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«Senza buono scuola non c’è buona scuola». Paritarie, arriva la detrazione fiscale per i figli?

febbraio 26, 2015 Redazione

La proposta di prevedere una detrazione fiscale sulle rette dei bambini che frequentano le scuole non statali è salutata con entusiasmo da Antiseri, Agesc, Cdo.

scuola-sh-113357455Se la buona scuola lo sarà buona pure per le paritarie «a guadagnarci sarà tutto il sistema dell’istruzione. Lo ha detto l’altro giorno al Tempo il filosofo Dario Antiseri. L’intellettuale – da sempre schierato per un effettivo riconoscimento della scuola non statale – ha così commentato una proposta lanciata dal sottosegretario all’Istruzione Gabriele Toccafondi e di cui si parla in questi giorni. In sostanza, e si vedrà se la cosa andrà in porto, l’idea è quella di prevedere una detrazione fiscale sulle rette dei bambini che frequentano le scuole paritarie.
Secondo Antiseri la proposta è lodevole perché «è una presa di coscienza che passa per la storia. È quello che fece Berlinguer paventando un sistema di istruzione unitario. La cosa importante è che si capisca che il patrimonio della scuola è grande e prezioso e va salvato soprattutto dal monopolio statale dell’istruzione». In uno slogan, dice Antiseri, la questione è questa: «Senza buono scuola non c’è buona scuola».

L’IDEA DI TOCCAFONDI. Oggi il Corriere della Sera fa il punto della situazione. La discussione sulla scuola sarà affrontata nel Consiglio dei ministri che è stato rinviato da domani al 3 marzo. Nella bozza è contenuta anche l’idea di Toccafondi secondo cui «la rivoluzione della Buona scuola non è un semplice decreto, ma una riforma complessiva del sistema», sistema che «da legge 62 del 2000 dell’allora ministro Luigi Berlinguer, è composto da scuole statali e paritarie private. Basta parlare di scuole private o paritarie in maniera ideologica». I lettori di Tempi conoscono a memoria i numeri. Stiamo parlando di un milione e mezzo di studenti, oltre 13 mila istituti e 100 mila docenti. Ogni studente delle statali costa all’Italia 6.800 euro, uno delle paritarie 450.
Al Senato Simonetta Rubinato (Pd) e Gian Luigi Gigli (Per l’Italia-Cd) hanno ribadito in una dichiarazione congiunta che «la libertà di insegnamento e di scelta educativa, oggetto di precise risoluzioni dell’Unione Europea e alla base di quel pluralismo che è necessario anche alla scuola statale per migliorare la qualità delle prestazioni, devono trovare spazio nel piano del governo attraverso impegni precisi e concreti che tengano conto delle specificità già esistenti».

COMUNICATO CDO AGESC. Si vedrà come risponderà il Governo alla proposta del Miur. Intanto l’Associazione genitori scuole cattoliche (Agesc) e la Compagnia delle Opere – opere educative hanno reso noto un comunicato in cui salutano positivamente il progetto: «Permettere la detraibilità delle spese scolastiche significa limitare una grave ingiustizia e sostenere la famiglia nell’esercizio del fondamentale diritto alla libertà di scelta educativa. Se i decreti su “La Buona scuola” recepiranno tale proposta, potranno rappresentare una svolta importante anche per tante famiglie che fanno sacrifici enormi per l’educazione dei figli. Vogliamo manifestare il nostro apprezzamento per tale proposta confidando che possa essere recepita dal Governo nei decreti di ormai prossima approvazione. Lo Stato permette ai cittadini di detrarre dalle imposte le spese che gli stessi sostengono direttamente per servizi di interesse generale (dalla sanità agli asili nido). Solo le spese scolastiche non sono ancora detraibili, pertanto le famiglie (circa un milione oggi) che scelgono le scuole paritarie pagano due volte il servizio scolastico (con le imposte e con la retta)».

Foto scuola da Shutterstock

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7 Commenti

  1. Nino scrive:

    Arriverà la detrazione? non lo so, ma anche se arrivasse, non aspettatevi miracoli.

