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Scola alla tomba di sant’Agostino, «il suo inquietum cor è di lezione all’uomo moderno»

agosto 28, 2012 Redazione

Intervista al cardinale di Milano Angelo Scola. «La sua instancabile ricerca è preziosa per noi oggi, immersi (e spesso sommersi) nel travaglio del terzo millennio. Una ricerca che non si ferma alla dimensione orizzontale; ma si inoltra in quella verticale»

tratto da ZENIT.org – Il Cardinale Arcivescovo di Milano celebrerà l’Eucarestia nella Basilica di San Pietro in Ciel d’Oro a Pavia, Tomba di Sant’Agostino, il 28 agosto, memoria liturgica del Santo, alle 18.30.

Sant’Agostino è sepolto a Pavia dal sec. VIII: riposa nella Basilica di San Pietro in Ciel d’Oro, ai piedi dell’Arca marmorea fatta erigere nel sec. XIV dal priore agostiniano Bonifacio Bottigella, poi vescovo di Lodi. L’Arca di Sant’Agostino, così detta in omaggio al santo, reca incisa la data 1362 in caratteri gotici e festeggerebbe così quest’anno il suo seicentocinquantesimo anno dalla costruzione. Nella giornata del 28 agosto, memoria liturgica del Santo, dinanzi alla sua tomba celebreranno l’Eucarestia alle ore 9 il vescovo di Pavia monsignor Giovanni Giudici, alle ore 11 il Priore Generale dell’Ordine di Sant’Agostino Padre Robert F. Prevost, alle ore 18.30 il Cardinale Angelo Scola, arcivescovo di Milano.

Abbiamo chiesto al Cardinale Arcivescovo Angelo Scola una breve riflessione sulla figura di Sant’Agostino. Ringraziamo il Cardinale per l’intervista concessa.

Eminenza, l’Arcivescovo di Milano si reca a celebrare l’Eucarestia alla Tomba di Sant’Agostino: si rinnova lo specialissimo vincolo nella fede cristiana fra Ambrogio e Agostino, che oltre che Pastori del Popolo di Dio sono maestri di cultura e di spiritualità per l’Occidente. Siamo a pochi mesi dal XVII centenario dell’Editto di Milano: cosa Ambrogio e Agostino possono ancora dire a questo proposito?

“Ambrogio ed Agostino vissero i decenni travagliati del passaggio tra l’antico, rappresentato dall’impero romano ormai estenuato ed avviato verso il suo inesorabile declino, e il nuovo che si annunciava all’orizzonte, ma di cui non si vedevano ancora nitidamente i contorni. Furono immersi in una società per molti aspetti simile alla nostra, scossa da continui e radicali cambiamenti, sotto la pressione dei popoli stranieri e stretta dalla morsa della depressione economica dovuta alle guerre e alle carestie.

In queste condizioni, pur nella profonda diversità di storia e temperamenti, Ambrogio ed Agostino furono annunciatori indomabili dell’avvenimento di Cristo ad ogni uomo, nell’umile certezza che la proposta cristiana, se liberamente assunta, è risorsa preziosa per la costruzione del bene comune.

Essi furono strenui difensori della verità, incuranti dei rischi e delle difficoltà che questo comporta, nella consapevolezza che la fede non mortifica la ragione, ma la compie; e che la morale cristiana perfeziona quella naturale, senza contraddirla, e ne favorisce la pratica. Prendendo a prestito espressioni del dibattito contemporaneo, potremmo definirli come due paladini della dimensione pubblica della fede e di un sano concetto di laicità”.

Il Santo Padre, nella Lettera Apostolica Porta Fidei con la quale indice l’Anno della Fede, che si aprirà a ottobre, cita Sant’Agostino: «I credenti», attesta sant’Agostino, «si fortificano credendo». Nell’Anno della Fede quale può essere, secondo Lei, l’insegnamento che si può trarre dall’esperienza umana e spirituale di Sant’Agostino?

“Benedetto XVI, in una delle sue Udienze generali dedicate a Sant’Agostino, riprendendone l’espressione “vecchiaia del mondo” disse: «Se il mondo invecchia, Cristo è perpetuamente giovane. Da qui l’invito di Agostino: “Non rifiutare di ringiovanire unito a Cristo, anche nel mondo vecchio. Egli ti dice: Non temere, la tua gioventù si rinnoverà come quella dell’aquila” (cfr Sermoni 81,8)»(Benedetto XVI, Udienza generale del 16 gennaio 2008). Agostino è un formidabile testimone della contemporaneità di Cristo ad ogni uomo e della profonda convenienza della fede alla vita”.

In cosa consiste la perenne attualità del pensiero e della vicenda umana di Sant’Agostino?

“È l’inquietum cor di cui egli stesso ci parla nell’incipit delle Confessioni. La sua instancabile ricerca, che ha affascinato gli uomini di tutti i tempi, è particolarmente preziosa per noi oggi, immersi (e spesso sommersi) nel travaglio di questo inizio del terzo millennio. Una ricerca che non si ferma alla, sia pur sterminata, dimensione orizzontale; ma si inoltra in quella verticale.

È lo stesso Agostino a descriverne la portata, quando – in un passaggio dei suoi Soliloqui – afferma: «Ecco ho pregato Dio. “Che cosa vuoi dunque sapere?” “Tutte queste cose che ho chiesto nella preghiera” “Riassumile in poche parole” “Desidero conoscere Dio e l’anima” “E nulla più?” “Proprio nulla”» (Agostino, Soliloqui I, 2,7)”.

Eminenza, chi è per Lei Sant’Agostino?

“Un genio dell’umanità e un grande santo, cioè un uomo pienamente riuscito. Mi ha impressionato, in proposito, un’affermazione di Maritain che cito ripetutamente ai giovani, spesso così ossessionati dal problema del successo e della autorealizzazione: «Non c’è personalità veramente perfetta che nei santi. Ma come? I santi si sono forse proposti di sviluppare la propria personalità? No. L’hanno trovata senza cercarla, perché non cercavano questa, ma Dio solo» (J. Maritain)”.

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