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Unioni civili, un pasticcio fatto legge. «Scritta per accontentare certe lobby»

maggio 11, 2016 Redazione

E come la mettiamo con la bigamia? Tre articoli interessanti apparsi oggi sui quotidiani che spiegano tutti i “buchi” e le istanze ideologiche della legge Cirinnà

Nel giorno in cui è stata approvata alla Camera la fiducia sulle unioni civili, sono usciti sui quotidiani diversi articoli e interviste che vale la pena di sottolineare. Quello più interessante lo firma, a nostro avviso, Luigi Ferrarella sul Corriere della Sera che, già dal titolo (“«Bigamia» consentita e altri vuoti del testo”), fa capire quanto la cosiddetta legge Cirinnà sia un gruviera.

«FASCISMO STRISCIANTE». Prima di vedere l’articolo del Corriere merita di essere letta l’intervista che Repubblica ha fatto all’arcivescovo di Monreale, Michele Pennisi. «Credo davvero che aver posto la fiducia sia un fatto del tutto negativo per la nostra democrazia», spiega. «Argomenti così delicati e importanti necessiterebbero infatti di altri approcci. Con la fiducia, piuttosto, il Parlamento viene imbavagliato. E in questo modo non si tiene conto che esiste una grande fetta del Paese che questa legge non la vuole. A mio avviso questo modo di fare è fascismo strisciante, un qualcosa che in nessun modo condivido». Pennisi difende Alfio Marchini, il candidato romano che ha dichiarato di non voler celebrare nozze fra omosessuali: «Di fronte a una legge ingiusta è lecito esercitare questo diritto. Se dall’alto lo Stato impone leggi che non si condividono, si può obiettare». Chi si oppone non “fa barricate”, vuole solo «dire che i diritti delle persone conviventi si possono tutelare in altro modo», ad esempio con «un testo unico sui diritti. Un testo che elenchi e ribadisca quanto l’ordinamento italiano già prevede, esplicitamente o implicitamente, per le persone impegnate in convivenze».
La legge sulle unioni civili voluta da Matteo Renzi ha «un portato ideologico»: «Mi sembra che dietro questa legge, dietro le forze che l’hanno sostenuta e portata in Parlamento, vi sia una cultura specificatamente contraria alla famiglia naturale. Quando, infatti, attraverso una decisione politica, vengono giuridicamente equiparate forme di vita differenti – come la relazione tra l’uomo e la donna e quella tra due persone dello stesso sesso – non si riconosce la specificità della famiglia. Questo è il punto, a mio avviso».

EFFETTI COLLATERALI. Luigi Ferrarella sul Corriere scrive che la norma ha «una montagna di effetti indiretti». Una montagna che Gian Luigi Gatta, professore di diritto penale alla Statale di Milano, è arrivato a contare in «29 effetti penalistici “indiretti e inconsapevoli” delle nuove norme».
«Un’amnesia» con «esiti paradossali» la definisce il Coriere che, elencando gli effetti collaterali nel penale della nuova legge, ne smaschera tutte le falle. Infatti, poiché il testo «premette che le disposizioni che contengono la parola “coniuge” si applicano “anche ad ognuna delle parti dell’unione civile tra persone dello stesso sesso”, ma “al solo fine di assicurare l’effettività della tutela dei diritti e il pieno adempimento degli obblighi derivanti dall’unione civile”», accade che, in alcuni specifici casi, vi sia una disparità di trattamento tra i coniugi dell’unione matrimoniale e quelli dell’unione civile.
Ferrarella fa l’esempio dell’omicidio, «la cui pena base 21-24 anni sale a 24-30 anni se si uccide il coniuge: ma poiché l’omicidio non è certo norma a rafforzamento “degli obblighi derivanti dall’unione civile”, l’aggravante non potrà pesare su assassini legati da unioni civili alla persona assassinata, mentre continuerà a valere per mariti e mogli. Stesso schema nei sequestri di persona: quando il pm blocca i beni utilizzabili dal coniuge per pagare il riscatto, il blocco non potrebbe essere imposto al coniuge legato da unione civile con il rapito». E così la «bigamia, che finirebbe per non avere rilevanza penale in relazione alle unioni civili tra lo stesso sesso, mentre la manterrebbe solo tra coniugi uomo e donna».
Ma si profilano anche «discriminazioni al contrario», spiega Ferrarella, cioè dove siano sfavoriti i contraenti delle unioni civili, cioè più sfavorevoli per le unioni civili, per quanto riguarda la «punibilità per chi fa falsa testimonianza», il «reato di assistenza ai partecipi di associazioni per delinquere o con finalità di terrorismo», la «non punibilità del furto o della truffa ai danni del partner non legalmente separato». Infine, «il fatto poi che “l’obbligo reciproco all’assistenza morale e materiale e alla coabitazione” sia stabilito dalla nuova legge solo per le unioni civili e non anche per le convivenze di fatto, discriminerà i partner della prima categoria che, diversamente da quelli della seconda, nel penale rischieranno l’accusa di omicidio o lesioni personali per l’eventuale medesima condotta di “mancata prestazione di cure o di alimentazione”».

