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Che l’entusiasmo sia con voi

Di Giancarlo Cesana
05 Giugno 2025
Con l’elezione di Leone XIV mi auguro che i cattolici riscoprano un certo ardore per la vita nella fede. Non in modo emotivo o fanatico, ma secondo un ideale di verità e speranza, per non consegnare l’esistenza al nulla che continuamente la minaccia
Il saluto di papa Leone XIV ai fedeli accorsi in piazza San Pietro per la sua elezione, 8 maggio 2025 (foto Ansa)
Il saluto di papa Leone XIV ai fedeli accorsi in piazza San Pietro per la sua elezione, 8 maggio 2025 (foto Ansa)

Scrivo sotto l’impressione, non da poco, dell’elezione del nuovo papa Leone XIV. Mi unisco al coro, o meglio all’alluvione di cronache e commenti che da settimane occupa i media di ogni ordine e grado. Si dice che la cristianità sia in crisi, ma mi pare che mai le vicende finali e iniziali di un papato siano state seguite con l’intensità odierna. Per essere un mondo che si avvia alla miscredenza e all’ateismo, l’interesse per Papa e clero è veramente imponente. D’altra parte, è giusto così: la Chiesa con la sua proposta, proveniente da una tradizione bimillenaria che si manifesta ricchissima e affascinante, lo merita. Tutto avviene in un ambiente di capolavori, il colonnato del Bernini, piazza San Pietro, la Sistina, che fanno letteralmente girare e alzare la testa, per vedere e guardare.

Non aggiungo niente allo sproposito di articoli e servizi usciti in questi giorni. Osservo solo che di originali, “diversi”, ce ne sono stati pochi. La stragrande maggioranza dei giornalisti ha tenuto d’occhio e seguito i capicorrente ideologici dei vari schieramenti o fazioni; ha ripetuto, a volte fino alla noia, le stesse opinioni e previsioni, annegate in molta politica, che c’entra, ma assai meno di quello che si vuole far apparire. Tant’è che l’habemus Papam, anche questa volta come le precedenti, è stato oggetto di grande attesa e seguito da altrettanto grande sorpresa. In un mondo dominato dai sondaggi e dai partiti, dalla capillarità delle informazioni reperibili in internet, i cardinali votano non per una parte, ma per una sola persona, che quando esce sulla Loggia delle benedizioni è sconosciuta ai più, non solo del popolo, ma anche degli esperti.

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L’indicazione della strada

Anch’io che, pur non essendo esperto, da cattolico militante bazzico le cose di Chiesa, non sapevo chi fosse il cardinale Robert Prevost. Avevo letto il nome che ogni tanto compariva tra i papabili, ma non avevo presente né la sua faccia né la sua storia. Così, quando è comparso nella citata Loggia, il balcone sopra l’entrata principale della basilica, l’ho osservato attentamente con forte curiosità. È, per dirlo banalmente, il mio capo, colui da cui dipende l’indicazione della strada di fede da seguire nei prossimi anni che, per quanti saranno, saranno verosimilmente per me gli ultimi, visto che il Papa è più giovane di me.

Ha una bella faccia; assomiglia un po’ a Giovanni Paolo II; ha un eloquio pacato, gentile, ma anche rigoroso, alla Benedetto XVI; continuerà senz’altro l’opera pastorale di Francesco, con buona pace dei pensieri di tradizionalisti e progressisti. Anzi, a proposito di pace, questa è apparsa in testa alle sue preoccupazioni, come per il suo predecessore. Come ci ha chiesto, preghiamo la Madonna per lui, per il tremendo compito che lo attende.

In un’intervista al Corriere della Sera il cardinale Camillo Ruini ha auspicato l’elezione di un Papa che «restituisca la Chiesa ai cattolici». Mi ha colpito che un non credente, come dice di sé Giuliano Ferrara, in un suo articolo sul Foglio abbia fatto suo l’auspicio di Ruini. Così faccio anch’io. Cosa significa una “Chiesa restituita ai cattolici”, come si manifesta? Qui evidentemente parlo a nome mio, non certo di Ferrara, di Ruini e tanto meno del Papa. Si tratta di una mia attesa personale. Vorrei che ai cattolici fosse restituito l’entusiasmo. Siccome una simile affermazione può essere interpretata come presuntuosa, pretenziosa e soprattutto sentimentale, cerco e spero di spiegarmi.

