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Non fatevi ingannare dagli elogi alla “singleness”. Coppia è bello (non esiste compimento senza l’incontro con l’altro)

ottobre 28, 2014 Claudio Risé

Nella coppia «la stima è più importante dell’astratta parità». Lo dicono alcuni recenti saggi provenienti da ambienti culturali lontani da posizioni confessionali

Articolo tratto dall’Osservatore Romano – Coppia è bello. Nella variegata saggistica sulla relazione e i rapporti affettivi si nota un forte cambiamento: dallo sguardo negativo sulla coppia come stabile organizzazione della propria vita affettiva a una riscoperta del suo valore. Le ultime riflessioni sulla coppia confermano così le statistiche note da tempo e verificate negli anni, soprattutto nei Paesi anglosassoni, che raccontano come le persone in una coppia stabile vivano più a lungo, si ammalino meno, abbiano situazioni economiche e sociali più risolte e dichiarino di essere più felici di chi invece vive in situazione di singleness. Vivaci e per certi versi sorprendenti si rivelano a questo proposito saggi provenienti da ambienti culturali lontani da posizioni confessionali, occupati fino a qualche anno fa da lavori che presentavano il single come espressione di una proposta di vita particolarmente avanzata e ricca di sviluppi. Oggi invece proprio queste posizioni vengono confutate tra gli altri da studiosi come Claude Habib (specialista di letteratura del secolo dei Lumi, e docente all’università di Paris III) nel suo ultimo libro Il gusto della vita insieme. Elogio della coppia (Firenze, Ponte alla Grazie, 2014, pagine 142, 14 euro). «Il panegirico dell’autonomia affettiva in sé è vuoto e non porta da nessuna parte» afferma la Habib, ricordando che fare dell’ideale individualistico «lo scopo della vita significa decretare l’inverno perpetuo».

L’osservazione della relazione fra uomo e donna nella propria esperienza e in quella degli altri (oltre che nelle intuizioni della letteratura di qualità), porta l’autrice a delineare tratti di una morale laica della coppia che appare singolarmente simile a quella della grandi tradizioni religiose e cristiane. La grande forza e funzione della coppia viene individuata così nell’«esperienza affettiva della cura dell’altro» che produce come «effetto reale» di questa pratica «l’abitudine al bene».

Che dire allora dell’accusa di violenza spesso fatta alla comunità familiare, e dell’oppressione come inguaribile vocazione del maschio? Queste accuse, dice la Habib, derivano «da una visione della storia nella quale le persecuzione delle donne ha preso il posto di qualsiasi prospettiva collaborativa. Le forme antiche di solidarietà non sono più intuitivamente accessibili, né è comprensibile la coesione tra gli esseri umani. A questi legami ormai fuori portata si sostituisce l’intenzione di opprimere. Il risultato sono delle grandi distorsioni». La Habib, come già Ivan Illich nei suoi lavori sul genere, non crede realistico né utile sostituire la categoria dell’oppressione all’evidenza anche di cooperazione e complementarità tra uomini e donne durante il corso della storia fino a oggi. «Prima di essere un pericolo politico, la complementarità è un’esperienza privata assolutamente normale, che continua a ribadire la sua utilità ed anche il suo fascino».

Riconoscere la complementarità tra uomo e donna, osserva Habib, ha molto più senso che sbandierare «il manifesto paritario della condivisione dei compiti». E ironicamente nota che «di fatto è molto meglio non essere in due a cucinare: lo spazio è quello che è. Quando la coppia funziona, ciascuno sbriga le proprie faccende senza chiedersi se è sfruttato o meno». Anche la valutazione della coppia in base alla valutazione quantitativa del «chi fa di più» è futile. «Impossibile stabilirlo» risponde la Habib. Nella coppia «la stima è più importante dell’astratta parità». Rispetto e stima: aspetti dell’amore che nella coppia hanno una funzione portante.

L’unione, conclude, non è affatto una privazione, ma un’opportunità. Tutto il contrario del bunker difensivo e reclusivo cui la si è spesso paragonata negli ultimi decenni. La coppia è piuttosto un luogo di «decollo», nel quale sperimentare la libertà di essere se stessi, sostenuti dall’affettuosa presenza dell’altro. Che (e non è cosa da poco) ti ricorderà anche dopo la morte, come nel verso «e io ti aspetto, ricordati» di Guillaume Apollinaire (fiducioso refrain più volte citato nel libro).