CERTE LOBBY… Su Libero si intervista Annamaria Bernardini De Pace, avvocato, tra i massimi esperti in Italia di diritto familiare. Bernardini De Pace si proclama genericamente a favore delle unioni gay, ma non alla legge Cirinnà che, spiega, «è scritta male». «Il risultato è una norma che apre il campo a un’infinità di ricorsi e darà molto lavoro in più agli avvocati. Sembra scritta apposta per accontentare certe lobby…». Bernardini De Pace fa una serie di esempi su cui il testo fa acqua (la casa, i figli, le separazioni) concentrandosi soprattutto su quelle norme che riguardano le convivenze. Una serie di pasticci che avrà un sicuro effetto: «Io temo che la legge Cirinnà possa aprire la strada a una serie di soprusi se non proprio di truffe. Il rischio è concreto. Sa come si dice: fatta la legge, trovato l’inganno».

Foto Ansa


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18 Commenti

  1. Giannino Stoppani scrive:

    Galasi, sei capace di fare seppuku anche citando “Tre uomini e una gamba”, visto che tutti, ma proprio tutti, si ricordano della micidiale battuta:
    Marina: “E così domani ti sposi…”
    Giacomo: “Sì, ma niente di serio.”
    Secondo me è l’inconscio che ti frega.

  2. maboba scrive:

    Il fatto che su un argomento così importante avrebbero dovuto decidere gli italiani. Purtroppo lo stato comatoso della nostra democrazia è tale che questa possibilità non è neppure contemplata né dalla vecchia Costituzione né da quella che si vuol far venire. A nessun politico italico passa per la grancassa del cervello di istituire mezzi di consultazione popolare come quelli vigenti in Svizzera. Vogliono decidere loro e male come in questo caso. Addirittura si è impedito il dibattito in parlamento.
    Questo fatto, insieme alle fanfaronate sull’economia, alla sostanziale negligenza su temi come la disoccupazione giovanile, della denatalità (anzi si aggrava il bilancio pubblico con la reversibilità delle pensioni a coppie che non possono costituire alcune speranza futura per la società, mentre si negano facilitazioni alle famiglie con figli!) l’aumento del debito pubblico, della spesa e delle tasse, alla mancata riforma vera della magistratura, risoltasi con maquillage di facciata, mi sta facendo cambiare segno al voto sulle riforme tanto strombazzate.

  3. Giannino Stoppani scrive:

    Gli stati democratici e civili di solito prevedono l’obiezione di coscienza.
    Ma forse tu ne hai sentito parlare solo come mezzo per scansare il servizio militare.

