Giù le mani dal Concilio vaticano II

Il recente provvedimento di papa Francesco che ha di fatto mandato in soffitta la celebrazione della messa secondo il cosiddetto Vetus Ordo, ĆØ stato lāoccasione soprattutto per lāala tradizionalista per rintuzzare una polemica mai sopita nei confronti del Concilio Vaticano II, visto come lāorigine del cedimento della Chiesa nei confronti del mondo e di tutto ciò che di male ĆØ venuto dopo (ultima arrivata Silvana De Mari – per altro encomiabile ed instancabile apologeta su altri fronti – che su La VeritĆ del 23 agosto, oltre a tutto il resto ha teorizzato la stravagante tesi secondo cui partendo dal Vaticano II si arriverebbe scendendo giù per li rami fino alle chiese chiuse ai non vaccinati dei nostri giorni).
La “vera Chiesa”
Ora, che il bersaglio grosso della decisione del papa fosse proprio il Vaticano II, o meglio il fatto che alcuni settori della Chiesa si ostinano non soltanto a criticarlo, che sarebbe il meno, ma proprio a contestarne la legittimitĆ e lāortodossia, con tutto ciò che ne consegue, ĆØ scritto a chiare note nella Lettera esplicativa inviata dal papa a tutti i vescovi, laddove il pontefice stigmatizzava āun uso strumentale del Missale Romanum del 1962, sempre di più caratterizzato da un rifiuto crescente non solo della riforma liturgica, ma del Concilio Vaticano II, con lāaffermazione infondata e insostenibile che abbia tradito la Tradizione e la āvera Chiesaāā. Non solo. Ad aggravare la situazione vi era anche il fatto ā āevidente nelle parole e negli atteggiamenti di moltiā – della āstretta relazione tra la scelta delle celebrazioni secondo i libri liturgici precedenti al Concilio Vaticano II e il rifiuto della Chiesa e delle sue istituzioni in nome di quella che essi giudicano la āvera Chiesaā.
Opposte tifoserie
Insomma il punto non era, non ĆØ mai stato, la celebrazione Vetus Ordo in sĆ©; il punto era (ed ĆØ) il fatto che quel modo di celebrare equivaleva (equivale) a dire ānoā al Vaticano II e a dire āsƬā alla chiesa pre-conciliare ritenuta come lāunica, vera chiesa. Premesso che ĆØ ampiamente condivisibile la critica di chi dice che rischia di rivelarsi velleitaria lāidea di far accettare il Vaticano II cosƬ, per decreto, e che anzi il rischio concreto ĆØ di irrigidire ancora di più la contrapposizione e di allargare il fossato tra opposte tifoserie (per tacere della questione su che cosa si intenda per Vaticano II, ma di questo ci occuperemo a breve), ciò che qui intanto preme sottolineare ĆØ che la posizione di quanti, ieri come oggi, si oppongono al Vaticano II, semplicemente non sta in piedi.
Et-et
A costo di ripetere cose giĆ dette e scritte, occorre ribadire che il Vaticano II resta un evento straordinario dove lo Spirito ha realmente parlato alla Chiesa suscitando unāazione di rinnovamento nella, non contro nĆ© oltre la tradizione ā come sottolineò Benedetto XVI nel memorabile discorso alla Curia romana del dicembre 2005 ā fedelmente alla legge dellāet-et propria del cattolicesimo (legge, beninteso, che non ĆØ affatto sinonimo, come sostiene ingenuamente qualcuno, di cerchiobottismo; essa significa piuttosto che alla luce della fede tutto si tiene, anche i contrari; lāesatto opposto insomma della logica dellāaut-aut, tipica non a caso dellāeresia, ma distante anni luce anche dalla logica del āsƬ, maā propria di certa teologia āsituazionistaā oggi di nuovo in auge, che spesso e volentieri si traduce in una sorta di āgattopardismo rovesciatoā ā non cambiare nulla per cambiare tutto ā su cui conviene stendere un pietoso velo).
Nuovi carismi
Il Concilio in parte recepƬ le istanze del rinnovamento biblico, liturgico e teologico degli anni precedenti, in parte ne suscitò di nuove, il tutto cristallizzandosi nei documenti finali che andrebbero riletti magari con un occhio più attento a quello che dicono che a quello che si vorrebbe che dicessero. E senza dimenticare che proprio in quegli anni lo stesso Spirito che soffiava nella basilica di S. Pietro era allāopera – sapendo giĆ cosa sarebbe accaduto di lƬ a poco – per suscitare nuovi carismi e realtĆ ecclesiali dove molte delle istanze del Concilio avrebbero trovato attuazione, e che hanno avuto la provvidenziale missione di āpuntellareā la barca di Pietro nella turbolenta stagione post-conciliare.