Queste virtù e risorse della coppia tuttavia (come ricorda la stessa Habib) sono state talmente rimosse dalla sloganistica mediatica e politica sulla relazione e la famiglia che vanno in qualche modo reimparate anche dal punto di vista cognitivo e comportamentale per poterle fare pienamente proprie e vivere nelle loro potenzialità. A questo scopo sono assai utili libri come Noi due. Strumenti per comprendere e migliorare la vita di coppia (Cinisello Balsamo, Edizioni San Paolo, 2013, pagine 212, 10 euro) della psicologa Laura Capantini, che presenta la coppia come il luogo dell’incontro con l’altro, utilizzando supporti narrativi che vanno dal Cantico dei cantici a Roland Barthes. La ricchezza di questa situazione, assieme ai suoi problemi, è presentata utilizzando discipline diverse, dalle scienze della formazione alla psicologia, alla letteratura.

Indispensabile al riconoscimento delle potenzialità della coppia si rivela (anche in questo libro) il sottrarla alla mitologia spesso consumistica dell’innamoramento, osservandola invece nella concretezza della relazione, del tempo, della costruzione di vita e della condivisione delle esperienze affettive e cognitive, corporee ed esistenziali. Un sapere umano collaudato nei secoli, ma da riconoscere e fare proprio calandolo nel nostro (per certi versi nuovissimo) tempo.

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49 Commenti

  1. Nino scrive:

    “La grande forza e funzione della coppia viene individuata così nell’«esperienza affettiva della cura dell’altro» che produce come «effetto reale» di questa pratica «l’abitudine al bene».”

    bella questa ed altre frasi, la maggior parte condivisibili (non ho capito se l’autrice individua nella ricerca della parità di dignità della donna la principale causa della violenza domestica … se è così non condivido)

    Questo articolo è un (giusto) panegirico della coppia. Solo coppia etero ovviamente

    • Bifocale scrive:

      Certo, la coppia è per definizione solo etero, gli altri sono un insieme di singoli che si fanno compagnia.

      • Nino scrive:

        interessante distinzione

      • Lena scrive:

        ma questo è scontato, e non solo, la coppia per definizione in cui ci si “compie” è quella dove la donna cucina e rassetta, non dopo aver prodotto meno di quattro figli, e se le resta qualche briciolo di tempo provvede a svolgere qualche attività lavorativa o a curare i propri interessi intellettuali o sociali. E poi, sopraffatta dalla noia e dalla mancanza di stimoli, finisce suicidata in qualche canale…

        • Lela scrive:

          Ah, perché una donna che tiene una casa, tira su i figli, lavora e nei ritagli di tempo cura i suoi interessi si annoia? Interessante, non me ne ero mai resa conto…

          • Lena scrive:

            noia intesa come estraniazione da sé e dai propri interessi personali. avere solo i residui di tempo per curare i propri interessi personali non è il massimo, almeno per chi ne possiede.

            • Michela scrive:

              Se uno considera il tirar su 4 figli una cosa al di fuori dal novero degli “interessi personali” va curato, e da uno bravo.

            • Aurelio scrive:

              Ci sono anche degli uomini che invece di farsi il mazzo tutto il santo giorno per mantenere moglie e quattro figli si fanno sollazzare dalla moldava di turno.
              Quindi non è che a sacrificarsi per la famiglia siano i soli interessi personali delle donne, eh?!

  2. Lena scrive:

    Non tutti gli esseri umani hanno la tendenza per la vita di coppia, può essere vero per alcuni, ma non per altri e per fortuna nelle società moderne le funzioni di cura e assistenza sono svolte da apparati della collettività, per cui non bisogna affidarsi alla labilità dei sentimenti amorosi e del buon carattere di un singolo altro per assicurarsi l’assistenza sanitaria e riabilitativa in caso di infermità e disabilità. L’homo sapiens sapiens è un animale prevalentemente individualista, tende sì ad associarsi, ma in maniera transitoria e sempre mantenendo la sua sfera di autonomia.

    • Menelik scrive:

      Ecco.
      L’ultima definizione del sapiens che hai fatto lascia il tempo che trova.
      Per me è una grandissima balla.
      La specie umana è una specie tribale, comunitaria.
      E la “tribù” nella versione civilizzata, è la famiglia.
      E’ almeno dal paleolitico che gli uomini vivono in comunità, e nel tardo paleolitico, anteriore all’ultima glaciazione, già esisteva il concetto di famiglia come vincolo di parentela: me lo disse, su mia domanda specifica, un docente di archeologia del preistorico ad un corso di speleoarcheologia, appunto del preistorico, la scorsa primavera, nei siti rupestri del Carso triestino.