  4. mi manda dud scrive:

    Stoppani sei tu con l’inconscio in subbuglio. Serio o non serio la legge dice che ti devi fare i cazzi tuoi. Tu giovanna tutta panna, tonino il canotto e tutti quelli che ci fanno perdere risorse investite in pubblica istruzione.

    • giovanna scrive:

      Ma quanta soddisfazione ti dà il turpiloquio, trollona ?
      Secondo me, non hai superato la fase della scuola media, forse perché non hai mai avuto esperienze sentimentali, forse per altri motivi più psycho…ma lì sei rimasta…eterna pre-adolescente.
      Senza offesa per i pre-adolescenti.

      • Samuele scrive:

        “Giovannatuttapanna” non è turpiloquio, ma è un rimarcare la pacata dolcezza che da sempre ti contraddistingue. A me la panna piace!

        • Giannino Stoppani scrive:

          Se è per codesto, pure “meretrice” oramai non è turpiloquio e bisogna ammettere che sono in tanti a provare piacere dalla compagnia di una (o più!) signore che fanno l’antico mestiere che il vocabolo descrive.
          Perciò immagino che tu non avresti da ridire se qualcuno definisse così la tua mamma (povera donna!) o, in subordine, una delle tue parenti femmine entro il terzo grado.

        • giovanna scrive:

          Scusa, “samuele”, tu da dove spunti ?
          Parlavo con “mi manda dud ” e mi rispondi tu !!!
          Come se foste la stessa persona !
          Strano !!! :-)
          Vabbè, trollona, ‘notte.

          ( su, una donna attempata che si comporta come un brufoloso delle medie…patetica )

      • mi manda dud scrive:

        Magari gianna! Magari mandarvi in galera agli studi forzati.

        PS Stoppani metti in mezzo la tua di mamy o i tuoi di papà.

        • Giannino Stoppani scrive:

          Ah, ma allora non è mera questione di “turpiloquio”, vero cicciobello?

          • samuele scrive:

            Caro giannino, a differenza di “Mi Manda Dud”, io tua mamma ed il tuo nobile parentado non lo voglio nè citare nè nominare. Ti perdòno perchè (forse) non sai quello che dici.

            • Giannino Stoppani scrive:

              Ho capito, a te piacciono solo i discorsi a nafta sulle ingiurie che non sarebbero poi tanto ingiurie quando son rivolte agli altri.

    • Angelo Erre scrive:

      Magari mandando pure in galera per omofobia chi non la pensa come te.
      E pensare che gente della vostra risma va pure alle commemorazioni della Resistenza.
      Sgherri degni del Mascellone autarchico.
      Tra l’altro i metodi “democratici” che hanno portato all’approvazione della legge sono lì a testimoniarlo.
      Del resto quando non si può attaccare il ragionamento si attacca il ragionatore; per questo povero troll hai virato sul turpiloquio.

  5. Caterina scrive:

    Ma se le unioni civili omosessuali e ilattimino sono due cose diverse, e’ giusto che la legge abbia valenze diverse nei due casi. Se si voleva che fossero uguali bastava ampliare il matrimonio alle coppie omosessuali. Istituti diversi, regole diverse.

    E comunque la vera lotta inizia ora!

    • Giannino Stoppani scrive:

      Ma per includere le coppie gay nella fattispecie del matrimonio bisognava cambiare la Costituzione (Corte Costituzionale dixit!) e affrontare il relativo referendum senza quorum (da cui le lobby gaie sapevano che sarebbero uscite con le ossa rotte a meno di non spendere miliardi per rintronare ulteriormente la pubblica opinione italiana per avere qualche chance).
      Ma allora il richiamo alla “vita familiare” e l’iter anomalo del provvedimento costituiscono vizi di costituzionalità?
      Non c’è problema!
      Mattarella è lì perché è devoto più alla trilaterale più che alla Costituzione, e firmerà senza batter ciglio.
      E c’è pure da scommettere che non verrà permesso alcun referendum.

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