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Wall Street informa

aprile 28, 1999 Kramar Silvia

“Questa guerra non costa nulla agli Usa. Anzi. È un affare per le industrie di missili”.
Ecco perché la Borsa continua a macinare record e non ci sarà intervento di terra almeno fino all’estate”.

Conversazione di Silvia Kramar con John Dizard, investitore e giornalista economico newyorkese*

Gli aerei bombardano la Serbia, i profughi cercano scampo. Le immagini delle grandi reti televisive americane non cercano più eufemismi: la miseria umana di questa immensa tragedia parla da sola, tra una conferenza stampa e l’altra del Pentagono e della Casa Bianca. Intanto Wall Street continua a crescere, come un soufflé con troppi ingredienti, come un universo a parte che separa i numeri dalle parole. Siamo andati a chiedere ad un giornalista finanziario, John Dizard, autore di un fondo domenicale di grande risonanza, come la Borsa newyorkese, l’ombelico delle finanze mondiali, vive questi giorni di guerra.

Perché Wall Street continua imperterrita la sua scalata verso nuovi record d’investimenti mentre nel Kosovo e in Serbia si muore?

Ma è semplice: innanzitutto andiamo a vedere le stime che il Pentagono ci propone per il costo totale di questo conflitto coi serbi. Ecco, vi leggo: il budget per gli attacchi aerei è di 4 miliardi di dollari, un impatto minimo per l’economia americana, una piccola percentuale del budget annuale americano del governo federale che forse salirà a 8 miliardi. Ma le grosse cifre vengono dal possibile intervento delle forze armate, come nel Golfo. Però quello che gli americani non si ricordano della guerra contro Saddam è che l’intervento americano era stato sovvenzionato in buona parte dall’Arabia Saudita. Ad ogni modo, uno dei motivi per cui la Borsa non reagisce negativamente alla situazione in Kosovo sta nel fatto che gli operatori, ogni mattino, analizzano i valori di Borsa delle maggiori aziende del settore militare.

E cosa ci dice l’andamento dell’industria bellica?

Ci predice il futuro, con una certa precisione. Ci dice quello che i portavoce della Casa Bianca e del Pentagono non ci vogliono dire. Alcune aziende hanno subito un rialzo notevole, reagendo soprattutto alla carenza di missili Cruise e delle cosiddette bombe intelligenti. Ecco, vediamole: ci sono due prezzi importanti, quello della Raetheon, che produce alcune armi intelligenti, soprattutto il sistema Pavewy, il cervello che guida le bombe al laser e che fa parte del meccanismo dei Cruise. Raetheon è l’unica ditta americana produttrice di quel sistema e il ministero della Difesa americano ha dovuto concludere amaramente che c’è una grande carenza di bombe al laser, correndo ad ordinarne di nuove e facendo salire le quotazioni dell’azienda da circa 52 dollari all’inizio della guerra fino all’ultimo dato, che si aggira sui 69 dollari ad azione. L’interesse speculativo di Wall Street per questa azienda è stato molto alto, come potete vedere, ma c’è un’altra azienda dell’industria bellica che fa riflettere: si chiama Alliant Techsystems Inc e produce le munizioni per l’esercito, per i carri armati M 1, per l’artiglieria, per i cannoni da 30 millimetri. Alcuni anni fa la Alliant era divenuta l’unica ditta nel settore creando un importante monopolio: e nel caso di una guerra di terra sarebbe la prima a dover armare i soldati americani. Il suo valore di Borsa, pur avendo subito nei giorni scorsi un leggero rialzo, è ancora ben lontano da quello della Raetheon.

Quindi quali conclusioni trarre?

Che i bombardamenti continueranno e che la guerra di terra è ancora lontana se non inaccettabile per il Pentagono. Ho parlato nei giorni scorsi con i dirigenti della Alliant e mi hanno detto che il ministero della Difesa non si è ancora messo in contatto con loro. Durante la guerra del Golfo avevano impegnato i loro operai in un tour de force di 24 ore al giorno, per svariati mesi, per fornire munizioni ai soldati nel deserto. Adesso invece i turni durano al massimo sette o otto ore.

Come leggere allora il futuro nella sfera di cristallo di Wall Street?

La Borsa prevede una lunga campagna aerea seguita dai negoziati per la pace. E gli investitori preferiscono investire nelle bombe intelligenti piuttosto che sulle munizioni.

Che impatto ha avuto la guerra sull’investitore medio?

Nessuno. Perchè la spesa militare di questa guerra incide minimamente sull’economia Usa che supera i 9 trilioni di dollari. Insieme al Congresso,Wall Street riceve settimanalmente il budget dell’andamento economico dei bombardamenti. Gli investitori sanno che la nostra economia non subirà nessuno scossone e continuano sulla loro strada: comprano, vendono, e nei ritagli di tempo seguono la guerra in televisione.

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