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Storia del Pime e della straordinaria ricchezza della nostra storia missionaria

novembre 21, 2017 Piero Gheddo

Il Pontificio Istituto Missioni Estere è un esempio vivace e ardente del tempo ecclesiale che stiamo vivendo

Con questo Blog inizio una serie di articoli sul Pime (intervallati con altri di diversi contenuti): dalla nascita all’attualità; dalla prima missione in Oceania, alla presenza dell’Istituto nei quattro continenti “missionari”, Oceania, Asia, Africa e America Latina; dai primi sacerdoti e fratelli dipendenti dai vescovi lombardi al Pime internazionale con membri di una ventina di nazioni; dalla scelta di territori “vergini” dove fondare le prime Comunità cristiane, al servizio delle giovani Chiese locali; la preziosa eredità della nostra storia, il martirio e la santità; l’identità attuale del Pime.

Credo sia un tema interessante. Il mondo moderno ci soffoca, ci ingolfa in una marea di notizie di stretta attualità e rischia di farci perdere la ricchezza della nostra storia missionaria. Nel secolo XIX, lo Spirito Santo rinnovò la Chiesa dei paesi europei col carisma missionario e altri carismi popolari, la devozione mariana, l’impegno sociale e politico dei cattolici, le missioni al popolo, ecc. E la Santa Sede dei Papi romani si liberò del potere politico dello Stato pontificio. Alla fine del 1800 la Chiesa era molto più libera ed efficace nel testimoniate e annunziare Gesù Cristo, che non alla fine del 1700 (si veda più sotto)!

Un secolo dopo, all’inizio del 2000, lo Spirito Santo suscita papa Francesco e sta rinnovando la Chiesa con l’entusiasmo della Fede e la libertà delle giovani Comunità cristiane fondate dai missionari. In questo quadro, il Pime è una piccola cosa, ma ha caratteristiche tali (emergeranno nel corso dei Blog), che lo rendono esemplare per illustrare il vivace e ardente tempo ecclesiale che stiamo vivendo. Ciascuna entità ecclesiale porta nell’ovile di Cristo i carismi ricevuti dallo Spirito per il bene di tutta la Chiesa. Come membro del Pime, illustro quelli del mio Istituto.
Piero Gheddo

Nella storia millenaria della Missione alle Genti (Missio ad Gentes) ci sono tempi di proiezione eroica e prodigiosa verso “gli estremi confini della Terra” e tempi di blocco quasi totale a causa di persecuzioni o altro. Nel secolo XIX (1800), la fondazione de “La Propagazione della Fede” a Lione nel 1822 e del primo Istituto missionario in Italia (oggi il Pime) nel 1850, sono i due eventi più rilevanti di come le missioni ai popoli dell’Oceania, Asia e Africa ripartono quasi da zero. Infatti, nel secolo precedente, il XVIII (1700), la Chiesa aveva attraversato una gravissima crisi nei suoi rapporti col mondo moderno che stava nascendo (Illuminismo, Rivoluzione francese, Impero napoleonico), da sentire minacciata la sua stessa esistenza.

Tre le cause della crisi:
a) Lo Stato pontificio era strettamente collegato con le monarchie cattoliche regnanti in Europa: Spagna, Portogallo, Francia, Austria, Belgio, il Re di Napoli, Italia meridionale e Sicilia, i re sabaudi della regione di Savoia (oggi francese), Piemonte e Sardegna, ecc.
b) Il pensiero filosofico e politico dell’Illuminismo proclamava il valore assoluto della ragione umana, per liberare i popoli dalle superstizioni e religioni; e diffondeva idee e costumi pagani. Voltaire, personaggio rappresentativo del “Secolo dei Lumi” e della “Dea Ragione” (alla quale si costruivano dei templi!) nel 1787 profetizzava: «Nella cultura nuova non ci sarà più spazio per la superstizione cristiana: io vi dico che fra venti-trent’anni il Nazzareno (cioè Gesù Cristo) sarà spacciato e i Papi romani non ci saranno più».
c) Infine, la Rivoluzione francese (1789) e le guerre di Napoleone (fino al 1815), spogliano la Santa Sede e le Chiese locali dei loro beni materiali, economici. Due Papi, Pio VI e Pio VII, sono presi e tenuti come ostaggi dall’Imperatore di Francia e d’Europa, che li voleva come cappellani della sua corte a Parigi. Il 1700 è il secolo in cui le missioni cattoliche in Asia, Africa e Oceania, si bloccano, per le persecuzioni e perché le Chiese d’Europa non mandavano quasi più missionari.