Ruolo del laicato
Grazie al Vaticano II ĆØ stata rimessa al centro della vita dei fedeli la Parola di Dio (Dei Verbum); ĆØ stata varata una riforma liturgica (Sacrosanctum concilium) dove la Messa ĆØ non ĆØ più un assistere passivamente ad un rito, ma partecipazione attiva, personale e allo steso tempo comunitaria al Mistero Pasquale di Cristo (categoria questa, sia detto per inciso, in grado di esprimere in maniera più compiuta lāopera redentrice che non una visione meramente sacrificale; Mistero Pasquale tiene insieme, infatti, sacrificio, cioĆØ morte, e resurrezione, cioĆØ vita, resurrezione senza la quale lāintera impalcatura della fede crolla come un castello di carte); ĆØ stata riproposta, tornando alle fonti, unāecclesiologia (Lumen Gentium) dove la Chiesa ĆØ Corpo di Cristo e popolo di Dio, allāinterno della quale ciascun fedele, in virtù del battesimo, partecipa allāunico sacerdozio di Cristo col risultato di de-sacralizzare la figura del sacerdote ā cosa che ancora oggi, e non per pochi, ĆØ il vero problema – e di affermare al contempo il ruolo del laicato non più braccio secolare del clero ma protagonista attivo nella vita della Chiesa.
Una questione di potere
Una riforma che, pur non avendo tolto nulla al sacerdozio ministeriale che era e resta imprescindibile, sicuramente non ĆØ stata gradita dai tanti nostalgici dellāera pre-conciliare, e che dopo oltre mezzo secolo tanti prelati (e non solo) fanno ancora fatica a digerire fermi come sono ad una visione del sacerdozio più come potere che come servizio. Non per nulla il ritornello ā a proposito, ad esempio, dei movimenti laicali – ĆØ che sƬ, dāaccordo, i laici hanno avuto un ruolo importante quando cāĆØ stato lo sbandamento post conciliare, ma ora il loro compito ĆØ esaurito, ed ĆØ tempo che i preti riprendendo in mano il timone della barca (vaste programme).
Come se, appunto, fosse tutta e soltanto una questione di potere. Tre riforme ā biblica, liturgica, ecclesiologica ā che non solo non hanno scalfito di una virgola la Tradizione (altro sono āleā tradizioni, quelle sƬ suscettibili di cambiamenti), ma che anzi hanno posto le premesse perchĆ© il cristianesimo entrasse nella vita concreta, umana ed esistenziale delle persone.
Eā un dato di fatto che grazie ai carismi ecclesiali nati in quegli anni decine di migliaia di uomini e donne hanno potuto riscoprire la fede, e altrettanti hanno potuto incontrare Cristo per la prima volta. Quanti matrimoni ricostruiti, quante coppie salvate sullāorlo del divorzio o della separazione, quante famiglie aperte di nuovo alla vita avendo accolto senza riserve lāHumanae vitae, con ciò mostrando che si può vivere quanto la Chiesa annuncia!
Dentro la Chiesa
Eā vero, durante e dopo il Vaticano II ci furono sbandamenti, eccessi ed errori. Tuttavia, come ebbe a notare lāallora card. Ratzinger nel libro-intervista con Vittorio Messori, Rapporto sulla fede, āSono convinto che i guasti cui siamo andati incontro in questi venti anni (il libro ĆØ del 1985, ndr) non siano dovuti al Concilio Ā«veroĀ» ma allo scatenarsi, allāinterno della Chiesa, di forse latenti, aggressive, centrifughe, magari irresponsabili oppure semplicemente ingenue, di facile ottimismo, di unāenfasi sulla modernitĆ che ha scambiato il progresso tecnico odierno con un progresso autentico, integrale. E, allāesterno, allāimpatto con una rivoluzione culturale: lāaffermazione in Occidente del ceto medio-superiore, della nuova Ā«borghesia del terziarioĀ» con la sua ideologia liberal-radicale di stampo individualistico, razionalistico, edonisticoā.