      • Lena scrive:

        L’assetto tribale è un passaggio che si attua e si mantiene con la violenza, in particolare con la sottomissione delle donne e degli uomini inferiori sul piano fisico-militare; infatti ancora oggi qualsiasi organizzazione politica degli uomini (gli stati) si fondano, da ultimo, sulla minaccia latente dell’uso della forza da parte di un apparato di potere. È la famiglia come istituto sociale in origine non ha funzioni affettive, ma è organo politico decentrato che esercita il potere sociale nell’ambito della sfera domestica.

        • Lela scrive:

          Interessante ciò che sostieni, perchè quello che si teorizza in ambito antropologico è che la tribù si sia originata dall’unione per sopravvivere di coppie monogame formate da maschi deboli scacciati dal branco e femmine scartate dal maschio o ribelli. Inoltre una struttura sociale in cui un maschio (o pochi) ha il controllo (esercitato con tatto e savoir faire, presumo) su più femmine che sole hanno il compito di allevare la prole e procacciare il cibo mi sembra asservisca di più la donna di una struttura in cui maschi e femmine hanno compiti diversi e distinti e collaborano, i primi difendendo la tribù, cacciando animali selvatici e le seconde allevando la prole e raccogliendo cibo di origine vegetale.

    • Lela scrive:

      Se consideriamo la teoria dell’evoluzione umana come correntemente accettata, il passaggio decisivo nella selezione naturale è stato il passaggio da branco (1 maschio e più femmine con relativa prole) a tribù (più coppie maschio-femmina e relativi figli). La superiorità della tribù sotto ogni punto di vista ha decretato la struttura sociale umana. E tanti saluti ai singoli, che in ogni tempo prima della civiltà sono sempre stati solo succulenti pranzetti ambulanti.
      Il fatto che l’uomo sia cattivo ed egoista non significa che non abbia la tendenza alla socialità.

      • Menelik scrive:

        …ma l’uomo non è cattivo ed egoista, santo Cielo!
        L’uomo è un mammifero onnivoro sociale e come tale si comporta.
        (Parlo come specie umana materiale, fisica, tolgo l’elemento spirituale che considero presente…questa è un’altra faccenda).
        Considero l’uomo immerso nel suo ambiente, la natura.
        Non siamo cattivi costituzionalmente, e non siamo egoisti.
        Sarà che ho passato la maggior parte della mia vita in campagna, in mezzo a bestie allo stato semibrado, e di cui vedo i comportamenti, ma mi sono convinto, appunto guardando da vicino le altre bestie libere di organizzarsi come meglio credono, che la specie umana non è affatto la peggiore, anzi…..!!!
        Vedo il male nei grandi assembramenti umani, come le metropoli.
        Lì per forza esplode la violenza: tu prendi un recinto dove ci sono 20 conigli, e faccene stare 400.
        Vedrai come si sbudellano tra di loro, e come le coniglie divoreranno i cuccioli appena nati, e come aggrediranno i maschi, cercando di castrarli con i denti !
        La grandi aree urbane sono posti innaturali dove vivere, l’uomo non è fato per quello.
        E’ impossibile che lì non ci sia violenza come metodo di risoluzione dei conflitti esterni e droga per quelli interni !
        Ma quando l’uomo vive in ambienti NORMALI, compatibili con le nostre esigenze di privacy e socializzazione, cioè quando tu non devi sforzarti di adattarti all’ambiente, ma è l’ambiente che ti si costruisce intorno prendendo la tua forma come un calco, e se sparisci lasci un vuoto (ecco, questo è il nocciolo della questione !!!!!!!), ecco, in un ambiente del genere l’uomo non è violento e non “fa le cazzate” come la droga o ideologie folli.
        Vivi la tua vita immerso nell’ambiente dove c’è un posto che pare costruito apposta per te, lavori e anche molto, hai le tue privazioni ma hai anche le tue soddisfazioni, e tutto sommato la somma dei più e dei meno, ha un valore positivo. Nonostante magari ti fai un mazzo così per sbarcare il lunario.
        L’uomo NON è né cattivo né egoista.
        E’ un uomo.
        Ti sembra poco?