Nel secolo XIX la Chiesa rinasce per il carisma missionario

Nel 1800, in Europa la Chiesa perde gran parte dei privilegi di quando era alleata delle corti reali e della nobiltà; non solo, ma viene combattuta dai governi della Restaurazione, dalle correnti di pensiero e politiche di quel tempo (liberalismo, mazzinianesimo, marxismo, socialismo, massoneria, razionalismo scientifico). Ma la Chiesa cattolica rinasce e irrompe nella vita dei popoli con la forza misteriosa e incontenibile di nuovi carismi come quello missionario, dati dallo Spirito Santo per il bene del corpo mistico di Cristo.

Nel secolo XIX, mentre papato, diocesi e parrocchie soffrivano per la scarsezza di clero e di beni materiali, nascono nei popoli cristiani numerose iniziative spirituali, sociali, caritative, missionarie; nello stesso secolo sono fondate una novantina di congregazioni religiose, maschili e femminili, ciascuna con il proprio carisma profetico di rinnovamento ecclesiale. Lo storico gesuita padre Martina scrive: “Nel 1800 nasce una Chiesa più pura e più giovane, che ha perso la forza politica di prima, ma ha rafforzato la sua forza spirituale”.

La ripresa della “Missione alle Genti” è uno dei segni più esaltanti di questa rinascita cristiana in Europa. “L’Opera della Propagazione della Fede”, fondata nel 1822 a Lione da Paolina Jaricot, una giovane laica (quante difficoltà per essere accettata in diocesi e parrocchie proprio per questo!), che in pochi anni si diffonde fra i popoli cristiani d’Europa e del Nord America in modo rapido e spontaneo. Il movimento missionario e la devozione a Maria, fanno da traino ad altri movimenti popolari che, tutti assieme, rinnovano e ringiovaniscono la Chiesa: l’impegno sociale e politico dei cattolici, le associazioni laicali di evangelizzazione, i pellegrinaggi organizzati ai Santuari, le missioni al popolo, ecc. La devozione popolare a Maria infiamma il Popolo di Dio con la proclamazione dell’Immacolata Concezione, dogma di fede, da parte di Pio IX nel 1854: Maria é preservata immune dal peccato originale fin dal primo istante del suo concepimento (da non confondere con la concezione verginale di Gesù Cristo da parte della Madre di Dio e Madre nostra). Le apparizioni e i miracoli di Lourdes (1858) confermano il dogma e sostengono il movimento mariano.

Le tre novità rivoluzionarie de “La Propagazione della Fede”

1) Nel 1800, con la crisi angosciosa della vita cristiana, diocesi e parrocchie tendevano a chiudersi in difesa della Fede e della Chiesa. Il movimento missionario richiama con forza che il Vangelo va annunziato a tutti i popoli. Novità profetica, che genera nel gregge e nell’ovile di Cristo una serie di stimoli ad andare verso i popoli più lontani e abbandonati.

2) Nella Chiesa “clericale” e “maschilista” del 1800, la Propagazione della Fede, fondata da una giovane laica, si rivolge al clero e “a tutti i fedeli per tutti gli infedeli”. I battezzati diventano protagonisti della missione, senza bisogno di altri mandati, ma in forza del proprio Battesimo. Nel 1800 era un messaggio del tutto nuovo, per i fedeli che concepivano la vita ecclesiale come passiva esecuzione di ordini che vengono dall’alto.

3) Nel 1800, i Papi e Propaganda Fide (la Congregazione pontificia per le “missioni estere”) e i grandi Ordini e Congregazioni religiose, protagonisti delle missioni nei secoli precedenti, erano ridotti ad una reale povertà di mezzi, non potevano sostenere le spese per l’invio dei missionari e la fondazione di nuove missioni. La Propagazione della Fede lancia l’iniziativa popolare che darà il sostegno necessario alla ripresa dell’attività missionaria. Tutti i fedeli erano invitati a dare “il soldino settimanale, per propagare la Fede fino agli estremi confini della terra”.