Le parole di Benedetto XVI
Aperta parentesi. Queste parole di Ratzinger sono del 1985, ma ĆØ fin troppo facile accorgersi quanto siano lo specchio fedele non solo dei decenni successivi ma anche dei giorni nostri. Chiusa parentesi. Non si finirĆ mai di ripeterlo: con buona pace dei tradizionalisti cosiddetti i guasti ā che sicuramente ci furono ā del post Concilio non accaddero a causa di esso, quanto piuttosto nonostante il Concilio e per il combinato disposto, da un lato, di una precisa interpretazione del Vaticano II, quella che storicamente si ĆØ imposta sviluppata in primis dalla Scuola di Bologna che lo ha interpretato a moā di cesura col passato e lāinizio di una nuova era; dallāaltro, con la sponda fornita da quello che, non a caso, lo stesso Benedetto XVI nel discorso al clero di Roma del 14 febbraio 2013 definƬ il āConcilio virtualeā, cioĆØ il concilio dei mezzi di comunicazione, addirittura più forte di quello reale, che āha creato tante calamitĆ , tanti problemi, realmente tante miserie: seminari chiusi, conventi chiusi, liturgia banalizzata ⦠e il vero Concilio ha avuto difficoltĆ a concretizzarsi, a realizzarsiā.
Il Vaticano secondo… me
Eā sulla scia di questa precisa lettura dellāevento conciliare che più dāuno si ĆØ sentito autorizzato a vivere e pensare la Chiesa come se il Concilio fosse lāanno zero, in nome del quale si potevano (e forse si dovevano) mutuare acriticamente categorie e forme della modernitĆ per aprirsi al mondo e stare finalmente al passo con i tempi. Ed ĆØ cosƬ che nacque il Vaticano secondo⦠me, secondo te, secondo noiā¦
I risultati li conosciamo bene: crisi delle vocazioni e seminari svuotati, crisi del sacerdozio e conseguente abbandono dello stato clericale da parte di tantissimi preti, alcuni dei quali per stare vicino al popolo, come si diceva allora (si era negli anni delle lotte operaie), smisero la talare per andare in fabbrica (sul punto, sarebbe interessante sapere quanti, dopo aver lasciato il sacerdozio, sono rimasti a fare lāoperaio, ma questa ĆØ unāaltra storia), bizzarrie e amenitĆ liturgiche di vario genere (messe beat ecc.), smottamenti in campo morale ā esemplare in tal senso la battaglia, tuttora in corso e dagli sviluppi potenzialmente dirompenti – contro lāHumanae Vitae – dottrinale (si pensi alle varie teologie della liberazione e, più in generale, al tentativo, teorico e pratico, di tenere insieme Cristo e Marx, che in ambito politico sfociò in quellāossimoro dagli effetti devastanti sotto ogni profilo che ĆØ stato il catto-comunismo; e ancora, crisi del principio di autoritĆ , dovuta principalmente al clima del ā68, le cui conseguenze (ad esempio in ambito educativo con la discussa esperienza di Don Milani) paghiamo ancora oggi.
Tradizionalismo anacronistico
Lāelenco potrebbe continuare a lungo. Fatti e misfatti che hanno confortato i critici da destra del Concilio, che hanno avuto buon gioco nel prendersela direttamente con il Vaticano II visto come la causa remota di tutti i mali. Ma un conto ĆØ denunciare gli errori, altro ĆØ buttare il bambino con lāacqua sporca, come fanno i seguaci di un tradizionalismo anacronistico che sembra misconoscere che la storia si divide in prima e dopo Cristo e non in prima e dopo Trento, insieme ai nostalgici dei (presunti) bei tempi andati convinti che sia sufficiente riportare le lancette dellāorologio alla Chiesa pre-conciliare affinchĆ© lāuomo contemporaneo, sazio e disperato (copyright card. Biffi), possa innamorarsi di Cristo con la messa tridentina (in latino, che la gente non capisce), il catechismo di S. Pio X (intellettualistico e nozionistico, per nulla biblico ed esistenziale), la pastorale sacramentale (che presuppone una fede che spesso non cāĆØ più) e tutto lāarmamentario delle pratiche di pietĆ (anche qui, ci vuole fede) e di una morale casuistica lontana anni luce dalla sensibilitĆ contemporanea.