        • Lena scrive:

          L’uomo non è cattivo? questa è bella… diciamo che ci sono uomini buoni cioè innocui, che vivono per i fatti propri, non hanno alcuna propensione a sopraffare gli altri, se possono li aiutano (ma a fare quello che gli altri ritengono buono per se stessi) e poi ci sono uomini dannosi che non si sentono realizzati se non si impongono sugli altri in vari modi, uno dei quali è la prevaricazione della libertà di scelta individuale in materia di questioni strettamente personali in nome di ideologie del bene e di dottrine religiose.

          • Menelik scrive:

            Se dici che l’uomo è cattivo, è evidente che non conosci le bestie, se non gli animaletti da compagnia che non sono neanche bestie, ma surrogati sintetici, come i gatti castrati o i barboncini col cappottino e il ciuffetto.
            Uomini buoni cioè innocui non esistono, o meglio sono una minoranza talmente esigua da non contare nulla.
            Tutti siamo buoni fintanto che non ci fanno qualcosa che fa scattare il lupo famelico che sonnecchia in ognuno di noi.
            I guerrieri curdi di Kobane e i cristiani che combattono con loro sono gente bravissima, come me e come la maggior parte della gente che incontriamo nella vita.
            Ma quando hanno uno dell’ISIL davanti al mirino, lo fanno come un colabrodo.
            Forse per te saranno cattivi (i curdi e cristiani che stanno con loro), per me invece sono bravi, sono buoni, e sono anche abili.
            Sono buoni a difendere la loro terra, la loro cultura e le loro famiglie.
            E anche quelle dei profughi che stanno nelle loro zone.
            E’ gente per bene.
            Proprio per quello combattono.

            • Giannino Stoppani scrive:

              Menelik, a parte la stima incondizionata e l’abbraccio fraterno che meriti per essere uscito vivo dalla droga, permettimi di chiarire un punto su cui mi pare ci sia una certa confusione:
              gli animali non sono cattivi, visto che nessuna creatura di Dio può esser, in sé, cattiva.
              Gli animali seguono alla lettera la legge naturale scritta nel loro istinto, al quale obbediscono senza colpa e se compiono il male lo fanno senza esserne consapevoli.
              Per gli uomini è diverso, visto che pur essendo stati creati buoni, son fatti a immagine e somiglianza di Dio ovvero capaci di discernere il bene dal male.
              La libertà di scelta tra bene e male che Dio ha donato all’uomo facendolo a sua immagine, fa sì che costui possa scegliere il male in maniera pienamente consapevole e dunque essere “cattivo”.
              Insomma se tu spari una terzarola a un lupo che ti aggredisce non lo fai per punire il lupo della sua “cattiveria”, ma per difendere il tuo gregge e te stesso dalla sua innata aggressività (discorso fatto a titolo di esempio astratto, senza tener conto delle vigenti norme sulla caccia, sulla detenzione delle armi, munizioni e via impelagandosi).
              Un caro saluto.

              • Lena scrive:

                gli animali non sono cattivi, seguono alla lettera la legge naturale scritta nel loro istinto… allora, se non sono cattivi gli animali,è cattivo il dio che ha creandoli ha scritto la legge naturale dentro il loro istinto…?

                • Giannino Stoppani scrive:

                  Rivolgendomi a Menelik davo per scontata l’acquisizione di certi concetti elementari concernenti il cosiddetto Mysterium Iniquitatis che affligge il creato. Documentati un pochino sull’argomento e potrai rispondere da solo ai tuoi sofismi da prima elementare.

                  • Lena scrive:

                    qualsiasi sofismo i teologi abbiano inventato, se dio ha scritto le leggi di natura e queste portano al male, dio è responsabile del male. non c’è nessun mistero per chi non si fa intortare, non mi spreco a ragionare sulle circonvoluzioni di fumo.

                  • Lena scrive:

                    Per fortuna i sofismi della teologia cattolica sulla mia mente non hanno presa.

                    • Hiroito Akkaka scrive:

                      Se vuoi restare ignorante padronissima, anche se in questo modo finisci per criticare cose che dimostri non conoscere per nulla.

                    • Giannino Stoppani scrive:

                      Niente da aggiungere a quello che ha scritto chi mi ha preceduto.
                      Ti mancano i rudimenti e ciononostante vuoi dir la tua su cose di cui dimostri di non sapere un cappero di nulla.