Il 1800 è il secolo delle scoperte geografiche e dell’inizio di una esplorazione, occupazione e colonizzazione, da parte delle potenze militari europee, di territori in Oceania, Asia e Africa. Nel 1885, si riuniscono a Berlino i rappresentanti dei paesi colonizzatori per spartirsi il continente africano e altri territori in Asia e Oceania. Gli Ordini e le Congregazioni religiose e gli Istituti missionari, mobilitati e guidati da Propaganda Fide, in trent’anni (dal 1885 alla prima guerra mondiale nel 1914), costruiscono nelle colonie nascenti scuole, ospedali, opere di carità, ecc. Il movimento missionario, suscitato dalla Propagazione della Fede con i suoi bollettini e le richieste di aiuti, responsabilizzava e infiammava i laici cristiani, specialmente i giovani. Così, mentre nei secoli precedenti le missioni erano sostenute dai governi e dalle case regnanti “cristianissime”, Paolina Jaricot dimostra, fra lo stupore generale, che “il soldino settimanale”, versato da tantissimi credenti in tutta l’Europa e nelle Americhe, produce grandi somme che sostengono i missionari.

In Italia, la Propagazione della Fede incontrava “difficoltà ad impiantarsi, data la diffidenza dei governanti, che vi subodoravano vento di rivolta”, scrive lo storico delle missioni, padre G.B. Tragella. Ma gli “Annali della Propagazione della Fede”, tradotti in italiano e stampati a Lione, si diffondono rapidamente in Piemonte e Lombardia, poi in tutta l’Italia, suscitando aiuti e vocazioni. La prima rivista missionaria italiana, “Il Museo delle Missioni cattoliche”, pubblicata a Torino dal 1857 dal canonico Ortalda, informava che la Chiesa, “nello stato dei Savoia, può vantare 600 missionari sardi e piemontesi”. Però, nella prima metà del secolo XIX, i giovani che si consacravano alle “missioni estere” entravano in un Ordine o Congregazione religiosi. Non esisteva, in Italia, un Istituto missionario di clero secolare, cioè senza voti religiosi.

Nel 1850 il “Seminario lombardo per le Missioni Estere”

Il Pime nasce il 31 luglio 1850 a Saronno (Varese) dal grande cuore del Beato Pio IX, che diede una vigorosa spinta alle “missioni estere”. Pio IX desiderava che anche in Italia nascesse un Istituto di clero secolare sul modello delle “Missioni Estere” di Parigi (fondate nel 1658), braccio destro di Propaganda Fide per l’Asia. Nel 1847 il Papa chiedeva all’arcivescovo di Milano mons. Romilli che nella sua diocesi nascesse il seminario missionario italiano.

La proposta cade in un terreno fertile. “La Propagazione della Fede” a Lione (1822) e i suoi bollettini popolari, avevano già infiammato il giovane clero ambrosiano. Padre Angelo Ramazzotti, superiore degli Oblati di Rho (Mi), fin da ragazzo sentiva un forte amore per le missioni e aveva orientato alcuni giovani chierici e sacerdoti all’apostolato missionario, inviandoli ad ordini e congregazioni religiose. Si propone quindi a mons. Romilli per la nascente opera e fonda il “Seminario lombardo per le missioni estere” nella sua casa paterna di Saronno, con i primi cinque sacerdoti ambrosiani e due laici (nel 1851 si trasferisce a Milano, nel santuario diocesano di San Calocero).

Il “Seminario missionario” é tenuto a battesimo dalla Conferenza episcopale di Lombardia: i Vescovi lombardi firmano l’atto di fondazione il 1° dicembre 1850, con un testo che, secondo il card. Carlo Maria Martini, “esprime la teologia della Chiesa locale e la sua missionarietà in termini che precorrono il Vaticano II”. Infatti, quei Vescovi affermano di non essere “trattenuti dal timore di perdere qualche soggetto ai bisogni della Diocesi”; ma che anzi “è interesse di ogni Chiesa particolare la dilatazione della Chiesa universale, e che ciascuna Diocesi è in qualche modo tenuta a fornire per questo intento il suo contingente di milizia apostolica”. Così istituiscono il loro “Seminario provinciale” per le missioni, augurandosi che “anche altrove, massime dove abbonda il clero, aprano i Vescovi ai loro giovani ecclesiastici con favore questa carriera… formino di siffatti Istituti provinciali per la prova, l’educazione e l’assistenza degli aspiranti alle Missioni Estere”.