Difendere la tradizione
O come chi, partendo da una prospettiva opposta, ancora non ha fatto i conti col fatto che la Chiesa ha una natura sacramentale e non democratica, vagheggiando un Vaticano III per riprendere e sviluppare le istanze riformatrici allāinsegna del vero āspirito del Vaticano IIā, tradito soprattutto dai pontificati di S. Giovanni Paolo II e Benedetto XVI. āDifendere oggi la Tradizione ā diceva il card. Ratzinger in Rapporto sulla fede ā significa difendere il Concilio. Eā anche colpa nostra se abbiamo dato talvolta il pretesto…di pensare che il Vaticano II sia stato uno Ā«strappoĀ», una frattura, un abbandono della Tradizione. CāĆØ invece una continuitĆ che non permette nĆ© ritorni allāindietro nĆ© fughe in avanti; nĆ© nostalgie anacronistiche nĆ© impazienze ingiustificate. Eā allāoggi della Chiesa che dobbiamo restare fedeli, non allo ieri o al domani: e questo oggi della Chiesa sono i documenti del Vaticano II nella loro autenticitĆ . Senza riserve che li amputino. E senza arbitrii che li sfigurinoā.
Eco marxismo Ć la page
Di fronte alla crisi attuale, che ĆØ primariamente crisi di fede, la ācuraā non ĆØ fare marcia indietro nĆ© vagheggiare balzi in avanti, ma riprendere e attuare il Vaticano II. Beninteso, quello vero. Che non ĆØ il Vaticano II di certo progressismo o aperturismo che dir si voglia, tuttora in voga, di stampo rahneriano riverniciato con una mano di eco-marxismo Ć la page. Riprendere e attuare il vero Concilio significa – in linea con lāinterpretazione della categoria di āattuazioneā che ne diede lāallora cardinale di Cracovia, Karol Wojtyla nello splendido e attualissimo (ĆØ del 1972) volume āAlle fonti del rinnovamentoā ā smetterla di elaborare terapie, tattiche o piani; significa invece, e piuttosto, vivere quella fede che il Concilio voleva rinvigorire.
La fede, appunto
Cardine di tale impostazione ĆØ la categoria di āarricchimento della fedeā, intesa come āpartecipazione sempre più piena alla veritĆ divinaā, quale postulato fondamentale dellāattuazione del Concilio. Fede che, coerentemente con la sua impostazione filosofica, Wojtyla considerava unāadesione alla proposta cristiana non solo intellettuale, ma di tutta la persona. Insomma attuare il Vaticano II vuol dire tradurre in atteggiamenti concreti quello che il Concilio ha detto, cioĆØ vivere in prima persona lāāarricchimento della fedeā: ciò che richiede mettere al centro di ogni pastorale lāannuncio del Vangelo.
Oggi come ieri e come domani risuona la domanda di Gesù: āQuando il Figlio dellāUomo tornerĆ , troverĆ ancora la fede sulla terra?ā Non una societĆ più giusta, un mondo pacificato e solidale, lāumanitĆ finalmente emancipata dalla sofferenza e dal dolore, un eco-sistema più salubre. Ma, appunto, la fede. Se questa ĆØ la posta in gioco, la Chiesa non ha altra via che provare a riaccendere la fiamma della fede nel cuore degli uomini. Nella consapevolezza che tanto grave ĆØ la malattia, tanto più forte e incisiva devāessere la cura.
I quattro libri
Essa ha giĆ dove attingere, come lo scriba che divenuto discepolo del regno dei cieli āestrae dal suo tesoro cose nuove e cose anticheā (Mt 13,52), senza bisogno di inventarsi nulla ed anzi rifuggendo la tentazione, sempre alle porte, di cercare improbabili mediazioni o soluzioni pastorali che rischiano di confondere ciò che ĆØ il bene per le persone con quello che gli individui pensano essere il bene per se stessi o, peggio ancora, con ciò che lāopinione pubblica chiede. Tornare ad annunciare il Vangelo: ecco cosa serve. Con un linguaggio nuovo, più esistenziale, meno astratto e moralistico, ma lo stesso Vangelo di sempre, ovvero quelle poche parole racchiuse in quei quattro libriccini scritti da Marco, Matteo, Luca e Giovanni. Il che fa tuttāuno con lāurgenza di riprendere e attuare il (vero) Vaticano II. Auspicabilmente con pastori allāaltezza del compito.
Foto Ansa
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