    Non conosco le rette delle scuole paritarie, ma oggi un asilo nido privato costa non meno di 5-6000 euro annui (anche di più in asili nido particolari), il costo che si può portare in detrazione è di 632 euro. essendo la detrazione al 19% equivale ad un risparmio annuo di circa 120 euro, 10 euro al mese, circa il 2% della retta

  2. Controcorrente scrive:

    Una riforma senza coraggio la parità giuridica senza la parità economica è un inganno.

  3. Giorgio Cavalli scrive:

    Temo che ancora una volta la montagna partorira’ un topolino.

  4. peppa scrive:

    sarà la solita farsa…che alla fine neanche compili nel 730 perchè è più la fatica di allegare i documenti che il risparmio

  5. Luca P scrive:

    La riforma è meglio di niente ma attenzione … detrazione significa che solo chi ha una dichiarazione dei redditi godrà dell’agevolazione.
    Se sei disoccupato non potrai essere libero di scegliere la scuola migliore per tuo figlio … oltre al fatto che la detrazione rischia di essere uno zuccherino sproporzionato al costo sostenuto.
    Io personalmente sono per un buono scuola di max 6.800 € per ciascun figlio .
    Se lo mandi alla scuola pubblica perchè ti piace, lo Stato non ci perde.
    Se lo mandi alla scuola paritaria perchè ti piace, lo Stato ci guadagna!
    Infatti conti alla mano nella scuola privata (elementari+medie+licei) dove mando mio figlio il costo medio per studente è di 5.553 € … lo stato potrebbe farci la cresta per oltre 1.247 € a studente.
    Certo, il Ministero della pubblica istruzione ora come ora paga la scuola partitari di mio figlio 369€ in media per studente … e così per ogni ragazzo che non va alla scuola pubblica lo Stato ci guadagna oggi ben 6.431 € !

    • Giuseppe scrive:

      Sono d’accordissimo Luca.
      La detrazione al 19% fa ridere, sarebbe una presa per i fondelli.
      L’obiettivo deve essere quello della COMPLETA parità, il che richiede però uno stato veramente efficiente, in grado di versare ogni anno, in tempo quasi reale (diciamo entro il 31 dicembre), i fondi alle scuole paritarie (adesso quella piccola elemosina arriva con anni di ritardo), nella stessa misura della spesa per le statali (costi standard).
      Posto l’obiettivo, lo si può raggiungere per tappe. Si potrebbe cominciare con una detrazione del 50%.
      Non è necessario produrre documenti (come teme Peppa nel suo intervento), così da scoraggiare la compilazione del 730 o dell’Unico.
      Basterebbe introdurre pochi campi da compilare: codice fiscale dell’alunno, anno scolastico di riferimento, codice della scuola [ogni istituto ne ha già uno presso il ministero, anche le paritarie; controllate sulla carta intestata delle scuole dei vostri figli ….], quota versata. Operazione che uno mediamente sveglio fa in 10 minuti.
      Sono dati univoci, facilmente controllabili sia dal Ministero dell’istruzione che dall’Agenzia delle entrate [che già ci controlla quando e dove vuole!].
      E, ovviamente, le false dichiarazioni vanno punite come per ogni dichiarazione fiscale falsa.
      [Meglio ancora sarebbe affidare il compito alle Regioni, ma ormai abbiamo capito benissimo che Renzi ci sta portando ad uno stato centralistico – prefettizio].
      In definitiva, non è un problema tecnico, ma puramente politico (nel senso nobile del termine). Caro Renzi, cara Giannini, e cari tutti quelli malati di ideologia e anticattolicesimo a buon mercato, mai come in questo caso volere è potere.
      Quindi – e spero vivamente di essere smentito – Renzi non vorrà, sennò gli scoppia tra le mani il governo con tutta la maggioranza.
      P.S. Ci sono ottime scuole primarie paritarie con rette di 2.300 euri/anno, e superiori a 4.000 (di medie inferiori non ho conoscenza diretta, ma si può pensare ad un intermedio tra le due cifre). Quindi in realtà la “cresta” che ci fa lo stato è ancora maggiore!

  6. Enzo Bezzi scrive:

    Bene! e’ proprio ora che l’Italia si muova …… e poi la legge Berlinguer del 2000 cosa ci sta a fare se la scuola pubblica è zoppa e incompiuta? i nostri figli che frequentano le paritarie sono italiani di serie “B”? La “Buona scuola” vale per tutti.
    Enzo

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