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«William Shakespeare era cattolico»: solo così si spiega la sua opera

settembre 27, 2011 Carlo Candiani

«Shakespeare è sempre stato un mistero e chi non vuole compromettersi, lo analizza soltanto dal punto di vista poetico, che è bellissimo, profondissimo ma non è tutto quello che l’autore aveva da dire. Le prove di uno Shakespeare cattolico ricostruiscono quasi completamente il puzzle della sua esistenza». Parla a Tempi.it Elisabetta Sala, autrice di “L’enigma di Shakespeare”

William Shakespeare torna a far discutere. Il regista di film catastrofici, Ronald Emmerich, ha presentato la sua nuova pellicola, dove ipotizza uno Shakespeare “immagine” del vero scrittore, un aristocratico di quel tempo, costretto a stare lontano da ambienti teatrali. Molto più seriamente, esce nelle librerie L’enigma di Shakespeare (Edizioni Ares), un corposo saggio dove si prova che “Il Bardo” fosse un cattolico. Cosa cambia allora, nella biografia del grande poeta e scrittore? Elisabetta Sala, autrice del saggio, risponde a Tempi.it: «Cambia assolutamente tutto. Il fatto che Shakespeare potesse essere cattolico non è una novità, non è una mia scoperta; era già stato intuito nell’800. Ma questa corrente critica è stata messa immediatamente a tacere, perché agli inglesi sarebbe costato tantissimo venire a patti con questa realtà: per gli anglicani vuol dire perdere quasi il loro eroe nazionale».

“Il Bardo” cattolico, dunque, non avrebbe potuto essere sottomesso alla chiesa scismatica di Enrico VIII…
Certo, anche perché la dissidenza religiosa era sinonimo di dissidenza politica. Il cattolico non riconosceva il sistema elisabettiano, in tutta la sua brutalità. E’ difficile accettare la professione religiosa di Shakespeare, da parte inglese, perché è considerato da sempre “l’anima” di quel periodo culturale. Riconoscere la cattolicità del grande autore, per gli inglesi, vuol dire accettare le radici cattoliche dell’Inghilterra, che prima dello scisma erano fortissime. Insomma, una scoperta sgradita ma avvalorata da prove importanti.

Queste prove danno una luce nuova alla produzione letteraria di Shakespeare?
La cattolicità dell’autore fa emergere nelle sue opere tracce di dissidenza politico–religiosa. Si staglia la figura di un intellettuale che non si allineava con il sistema di potere. Il mio saggio è una rilettura dell’intero canone e fa emergere temi ricorrenti in modo inequivocabile: non è ancora uscito un saggio che sostenga, contraddicendo gli studiosi cattolici, che Shakespeare sia stato un anglicano o quantomeno un sostenitore del regime.

Quindi, oltre alla biografia, cambierebbe anche la critica letteraria?
Shakespeare è sempre stato un mistero e chi non vuole compromettersi, lo analizza soltanto dal punto di vista poetico, che è bellissimo, profondissimo, importantissimo ma non è tutto quello che l’autore aveva da dire. Doveva evadere la censura di quel tempo e così la sua poesia risulta spesso complessa e ricca di simboli, anche criptica in alcuni punti, dovendo sostenere un linguaggio che non era solo poetico. La sua costruzione letteraria è “a strati”.

Che cosa significa? Può fare un esempio?
Shakespeare era abituato a scrivere “a strati” perché le sue opere dovevano compiacere tutte le classi sociali che andavano a teatro. “Amleto”, per esempio, lavora su diversi livelli: per i popolani poteva essere una specie di thriller, una detective story: riuscirà il nostro eroe a smascherare l‘assassino? Quindi, una storia di vendette. Poi c’era il livello romantico, una tragica storia d’amore, argomento assolutamente popolare. Per gli studenti universitari, per i ricchi borghesi, c’era il livello dell’intrigo politico e ciò si allacciava molto bene a un livello allegorico: quando Marcello declama il suo famoso “C’è del marcio in Danimarca”, nessuno pensa alla Danimarca, è un riferimento all’Inghilterra elisabettiana, un aspetto politico che poteva essere pericoloso se esplicito. C’è lo “strato” filosofico, l’espressione del problema esistenziale per eccellenza, a partire dal celebre soliloquio, “to be or not to be”, ma non solo quello, tutta la trama è intessuta di temi esistenziali.

E poi arriva il Bardo cattolico…
Arriva il livello in cui si racconta la perdita dell’antica fede (la figura del padre di Amleto), che è poi quella cattolica, religiosità che permea tutta l’opera shakespeariana. Se teniamo conto di tutto ciò, la lettura ne guadagna molto in profondità.

Come mai, da anni, si pubblicano teorie sulla vita di Shakespeare? Alcune mettono in dubbio addirittura la sua esistenza storica, altre scommettono sulle sue origini italiane.
E’ triste dirlo, ma chiunque dica una cosa nuova su Shakespeare, e come dicevo la mia non è nuova, rischia di fare fortuna. E se è storicamente provato che il poeta è esistito, la sua vita rispetto ad altri suoi contemporanei è avvolta in un mistero, si intuisce che la sua opera è particolare, mai spiegata fino in fondo. Ma le prove di uno Shakespeare cattolico ricostruiscono quasi completamente il puzzle della sua esistenza.

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2 Commenti

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