Contenuto riservato agli abbonati

Cinema Fortunato

“2000 metri ad Andriivka” per entrare quasi di persona nella guerra russo-ucraina

Di Simone Fortunato
29 Maggio 2026
Il docufilm di Chernov sarà pure di parte ma è un pezzo di storia. Il ritorno in sala del miglior Nanni Moretti. Almodóvar sempre più triste e già visto. “Il piacere è tutto mio” provocazione innocua. Le recensioni della settimana
Fotogramma di “2000 metri ad Andriivka”, docu-film sulla guerra in Ucraina di Mstyslav Chernov

Il testo che segue è tratto dalla puntata settimanale di “Cinema Fortunato”, la newsletter di recensioni cinematografiche riservata agli abbonati di Tempi. Abbonati per riceverla ogni giovedì.

Legenda: ★★★★ pazzesco | ★★★ ci sta | ★★ ’nzomma |  imbarazzante

2000 metri ad Andriivka ★★★

Di Mstyslav Chernov
Dove vederlo: MyMovies One

Prodotto da Associated Press, è un racconto terribile e tutto in soggettiva: una troupe di giornalisti segue da vicino un battaglione ucraino impegnato nella controffensiva contro l’esercito di Putin. La posta in gioco è fare due chilometri di foresta, un unico lembo di terra non minato dai russi, per strappare un avamposto al nemico. Scenari infernali, una natura completamente devastata. Lo stile asciutto, senza fronzoli, ci porta dentro un conflitto di cui vediamo solo immagini edulcorate in televisione. Qualche dubbio sull’insistenza della soggettiva, che in certi momenti porta il racconto verso un’estetica da videogioco rischiando di fare da filtro alla violenza anziché amplificarla. Il punto di vista è esclusivamente ucraino, e con ogni probabilità il film diventerà nel tempo un documento patriottico ad uso di una sola parte. Rimane comunque un gran pezzo di storia filmata. Il regista, due anni prima, aveva firmato l’altrettanto brutale 20 giorni a Mariupol.


Fotogramma del film “Bianca” di e con Nanni Moretti

Bianca ★★★★

Di Nanni Moretti
Anno di uscita: 1984
Dove vederlo: al cinema

Ritorna per qualche giorno al cinema, come diversi altri film del miglior Nanni Moretti. È decisamente il suo film più riuscito, più compatto e divertente del precedente Sogni d’oro: è uno strano miscuglio di dramma esistenziale, tocchi alla Woody Allen e momenti profetici. Tutta la sequenza alla scuola Marilyn Monroe è attualissima e surreale al tempo stesso. I professori influencer che tengono lezioni su Gino Paoli ma in realtà sono depressissimi e hanno bisogno del supporto psicologico, il preside dai modi affabili che tiene in ufficio la foto di Zoff, un istituto bizzarro dove c’è spazio per tutto, dal bar al calcetto, passando per il flipper. C’è tutto, tranne i libri. Di contro, gli studenti sono studiosissimi, serissimi, impostati.


Fotogramma del film “Amarga Navidad” di Pedro Almodóvar

Amarga Navidad ★★

Di Pedro Almodóvar
Dove vederlo: al cinema

Almodóvar minore, sulla stessa linea de La stanza accanto che però aveva un finale potentissimo. Solito intreccio tra autobiografia e ricordi amari, con qualche caduta ideologica. Pedro fa sostanzialmente lo stesso film da anni: confezione sempre splendida, musiche giuste, il rosso e i colori accesi che dominano ogni inquadratura e un cast ben amalgamato. Il problema sta nella scrittura, nelle svolte risapute e nell’insistere su vecchiaia, perdita di sé, smarrimento e rapporti che si sfaldano, fino a rendere tutto tremendamente triste e già visto.


Fotogramma del film “Il piacere è tutto mio” di Sophie Hyde con Emma Thompson

Il piacere è tutto mio ★

Di Sophie Hyde
Anno di uscita: 2022
Dove vederlo: Chili

Un lungo matrimonio grigio, nessun piacere, e adesso un giovane escort in una stanza d’albergo: la premessa di un film che ha tutto per essere scomodo, e invece non lo è quasi mai. Emma Thompson è il solito mostro di bravura e conferisce al film un certo realismo gentile, ma il film è debolissimo e lei sprecata. Un’unica stanza d’albergo, due personaggi, dialoghi che avanzano per gradi misurati fino a una rivelazione risaputa. Ogni scena deposita un mattone sulla precedente, la progressione emotiva di Nancy segue un calendario preciso, e sotto la superficie si sente l’impianto ideologico che lavora: il corpo da riconquistare, la sessualità come autoaccettazione, l’arrivo puntuale alla pace con se stessi. Temi legittimi. Trattati con una tale mitezza didattica da non graffiare niente e nessuno. Dall’altra parte del letto, il gigolò è troppo pazzesco per essere vero: paziente, empatico, bellissimo, saggio al momento giusto. Troppo. Un personaggio così non esiste fuori dalla funzione che il film gli ha assegnato: essere lo strumento meccanico della redenzione altrui.

Articoli correlati

0 commenti

Non ci sono ancora commenti.