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Un programma per i prossimi dieci anni. Le parole di Parisi

ottobre 6, 2017 Stefano Parisi

Pubblichiamo uno stralcio dell’intervento del presidente di Energie per l’Italia alla festa di Atreju (22 settembre)

parisi ansa

Articolo tratto dal numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti) – È importante essere qui per cercare di uscire fuori dalle polemiche dei giornali, per ragionare su quali sono i valori comuni e stabilire i nostri obiettivi. Certo, non sarà facile. È probabile, molto probabile, che noi vinceremo alle elezioni per via della fortissima e drammatica crisi della sinistra (da cui si riprenderà chissà quando), per via delle crisi interne del M5s e delle loro difficoltà a penetrare l’opinione pubblica, viste le performance grilline nel paese. In gioco c’è un tema molto importante: là fuori c’è un paese da ricostruire.

Davanti alle difficoltà di questi anni drammatici, con la disoccupazione, l’insicurezza dei cittadini e l’emergenza dell’immigrazione, serve una forza politica che sia in grado di risolvere quei problemi, non soltanto di denunciarli. La sicurezza è un altro grande problema, e abbiamo bisogno di persone in grado di affrontarlo, persone capaci di gestire il controllo del territorio in un paese moderno che purtroppo non ha soldi di finanza pubblica (e la mancanza di finanziamenti pubblici sarà un problema anche per il governo di centrodestra che verrà). Dobbiamo quindi lavorare sulle ricette, individuare le persone giuste e trovare le soluzioni.

Un altro tema ancora è quello dell’occupazione. Come si fa a promuovere lo sviluppo economico nel nostro paese, a ridare la possibilità ai nostri giovani di crescere, di avere un lavoro, una scuola diversa? Serviranno tempo e capacità di governo. È intorno a questi temi che dobbiamo trovare il nostro consenso perché fra sei mesi a Palazzo Chigi risiederà probabilmente il governo del centrodestra.

Dobbiamo ricostruire un paese. Guardiamo a quello che sta succedendo adesso nello scontro in atto fra attori dello Stato, quello che è successo e sta succedendo nella giustizia, quello che sta succedendo nella pressione alla Lega: sono fatti gravissimi che richiedono un pensiero e una ricostruzione autorevole. C’è bisogno di uno Stato che torni a far valere le sue funzioni fondamentali, che dia sicurezza, che dia giustizia. Sono battaglie che non sarà facile risolvere perché il centrodestra, che ha governato in passato, non può riprendere da dove si è interrotto, nel 2011, perché l’Italia da allora è cambiata: lo Stato si è disgregato, la pressione migratoria è centuplicata, la disoccupazione dopo questi otto anni di crisi è a livelli drammatici.

Come facciamo a riprendere lo sviluppo economico? Dobbiamo pensare che l’unico modo per riuscirci è togliere di mezzo la burocrazia, togliere di mezzo uno Stato inefficiente, abbassare veramente le tasse per liberare energie di questo paese. È un lavoro importante quello che dobbiamo fare nei prossimi sei mesi ed è per questo che è importante essere qui oggi e nei prossimi appuntamenti. Dobbiamo lavorare tutti insieme perché se vinceremo, come probabile, le elezioni del 2018 non possiamo deludere non solo i nostri elettori, ma tutti gli italiani. Dobbiamo riformare un paese coeso, dobbiamo riunificarlo sui nostri valori, i grandi valori italiani sui quali possiamo costruire il nostro futuro. Questi valori sono ciò che ci accomuna: le nostre radici giudaico-cristiane, lo Stato, la famiglia, le nostre identità territoriali. Sono cose in cui tutti noi crediamo. Ma su queste dobbiamo costruire un programma di governo, un progetto, un futuro, per dare sicurezza agli italiani, per proteggerli. Dobbiamo avere una classe dirigente, un governo, che dia un senso di protezione agli italiani, non che metta paura.

Anima cattolica e laica
E allora è importante lavorare fra di noi su questi valori e costruire insieme nei pochi mesi che ci mancano alle elezioni un risultato sul piano del programma elettorale e delle cose da fare. Certo che all’interno del centrodestra siamo diversi, certo che ci sono pensieri diversi, ma è un bene che sia così: dobbiamo trovare i punti in comune perché dobbiamo rappresentare il 51 per cento degli italiani e questi hanno anime diverse, c’è l’anima cattolica, l’anima laica, quella più radicale e quella più moderata. Essere insieme non è un fatto negativo, ma positivo. Non ci deve essere competizione, perché agli italiani interessa solo sapere se noi siamo in grado di risolvere i loro problemi. Non sono interessati a sapere qual è la legge elettorale, quanta distanza c’è tra un leader e l’altro del centrodestra, ma si chiedono se noi siamo l’unica chance per tirare fuori il paese dalla crisi in cui l’Italia è stata messa dalla sinistra. E noi possiamo essere la scelta giusta soltanto se siamo seri, se lavoriamo bene e se in questi mesi che ci mancano non pensiamo solo a comunicare, ma a costruire un programma serio.

Io credo che questa sia una grande opportunità. Dobbiamo avere un sogno, dobbiamo sapere come sarà l’Italia tra dieci anni, non come sarà l’Italia il giorno delle elezioni. Dove la vogliamo portare? La dobbiamo portare ad essere un paese inclusivo, dove si cresce e dove si torna a fare figli.

Foto Ansa

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