Un inizio modesto, ma con un grande spirito di donazione alle “popolazioni più lontane e abbandonate”: infatti i primi sette missionari, 5 preti e 2 laici (“catechisti”) scelgono di andare tra popoli che vivevano ancora nell’età della pietra, in due isolette della Melanesia (Rook e Woodlark), immerse nell’immenso Oceano Pacifico e già lasciate dai Maristi (missionari francesi), che vi avevano lasciato due martiri. Ma di questa tragica e gloriosa avventura della Fede parlerò nel prossimo articolo.

La Prefazione del Card. Carlo Maria Martini

Mi permetto di citare una parte della Prefazione del Card. Carlo Maria Martini a un mio libro sulla storia del Pime (Pime, una proposta per la missione, Emi, 1989, pagg. 209). Non lo cito per un vanto personale, ormai superfluo, ma perché l’arcivescovo di Milano illustra bene il valore di questi miei Blog sulla stoia del mio Istituto missionario. Ecco il testo:

“L’impegno del padre Piero Gheddo, pubblicista instancabile sul fronte dell’animazione missionaria, è ormai largamente noto al di fuori dell’ambio ecclesiale. La pratica del giornalismo, più propriamente quello dell’inviato speciale verso i vari fronti dove la Chiesa è impegnata a far conoscere il Vangelo, è da lui vissuta con passione apostolica, sensibilità ai problemi più vivi e competenza professionale sempre aperta e aggiornata, Quasi a coronamento di tale, pure intensa, attività egli continua a sfornare co0n cadenze costanti, opere di più vasto respiro, che documentano o approfondiscono situazioni particolari del mondo missionario…

“Il Pime merita di essere conosciuto e ricordato, non soltanto attraverso le grandi figure che ne rappresentano quasi i vertici più gloriosi, ma anche nelle vicende degli innumerevoli missionari, spesso eroici e sconosciuti, artefici di una silenziosa, capillare e profonda diffusione della fede. Quella di padre Gheddo vuol essere una semplice carrellata che riassume più di cent’anni di storia di questa Società di vita apostolica che, all’interno della Chiesa, ha una sua collocazione tutta particolare, presentandosi come un Istituto di clero diocesano e di laici consacrati all’attività missionaria. Quindi con aspetti che lo differenziano sia dagli Istituti Secolari che dalle Congregazioni Religiose. E’ da notare in particolare l’origine milanese e lombarda di questa istituzione, in stretto collegamento con l’ansia missionaria dei Vescovi e dei preti lombardi.

“Da questa rapida panoramica, che si configura come un ideale viaggio dell’autore attraverso i cinque continenti, assieme alla varietà e vastità delle situazioni, emergono alcune costanti che gradualmente si compongono, fino a tracciare i lineamenti caratteristici di uno stile tipico di azione missionaria. Ad esempio… I cento anni di storia di questi pionieri del cristianesimo, operanti in prima linea e con scelte sempre significative, sono così diventati un prezioso banco di prova, dove l’azione missionaria si misura con la realtà concreta del mondo che deve animare e dal quale riceve le indicazioni per gli interventi successivi. Perciò penso che la parte di questo volume dedicata a illustrare il carisma dell’Istituto, nonché il capitolo che sintetizza le iniziative per l’animazione missionaria in Italia, interessino non solo la vita interna del PIME, ma meritino di essere letti con attenzione su scala più vasta, perché particolarmente ricchi di indicazioni operative, frutto di lunghe esperienze dirette. Certo avranno qualcosa da suggerire anche alle nostre comunità ecclesiali più vive, essendo l’impegno missionario un passo obbligato di ogni piano pastorale, oltre che un compito inderogabile di ogni battezzato.
“La nuova fatica di padre Gheddo deve quindi essere accolta con particolare gratitudine, perché non rappresenta solo un servizio dovuto alla propria famiglia religiosa, o una sintesi storica che riguarda solo la vita interna dell’Istituto, ma un dono fatto a tutta la Chiesa. Che vede nello slancio missionario una delle sue ragioni di essere. Il potersi confrontare con le fatiche e le esperienze vissute di chi ha dedicato interamente la propria vita a questo solenne mandato del Signore, non può che costituire uno stimolo a una missionarietà più impegnata da parte di tutto il popolo di Dio”.
Card. Carlo Maria Martini

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