        • Lela scrive:

          Non escludere la parte spirituale perchè proprio quello è il punto!
          Hai ragione, l’uomo è un uomo, quindi non è schiavo dei suoi istinti che lo porterebbero a uccidere i figli di una femmina per potersi accoppiare con lei e ingravidarla (per esempio).
          L’uomo è cattivo perchè ha scelta e sceglie il male, e il contesto non c’entra assolutamente nulla, perchè il povero uccide per un pezzo di pane, il benestante uccide per essere ricco, il ricco uccide per essere potente, il potente uccide per non perdere il potere.Quale sarebbe questa società normale che impedirebbe il male? Non esiste, non è mai esistita e non può esistere. Non c’entrano l’educazione e il contesto culturale, non è la società dall’esterno a corrompere l’uomo.
          Hai mai visti due bambini dell’asilo litigare per un giocattolo? Vuoi dirmi che a quell’età si comportano in quel modo crudele perchè gliel’hanno insegnato i genitori?
          E comunque, non sto dicendo che siamo tutti assassini, la cattiveria e l’egoismo non è uccidere qualcuno, il male è scaricare sul collega le incombenze sgradite…fare finta di non vedere la signora incinta appena salita sull’autobus perchè si è stanchi…tornare a casa e sdraiarsi sul divano mentre tua moglie cura i figli e la cena e non chiedere se ha bisogno di aiuto…oppure aggredire il marito che torna a casa stravolto perchè non ha fatto alla perfezione l’unica cosa che gli si era chiesto di fare…sono piccoli sintomi di una natura umana che non è perfettamente buona come sembra che tu sostenga…

      • Lena scrive:

        tendenza alla socialità, non significa tendenza a sottomettersi alle esigenze del gruppo e a vivere in sua funzione, animali di questo genere sono le formiche, le api…non l’uomo

        • Giannino Stoppani scrive:

          “tendenza alla socialità, non significa tendenza a sottomettersi alle esigenze del gruppo e a vivere in sua funzione, animali di questo genere sono le formiche, le api…non l’uomo”
          E il comunismo, il fascismo e il nazismo, ovvero tutti i totalitarismi che prevedono, appunto, l’annullamento della personalità dell’individuo, tu come te li spieghi?

          • Lena scrive:

            si spiegano per l’esistenza di uomini prepotenti e sopraffattori, non perché in generale agli uomini di base piaccia vivere sottomessi

            • Giannino Stoppani scrive:

              Risposta senza senso, qui non si tratta di uomini sopraffattori, ma di ideologie volte a creare società intere sopraffattrici, a cui molti uomini ancora aspirano.
              Basta pensare alla legge scalfarotto e a chi la sostiene.

      • Aurelio scrive:

        La “teoria dell’evoluzione umana come correntemente accettata” tu non sai neanche cosa sia.
        Ti pagano per scrivere queste corbellerie o lo fai di tua iniziativa?

        • Lela scrive:

          Da un punto di vista storico-antropologico il passaggio branco-tribù è una teoria che va per la maggiore, e nel suo contesto include la selezione naturale in favore della tribù attraverso sia gli scontri violenti tra i due gruppi sia la miglior capacità del secondo gruppo di procurarsi una maggior varietà di cibo (più uomini che possono difendere la tribù e cacciare animali, contro un solo uomo e sole donne raccoglitrici).
          Per il resto sono la prima a dissentire su certi aspetti di una certa corrente teoria sull’evoluzione, soprattutto neodarwinista, perchè viene presentata come oro colato quando in realtà è solamente una congettura, in quanto una teoria per essere definita scientifica necessita di riproducibilità di risultati che la teoria dell’evoluzione (nell’accezione di macro-evoluzione) non ha ancora dato in alcun modo. Dire che sia vera e inattaccabile è, per l’appunto, una corbelleria. Il termine “accettata” in effetti può irritare, ma di fatto c’è una parte della comunità scientifica che l’accetta.
          Il che non significa 1) che io sia d’accordo con la teoria stessa nella sua interezza 2) che Lei debba essere d’accordo e accettarla per verità rivelata 3) che la cosa La autorizzi ad insultare chi nemmeno conosce per aver espresso un parere contrario al Suo pensiero. Saluti

          • Aurelio scrive:

            Rileggendo dopo qualche giorno mi sono finalmente reso ti ho scambiata per la tua quasi omonima.
            Mi scuso volentieri con lei per l’approccio brusco e superficiale col suo scritto, ma esso è frutto unicamente del quiproquo, leggendo quanto scrive la suddetta quasi omonima qui e altrove mi è venuto proprio spontaneo essere brusco e superficiale.