(Foto Ansa)

Come impiegati in un campo di sterminio

Nel vocabolario Treccani i sinonimi di “entusiasmo” sono di natura emotiva, non sempre positiva: ardore, calore, eccitazione, euforia, fervore, foga, passione, slancio, che possono trasformarsi in delirio, ebbrezza, esaltazione, estasi, fanatismo, invasamento. Anche nel pensiero comune la percezione dell’entusiasmo sconfina facilmente in un eccesso di sentimento, che può diventare pericoloso, tanto più in ambiente religioso, frequentemente accusato di credere in cose che non esistono, con alterazione grave del principio di realtà. Appunto, la religione come oppio dei popoli e fuga dal mondo, che invece con i suoi problemi e le sue esigenze dovrebbe essere fatto oggetto di grande attenzione e impegno di risposta. Data la fatica dell’esistenza è meglio che di entusiasmo ce ne sia poco o punto. Anche la Bibbia dice che la vita dell’uomo è una guerra, passa presto ed è piena di affanni.

Sempre la Treccani, prima di dare i sinonimi di entusiasmo, spiega che la parola deriva dal greco e significa letteralmente «ispirazione proveniente da Dio», o «Dio nell’uomo». La condizione di chi è invaso da una forza divina, che lo rende capace di una prestazione se non impossibile, inusuale. Tale forza, se non è irragionevole furore, è ideale di verità – Dio è il nome della verità creatrice, del senso delle cose e della promessa di un destino positivo. È il nome della speranza. Farne a meno significa consegnare la vita al nulla che continuamente la minaccia; è come fare gli impiegati in un campo di sterminio, dato che tutti devono morire. L’entusiasmo è necessario, per amare, per interessarsi alle persone e alle cose, per impegnarsi e reggere anche quando la situazione non è facile, per essere fedeli e coraggiosi.

Ricordo una frase di Giovanni Paolo II: «Era necessario che l’eroico diventasse quotidiano e che il quotidiano diventasse eroico». Non è retorica, è una necessita dell’esistenza. Papa Leone XIV nel suo primo messaggio ha detto che «il male non prevarrà». Come si può fare una simile affermazione con tutto quello che succede di morte, malattia, fame e guerra? Bisogna avere visto e sperimentato la soluzione, la sua possibilità, magari isolata, ma effettivamente alternativa e comunicabile a tutti. Questa è «la resurrezione di Cristo che ci ha mostrato un modello di umanità santa che tutti possiamo imitare, insieme alla promessa di un destino eterno che invece supera ogni nostro limite e capacità».

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Sparire perché rimanga Cristo

Sempre papa Leone, nell’omelia ai cardinali durante la Messa celebrata il giorno dopo l’elezione, ha fatto un’affermazione conseguente, anche se poco gradita ad alcuni intellettuali non credenti: «La mancanza di fede porta spesso con sé drammi quali la perdita del senso della vita, l’oblio della misericordia, la violazione della dignità della persona nelle sue forme più drammatiche, la crisi della famiglia e tante altre ferite di cui la nostra società soffre e non poco».

Per concludere, come si comunica l’entusiasmo che viene da una fede che abbia riconosciuto il segreto della vita, così da comunicarlo infaticabilmente a quanti più è possibile? Non si comunica certo con la spettacolarità artificiosa dell’eloquio o il modo suadente dei rapporti. Come dice ancora papa Leone nella citata omelia: «Un impegno irrinunciabile per chiunque nella Chiesa eserciti un ministero di autorità – a tale autorità, clericale o laica che sia, spetta in particolare il compito dell’annuncio cristiano –: sparire perché rimanga Cristo, farsi piccolo perché Lui sia conosciuto e glorificato».

Essere cristiani vuol dire in fondo essere testimoni di un’esperienza nuova e affascinante, richiamare a quel che si segue più che a quel che si pensa, a una verità che non possediamo, ma che ci possiede. Il narcisismo ha invaso la nostra cultura, tanto più quanto i ruoli sono importanti ed elevati. Cerchiamo di combatterlo, fidandoci di quello che abbiamo visto e udito, più che di noi stessi e dei nostri sogni.

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Una versione di questo articolo è pubblicata nel numero di giugno 2025 di Tempi. Il contenuto è riservato agli abbonati: grazie al tuo abbonamento puoi scegliere se sfogliare la versione digitale del mensile o accedere online ai singoli contenuti del numero.

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