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Venezuela, gli spari in piazza e le proteste. Il video degli studenti censurato da Maduro

febbraio 17, 2014 Redazione

Il Governo censura televisioni e Twitter, ma la rivolta nelle piazze di Caracas continua dopo che mercoledì sono rimasti sull’asfalto 3 morti e 66 feriti

Il Venezuela è sempre più isolato dal mondo: dopo le violenze che hanno segnato le piazze di Caracas nei giorni scorsi e che hanno raggiunto l’apice mercoledì, quando gli scontri tra polizia e manifestanti hanno lasciato sull’asfalto 3 morti e 66 feriti, il governo Maduro ha oscurato diversi social network e organi di informazione. Molti utenti hanno segnalato problemi nel diffondere immagini attraverso Twitter, mentre sarebbero inaccessibili alcuni siti di testate critiche col governo di Caracas.

IL VIDEO. Alcuni studenti, per mostrare a tutto il mondo cosa stia succedendo nello stato sudamericano, hanno prodotto un video che raccoglie racconti e immagini di questi giorni di protesta: vengono spiegate le ragioni della discesa in piazza, per manifestare contro i fallimenti del governo nelle politiche economiche, l’aumento della criminalità e il mancato rispetto dei diritti umani. Vengono anche proposti alcuni dei momenti più drammatici degli scontri in piazza: le violenze della polizia, i lacrimogeni e, sopratutto, i colpi d’arma da fuoco. Sono questi che avrebbero ucciso i tre ragazzi morti mercoledì, Bassil Alejandro Dasilva, Roberto Redman e Nayder Arellano Sierra.

OSCURATA LA TV. Immagini che tante delle televisioni di Caracas non hanno trasmesso, poiché controllate dal regime di Maduro: chi le ha mandate in onda, la rete via cavo NTN24, è stata oscurata, con l’accusa di trasmettere un tentativo di golpe. A chi lo ha accusato di metodi brutali, Maduro ha risposto puntando il dito contro i giovani in protesta, che sarebbero soltanto ragazzi di destra e violenti fascisti. Sabato, il successore di Chavez è intervenuto durante una manifestazione a Caracas, annunciando la caccia all’uomo che la polizia sta compiendo per arrivare a Leopoldo Lopez Mendoza, leader del partito Voluntad Popular, sul quale pende un mandato d’arresto da mercoledì. Ieri, poi, sarebbero stati espulsi tre funzionari del consolato americano: avrebbero tentato di incontrare gli studenti in protesta.

IN PIAZZA IN TUTTO IL MONDO. Intanto la protesta si è allargata, scavalcando i confini nazionali e chiamando in piazza le comunità venezuelane di tutto il mondo: in Piazza San Pietro, ieri, alcuni sudamericani hanno sventolato una grande bandiera giallo-rosso-blu sotto gli occhi di papa Francesco; una cinquantina di persone si sono date appuntamento anche in Piazza Duomo a Milano: «Vogliamo richiamare l’attenzione del mondo sui ragazzi che stanno lottando per noi: que viva la libertad!». Gruppi di sudamericani in protesta anche ad Harvard, a Barcellona, a Parigi, Lione, Amburgo…

DUE SALESIANI UCCISI. La tensione a Caracas resta altissima, così come nel resto del Paese. A Valencia, città a sud-ovest di Caracas, sabato notte ci sono state altre due vittime: due anziani salesiani, Jesus Plaza e Luis Sanchez, sono stati accoltellati al Colegio don Bosco A uccidere i religiosi, due ragazzini di 13 e 15 anni, entrati nella struttura per rubare. Resta ancora da capire se ci sia un effettivo collegamento tra questo delitto di sangue e gli scontri dei giorni scorsi: ciò che è certo, è che di violenza, criminalità e repressione il Venezuela non ne può più.

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