            • Lela scrive:

              Scuse accettate :-) tuttavia consiglio di non reagire così di pancia (per quanto umanamente comprensibile) sulla base del “già scritto”. Dall’altra parte del monitor c’è sempre una persona, per quanto le sue idee possano apparire disumane (e ci sono persone qui che scrivono robe che mi mandano in bestia) merita rispetto in quanto persona. Le sue idee in quel caso vanno demolite con argomenti e fatti, ma mai con l’insulto. Quando la voglia di insultare inizia ad avere il sopravvento è meglio concludere. Buona sera :-)

              • Aurelio scrive:

                A dire il vero io non ho niente contro la persona infatti non ho insultato nessuno, ed è a ragion veduta, ovvero dopo aver letto quello che ha scritto altrove, che io ho potuto affermare con ragionevole certezza che la “teoria dell’evoluzione umana come correntemente accettata” lei (nel senso di quella lì) non sa nemmeno che cosa sia.
                Il mio errore consiste solo nell’aver sbagliato persona e nel non aver letto con la dovuta attenzione un post in quanto lo attribuivo a ben altro autore (di cui non val la pena di leggere nulla oltre il nome falso).

                • Lela scrive:

                  Adesso sono io curiosa, sinceramente! Mi può dare un riferimento? Perché quello che ho scritto evidentemente non è aggiornato: cosa c’è di obsoleto in ciò che ho scritto?

                  • Aurelio scrive:

                    Forse a causa dell’approccio superficiale ai post altrui che mi caratterizza francamente non capisco cosa c’entrino i riferimenti e l’obsolescenza con quanto ho scritto io, dal momento che mi pareva di aver chiarito abbondantemente che è per errore che mi son rivolto a lei senza badare ai contenuti invece che a un altra persona i cui scritti non val la pena di prenderli in considerazione oltre la prima riga.

  3. Filomena scrive:

    Secondo gli ultimi dati presentati dal dipartimento Pari Opportunità della presidenza del Consiglio dei ministri e dall’Istat, che ha curato lo studio “Stereotipi, rinunce e discriminazioni di genere”, la maggioranza degli italiani (77,5%) è convinta che non debba toccare all’uomo prendere le decisioni più importanti della famiglia, e sempre una percentuale altissima (80%) è sicura che gli uomini non sono affatto dirigenti o leader politici migliori delle donne.
    Allo stesso tempo, nonostante per quattro cittadini su dieci le donne subiscano evidenti discriminazioni di genere, un italiano su due ritiene che gli uomini siano meno adatti ad occuparsi delle faccende di casa e la metà della popolazione in fondo trova giusto che in tempo di crisi i datori di lavoro debbano dare la precedenza ai maschi.
    E’questo dunque evidentemente il ritratto di una nazione ancora intrappolata negli stereotipi di genere infatti, “Sebbene una parte cospicua della popolazione sembra aver lasciato perdere la convinzione che gli uomini debbano prendersi maggiori responsabilità delle donne, continua a esistere uno zoccolo duro che resiste al cambiamento”, commenta la curatrice dello studio Linda Laura Sabbadini, capo dipartimento dell’Istat.
    Gli stereotipi contro le donne – piu’ diffusi al Sud, negli anziani e nei ceti sociali meno istruiti – sono maggiormente cari agli uomini: il 60,3% e’ convinto che una madre lavoratrice non possa stabilire un buon rapporto con i figli come una madre che non lavora. E, in generale, quattro uomini su dieci stima che non esista alcuna discriminazione di genere nei confronti delle donne.
    I dati invece dicono che le donne sono maggiormente svantaggiate nel trovare una professione adeguata al titolo di studio, nel guadagnare quanto i colleghi maschi, nel fare carriera e conservare il posto di lavoro. Ecco perché moltissime donne (il 44,1% contro il 19,9% degli uomini) ammettono di avere fatto rinunce in ambito lavorativo perché hanno dovuto occuparsi della famiglia e dei figli. “Ma la politica non può intervenire proponendo una misura legislativa per cambiare l’immaginario degli italiani”, afferma Maria Cecilia Guerra, viceministra al Welfare con delega alle Pari Opportunità, quindi l’unica possibilità è quella di “fare in modo che la società si faccia carico dei soggetti deboli come i bambini, gli anziani, i disabili” liberando le donne da quel tradizionale compito di cura. Solo così nella coppia i ruoli da complementari (guarda caso la parte complementare è sempre la donna, mai viceversa) come vorrebbe che continuassero ad essere gli italiani che appartengono allo zoccolo duro, diventerebbero effettivamente intercambiabili e con pari dignità tra uomo e donna.

