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Terremoto. «La vignetta di Charlie Hebdo non è satira, ma una porcheria travestita da libertà»

gennaio 25, 2017 Caterina Giojelli

«Non si può esercitare il diritto di dire e fare tutto, sulla pelle dei morti, in nome della difesa della satira». Intervista a Mara Carfagna

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La vignetta di Charlie Hebdo sul terremoto italiano e la risposta di Ghisberto

Charlie Hebdo torna ad occuparsi di noi: dopo aver trasformato le vittime del terremoto di Amatrice nella carne trita di un piatto di lasagne al forno nell’ormai tristemente celebre vignetta “Sisma all’italiana”, il settimanale francese si aggrappa alla valanga caduta sull’hotel Rigopiano, disegna la morte che scende dalla montagna con gli sci e due falci al posto delle racchette e titola: “Italia: la neve è arrivata. E non ce ne sarà per tutti”.

La vignetta viene pubblicata sulla pagina Facebook del giornale proprio mentre sono in corso le difficilissime operazioni di soccorso: è la sera del 19 gennaio e dalla tomba di ghiaccio non proviene ancora nessun segno di vita, non è ancora stato estratto il piccolo Gianfilippo Parete, il primo dei superstiti che tra gli applausi e le urla di gioia dei soccorritori diventerà il simbolo della tragedia e insieme della speranza di chi a valle attende notizie.

È questa la terra di confine della satira, «quella del dolore altrui che non ci permette di tollerare alcun tipo di sciacallaggio. La vignetta di Charlie Hebdo è un pugno nello stomaco, un tentativo macabro di calpestare la dignità dei sopravvissuti, la memoria delle vittime del Rigopiano, il coraggio dei soccorritori che ancora in queste ore lavorano senza sosta, mettendo a rischio la propria vita, per salvarne altre in condizioni difficilissime».

L’ex ministro Mara Carfagna, portavoce di Forza Italia alla Camera, non usa mezzi termini, «Charlie Hebdo offende per la seconda volta un popolo messo in ginocchio del terremoto. E lo fa senza remore, in un momento in cui molte famiglie stanno ancora sperando di rivedere i propri cari. Lo fa in nome del diritto di satira, della libertà di espressione e della libertà di stampa. Tutto questo non è accettabile. E non perché queste libertà, garantite dalla Costituzione, per cui ci battiamo e che difenderemo sempre con forza perché pilastri di una società moderna e democratica, siano in discussione. La vignetta, non è accettabile perché Charlie Hebdo non fa satira, fa solo macabra ironia travestita da libertà». Per questo Carfagna la rispedisce al mittente, «non si può esercitare il diritto di dire e fare tutto, sulla pelle dei morti, in nome della difesa della satira. Ben venga quindi la decisione del sindaco di Farindola, Ilario Lacchetta, di dare mandato affinché venga predisposta una querela nei confronti della rivista e degli autori della rappresentazione».

Una decisione condivisa anche dal sindaco di Amatrice dopo la pubblicazione della vignetta “Terremoto all’italiana: penne al sugo di pomodoro, penne gratinate e lasagne” che ironizzavano senza pietà sul sisma che a fine agosto aveva devastato il Centro Italia. Un’uscita che aveva spinto la stessa ambasciata francese a Roma a prendere le distanze: «Il disegno non rappresenta assolutamente la posizione della Francia». Pirozzi ha ora creato un album fotografico sul suo profilo facebook intitolato “Le vignette per la vita”, tra le tante figura quella diventata popolarissima sui social in queste ore di Ghisberto: c’è sempre una morte sugli sci, ma questa volta viene superata a tutta velocità da un soccorritore alpino che mostra il dito medio. «Nemmeno in questo caso – rimarca Mara Carfagna – voglio parlare di controsatira: è un modo come un altro di condannare. È efficace? Non lo so. Quello che so è che in questo momento abbiamo cose più importanti da fare per i sopravvissuti in Abruzzo. Siamo stati tutti Charlie Hebdo quando il 7 gennaio 2015 la redazione del giornale subì un attacco terroristico, abbiamo pianto per i loro morti e abbiamo condannato a voce alta la furia omicida di chi, colpendo il giornale francese, colpiva al cuore la libertà di stampa, di espressione e di parola, e con essa diritti e valori di tutto l’Occidente. Ma una tragedia come quella non può rappresentare il lasciapassare per qualunque porcheria travestita da quella stessa libertà duramente colpita dall’attentato».

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