Lettere al direttore
Omofobia, omofilia e altre superstizioni. E più coltelli per tutti

Pubblichiamo la rubrica delle ālettere al direttoreā contenuta in Tempi n. 21Ā (vai alla pagina degli abbonamenti). Per scrivere ad Alessandro Giuli: [email protected]
La risposta ĆØ SĆ. SĆ. Siiiiiiiiiiii!!!!
Valeria Falcioni
Ecco fatto.
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Ho letto e appezzato lāeditoriale āAristofane o Laura Boldriniā (Tempi numero 19), in quanto sin dallāinizio lāho trovato collimante al 98 per cento con le idee di un vecchio vedovo obsoleto. Le donne sono fatte meglio dellāuomo. Ma la felicitĆ non consiste nel sottomettere, plagiare il patriarcato fino a farsi svilire Ā«dallāoligarchia tirannica di quote rosaĀ», avvicinandosi allāautodistruzione. Fortuna di vivere in unāaltra epoca. Incontrare una compagna che scelse la professione di moglie, madre (di 4 figli) e amministratrice di famiglia . Certo, sacrifici non ne sono mancati dovendo gestire il tutto con un solo stipendio, ma, poi, matrimoni dei figli ancora pieni di amore (dopo 22, 17 e 7 anni) e sette nipoti penso siano imputabili al suo esempio. Mi chiedo come reagirebbe oggi, obbligata a trasformare il suo modo di vivere per lāinvoluzione della vita stessa avvenuta in questi ultimi 25 anni dalla sua morte. Lāagire dei figli, genero e nuore mi confermano che ha ben seminato.
Sergio Fiordiponti via internet
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Dunque direttore, provi a seguirmi. MercoledƬ 17 maggio mi collego al sito di Repubblica e scopro che ĆØ la giornata internazionale contro lāāomotransfobiaā. Subito mi viene il nervoso perchĆ© appare chiaro che il ritornello Lgbt di questāanno ĆØ lāappello contro ālāhate speech nelle istituzioniā e ālāostilitĆ che si annida anche nello Statoā. Per lāoccasione, spiega Repubblica, lāArcigay ha stilato un report con 196 Ā«storie di omofobia e di transfobiaĀ» avvenute negli ultimi dodici mesi. Mi dico: ammazza, 196 in un solo anno! Mi precipito sul sito dellāArcigay e guardo il rapporto. Lo faccia anche lei direttore, io sono rimasta di sasso. Ć zeppo di segnalazioni di: convegni contro la teoria del gender e contro lāequiparazione tra unioni gay e matrimonio; politici che si sono opposti alla legge CirinnĆ ; genitori o insegnanti che criticano qualche iniziativa scolastica discutibile (si può dire discutibile?) ammantata di ālotta al bullismoā. Tutto questo ĆØ rubricato dallāArcigay come omotransfobia. Un poā preoccupata, scarico anche il comunicato dellāArcigay, che tirando le somme del rapporto conclude che in Italia Ā«la stessa classe politica ĆØ parte del problema e non sembra avere alcuna intenzione di censurare se stessaĀ». Leggo e rileggo: cāĆØ scritto proprio ācensurareā. E adesso indovini qual ĆØ la soluzione proposta dallāArcigay a tutta questa āostilitĆ istituzionaleā? Esatto: rispolverare la legge Scalfarotto sul reato non meglio precisato di āomofobiaā, giĆ approvata alla Camera e arenatasi in Senato. Abbia pazienza, ho quasi finito. Riporto dal comunicato di cui sopra: Ā«In occasione del 17 maggio, Arcigay parte con la campagna #maqualegender che ha come oggetto diretto i cosiddetti no-gender, movimenti omo-transfobici protagonisti di numerose notizie riportate nel reportĀ». Hanno fatto anche un sito che si chiama āmaqualegenderā, dove si spiega che Ā«la propaganda no-genderĀ» ĆØ solo Ā«omo-transfobia organizzataĀ» e nulla più. Nel sito cāĆØ pure lāelenco di queste entitĆ omo-transfobiche organizzate, e lƬ ā accanto a molte altre denominazioni, fra cui il comitato del Family day ā figura anche il suo Tempi. Quindi si ricordi direttore: nessuno intende punire le opinioni, dice Scalfarotto; al massimo, aggiunge lāArcigay, unāottima legge ācensurerĆ ā il suo settimanale a delinquere di stampo omofobico.
Giovanna Sedriani Pavia
Omofilia e omofobia sono superstizioni che non cāentrano nulla con lāomosessualitĆ . Quando se ne accorgeranno?
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Non cāĆØ dubbio che la Cassazione abbia inflitto un duro colpo al buonismo giuridico nostrano che talvolta si ĆØ affacciato anche nelle aule dei tribunali con fantasiose sentenze di merito in tema di immigrazione, avendo statuito che ĆØ obbligo dellāimmigrato rispettare i valori che ispirano la normativa del paese ospitante. Nel caso di specie si ĆØ statuito che un coltello che secondo la cultura indiana non sarebbe atto ad offendere, non possa non essere considerato corpo contundente potenzialmente offensivo, e si ĆØ quindi chiarito che lāimmigrato può continuare a praticare i propri usi e costumi solo se e in quanto siano compatibili con il nostro ordinamento. Tuttavia occorre a mio avviso precisare, avendo la Cassazione parlato di valori, che bisogna che anche dai nostri connazionali vengano percepiti come tali. Non sono state le lamentele del musulmano di turno a far eliminare i crocifissi da tante aule scolastiche o a bandire i presepi, ma lāignavia di tanti nostri connazionali che non hanno il coraggio di difendere la propria identitĆ .
Daniele Bagnai Firenze
Qui siamo favorevoli al coltello libero per tutti.
Foto Ansa
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