    • Giannino Stoppani scrive:

      E’ la seconda volta che copi incolli questo pippone il cui unico motivo di interesse è il seguente:
      possibile che nonostante la situazione economica in cui versa il nostro Paese si continuino a sprecare preziose risorse economiche per realizzare dei ridicoli sondaggi di opinione che non servono a niente di niente se non a fornire agli ingenui una qualche giustificare l’esistenza e dunque la rimunerazione di chi li commissiona e di chi li realizza?
      Capisco che gestire una scuderia di nickame sia una faticaccia per un “influencer” da tre palle un soldo come te, e che il personaggio di Filomena oramai tu l’abbia fossilizzato sul femminismo retrò in stile anni ’70, ma ti ci vorrà molto di più di un emerito sondazzo (non è un refuso!) per negare la tremenda ovvietà che uomo e donna sono tra loro complementari e non succedanei.
      A meno che tu non creda davvero che io possa partorire e allattare al seno al posto di mia moglie…

  4. Filomena scrive:

    Visto che non hai più argomenti per entrare nel merito, allora attacchi la presunta inconsistenza del sondaggio.
    Se tu vuoi continuare a vivere nel tuo guscio incurante se il resto del mondo va da un’altra parte, fallo pure è un problema tuo.
    Del resto non ho dubbi sul fatto che tu e qualche altro irriducibile nostalgico tradizionalista fate parte di quello zoccolo duro che continuerà a fare il soldato giapponese in trincea per sempre. Duri e puri. Sei un articolo da museo, magari se ti esponiamo come mummia potresti avere accesso.
    Le mie idee saranno anche quelle degli anni 70 da carampana, ma le tue sono dell’età della pietra. Salutami i tuoi amici cavernicoli.
    Sogni d’oro.

    • Giannino Stoppani scrive:

      Come al solito, Filomeno, invece di replicare a quello che ti si dice, distorci il pensiero altrui quel tanto che basta per pigiarlo alla bell’e meglio nello stantio e ripetitivo palinsesto di radio carampana 68.
      Per cominciare, io non ho affatto criticato “l’inconsistenza del sondaggio”, di cui non ho manco letto le note metodologiche per mancanza di tempo e voglia, ma ne ho banalmente constatato la dubbia utilità delle scontate indicazioni che esso fornisce rispetto ai quattrini che è certamente costato al contribuente italiano.
      Delizioso, poi, il pezzo di comicità involontaria in cui tu stesso dimostri la natura strumentale della accusa di non entrare “nel merito” quando mi attribuisci idee “dell’età della pietra” che da qualche parte, dunque, le devo aver pure estrinsecate entrando, appunto, “nel merito”.
      Insomma, Filomeno, hai voglia di scrivere vaticini in multinick sulle inesorabili “magnifiche sorti e progressive” del tuo “mondo migliore” (che oramai, anche se tu non te ne accorgi, è già andato a male e odora di muffa come una cantina alluvionata), come la ginestra di Leopardi, che ricresce sulla lava del vulcano, la natura è ostinata e uomo e donna rimangono complementari e non succedanei.
      Il resto è fuffa, e muffa.

      • Lena scrive:

        la complementarità di cui parli ormai è soltanto biologica e riguarda esclusivamente le esigenze della riproduzione e quindi solo le persone che intendono avere figli.
        un uomo o una donna che non hanno interessi riproduttivi sono completi e hanno in sé stessi tutte le risorse da attivare per la loro vita sociale, lavorativa, creativa, ludica ed intellettuale, senza necessità di accoppiarsi sessualmente o comunque con un individuo di sesso opposto.
        bisogna inoltre considerare che, attualmente, l’arcaica complementarietà uomo donna sta scricchiolando anche nel campo della riproduzione grazie al diffondersi delle donne single che hanno figli e delle coppie omosessuali che ricorrono a tecniche di riproduzione con donazione di gameti. tale complementarietà sarà ancora più superata se in futuro sarà messa appunto una tecnica di gestazione extracorporea, così finirà anche lo sfruttamento degli uteri in affitto.
        nel campo dell’allevamento non esiste più perché con i latti artificiali di moderna formulazione l’allattamento al seno, checché ne dicano i nostalgici, può essere integralmente sostituito con quello artificiale o in ogni caso anche l’uomo può allattare con il biberon usando il latte estratto dal seno con apposito strumento.
        che tutta questa nuova organizzazione sociale della riproduzione e dell’allevamento di neonati abbia ripercussioni psicologiche negative sono soltanto speculazioni infondate di nostalgici di vecchie forme sociali.

