025
Si possono chiamare le cose con il loro nome senza per forza perseguitare chi non la pensa come noi o "venire giù a spaccare la faccia". L'alternativa l'ha mostrata il Pontefice parlando di trans e omosessuali
Papa Leo XIV, 17 settembre 2025
Papa Leo XIV, Udienza generale, Vaticano, 17 settembre 2025 (Ansa)

Quando l’attorney general Pam Biondi promette di prendere di mira chiunque pronunci «discorsi d’odio», supera una linea rossa che non dovrebbe essere superata. Fa, in buona sostanza, quello che fino a ieri il mondo repubblicano americano rimproverava alla sinistra: definire “odio” un’opinione. Il confine può essere labile, chi lo determina?

Come abbiamo già scritto, le reazioni della sinistra alla morte di Charlie Kirk – a parte qualche lodevole eccezione – sono state vergognose. Prima hanno provato a dire che se l’era cercata, poi che il suo assassino era di destra, infine che era colpa di Trump (questa, in verità, l’hanno detta subito perché per loro è un must da far precedere e seguire a ogni ragionamento).

Ma se il mondo conservatore – dopo anni in cui ha, giustamente, denunciato la censura dei liberal nelle università – ora pensa di risolvere la questione con l'”opzione Iacchetti” («adesso vengo giù e ti spacco la faccia»), commette un errore madornale. Un errore che, tra l’altro, tradisce lo stesso spirito che animava l’attivista Kirk: che era il confronto dialettico, non la censura.

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«Le persone saranno accolte»

Si possono “chiamare le cose con il loro nome”, sostenere con forza le proprie opinioni, senza automaticamente pensare di dovere cancellare chi dissente. E questo non tanto in nome del logoro adagio secondo cui “non sono d’accordo con quello che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto a dirlo”, ma per una ragione più profonda: ognuno di noi è “di più” delle sue idee e dei suoi comportamenti.

Certo, per mantenere una posizione simile, è necessario che il valore dell’altro sia ritenuto assoluto e indisponibile alla nostra volontà. Come ha fatto papa Leone XIV di recente, parlando di matrimonio gay e riconoscimento delle persone trans nel libro intervista di cui sono stati anticipati alcuni stralci.

«Le persone saranno accolte e ricevute. Qualsiasi sacerdote che abbia mai ascoltato confessioni, avrà sentito confessioni da ogni tipo di persona, con ogni tipo di situazione di vita e di scelta. Credo che l’insegnamento della Chiesa continuerà com’è, e questo è tutto ciò che ho da dire per ora. Penso che sia molto importante. Le famiglie devono essere sostenute, ciò che si chiama famiglia tradizionale. La famiglia è padre, madre e figli».

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2 commenti

  1. DANIELE BALBI

    Papa Leone XIV, noto che si richiama anche a discorsi di Papa Francesco, che non sono certamente quelli citati da Pier Luigi e che anch’io disdegnavo. Prevost è un uomo libero nella sequela di Cristo e della Sua Verità, un bell’esempio da seguire.

  2. PIER LUIGI COLLEONI

    Se un cattolico deve sempre guardare al papa come ad un papa, confesso che con certe espressioni di Francesco avevo dificoltà.
    Le espressioni di Leone XIV, invece, sono sempre precise, stupendamente sintetiche, rispettose e, soprattutto, miti. Proprio di quella mitezza che è una beatitudine.
    Ora mi è più facile seguire e vivere l’unità.

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