        • Giannino Stoppani scrive:

          Basta leggere la prima frase che questo qui ha scritto per classificare tutto il resto tra gli effetti indesiderabili della legge Basaglia senza manco dargli una scorsa.
          Ai lettori dotati di normale raziocinio corroborato da normale esperienza di vita, mi rivolgo per rincuorarli: passerà anche questa ennesima stupidissima barbarie, la natura è ostinata e si riprende il dovuto senza fretta.

          • Lena scrive:

            Infatti, davo per scontato, che questa nuova tendenza organizzativa – che non toglie nulla a chi vuole vivere come nei tempi antichi e offre invece benessere e molte potenzialità di sviluppo a chi la condivide – è resa possibile non dalla natura, ma dai livelli avanzati del progresso tecnologico e delle moderne organizzazioni sociali, dall’ingegno umano e dall’amore dello spirito umano per la libertà e l’affrancamento dai vincoli materiali. La natura ovviamente resta sempre una minaccia, ma si spera che gli uomini, almeno la maggior parte di loro, si impegnino a combattere contro i mali e le minacce della natura, piuttosto che a distruggere i frutti del progresso umano, per ritornare ad antiche forme di limitazione esistenziale che oggi non hanno più alcuna ragion d’essere.

            • Michele da taranto scrive:

              Leggendo i tuoi commenti e constatando la convinzione con la quale auspichi certi stravolgimenti antropologici, mi sembra di leggere Huxley redivivo. Quello che tu desideri (e chi governa il mondo dietro le quinte, con la collaborazione dei nostri politici pecoroni, sta realizzando) è un modello di uomo assolutatamente ripiegato su stesso, incapace di stabilire relazioni “per sempre” col suo complementare (uomo-donna, donna-uomo) un individuo perfettamente egoista e quindi in ultima analisi assolutamente solo. Illuso di poter essere felice e libero senza vincoli, nemmeno si accorgerà di essere telecomandato da chi lo vuole un perfetto consumatore, finche ne avrà le opportunità, dopodichè lo convinceranno a spegnersi. Ma è davvero questo quello che vuoi, essere usata? Davvero ti ripugna, la possibilità di sentirti dire “Ti amo e mi impegnerò con tutte le mie forze, affinche questo amore superi la nostra stessa vita”? Se così è, hai davvero avuto una tragica esperienza di famiglia, scusami se lo ipotizzo, ma è proprio nella famiglia che questo tipo di amore si impara per osmosi.

              • Lena scrive:

                Ma sembra che io abbia scritto che gli uomini si devono odiare e non devono avere relazioni affettive, mentre ho solo detto che è storicamente superata la complementarità fra persone in base al sesso biologico di appartenenza, ovvero che se residua, resta solo nella sfera della riproduzione.

            • Menelik scrive:

              Vi estinguerete.
              Per fortuna vi estinguerete.
              E’ proprio il progresso che vi farà fuori.

  5. Skanderbeg scrive:

    Buona riflessione! Certo vivere in coppia comporta sacrifici per entrambi ma l’amore dell’altro che ti è accanto ripaga di tutto. Il problema è trovare la persona giusta perché ormai l’ego è diventato il nuovo idolo per troppa gente che vive solo per se stessa e nessun altro.
    Ma in realtà queste persone non sono felici perché l’uomo o la donna non sono “completi e autosufficienti”, sia dal punto di vista scientifico (uomo animale sociale, necessità riproduttive) che religioso/filosofico (Adamo si sentiva solo nell’Eden, Platone parlava degli androgini), devono trovare qualcun altro da amare e da cui essere amati.
    Se persino Dio ha sentito il bisogno di creare il cosmo spinto dall’amore significherà pur qualcosa!

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