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Qualcuno intanto si chiede come farà questo paese a non finire come la Grecia?

gennaio 17, 2017 Luigi Amicone

Va bene divagare su Trump e Putin. Va bene giocare a guardie e ladri. Però il principio è anzitutto avere una giovinezza, produrre, essere qualcosa. Perché tutto costa

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Articolo tratto dal numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti) – L’idea che esista fuori dal mondo delle pie illusioni una tv, una stampa e una piattaforma digitale libera e autorevole, è una favola che piace alla gente che piace. Cioè a chi controlla i media egemoni. Dicono niente gli “incidenti” dell’informazione di massa? Dove si scopre una volta che il tal social network ha in cima alla piramide dei suoi milioni di utenti ben affinati strumenti di controllo e di orientamento non solo dei consumi, ma anche delle opinioni politiche, e un’altra che il quotidiano economico “autorevole” per definizione è anche quello in cima alla lista dei giornali economicamente in default. Sotto questo profilo Grillo ha fatto bene a reagire alla proposta di creare in sede europea un (ennesimo) ente di sorveglianza sull’attività dei media. L’Inquisizione era una cosa seria, come adesso ammettono anche gli storici anticattolici. Mentre il tribunale del politicamente corretto europeo c’è già, non occorre formalizzarlo in un altro ente inutile, e già svolge con zelo e acribia di regime il suo bel lavoro di lavaggio dei cervelli, anestesia delle coscienze e riduzione del pensiero a un Saviano unico.

Mi spiace, non trovo ad oggi una definizione più precisa dell’attuale fase di cultura e informazione di massa di quella immaginata da Pasolini cinquant’anni fa ed espressa prima sul Corriere della Sera, poi nel suo discorso postumo (letto da Marco Pannella) al congresso dei Radicali nel novembre 1975 e recentemente citata in questa rubrica: «Attraverso la realizzazione falsificata e totalizzante dei diritti civili», «abrogando ogni reale alterità», «assumendo gli intellettuali progressisti come propri chierici», siamo arrivati al pieno regime politically correct, col suo stile di istruzione uniforme e pappagallesco. Tanto che, dalla cima di Google all’ultimo giornalino scolastico, tutti ci servono lo stesso brodo di chi «ha già dato all’invisibile potere una invisibile adesione intascando una invisibile tessera». Dunque Grillo pone un problema giusto, ma offre una risposta sbagliata, perché pienamente conforme al regime. Infatti, nel regno dell’omologazione planetaria, non c’è giuria popolare che non sia in linea con il verdetto di un tribunale governativo, europeo o onusiano che dir si voglia.

Detto questo, mi pare che la Befana ci abbia portato in dono una bella sorpresa: la coppia Mattarella-Gentiloni. Non male. Il primo si conferma essere un democristiano duttile, pratico, bonario, consapevole dell’alto ufficio che ricopre e per niente arrogante, vanesio, petulante, come fu, una volta salito al Quirinale, uno dei suoi ex compagni di partito.

Il pensiero che langue
Quanto a Gentiloni, anch’egli, almeno sin qui, sembra confermarsi persona altrettanto semplice, popolare, ricoprendo la carica di presidente del Consiglio senza ambizioni tromboneggianti e, almeno così pare, ben conscio del suo ruolo di mero traghettatore alle elezioni politiche di autunno 2017 o, al massimo, primavera 2018. Insomma, confermando le sue origini di sessantottino agiato ma generoso, sta insegnando al suo Pigmalione Renzi l’arte della prudenza e del mai pensare che il nuovo Cesare rottamatore sei tu. Perché prima o poi arriva sempre un Cesare più nuovo di te che ti rottama.

Detto ciò, tutti i problemi restano tutti sul tappeto. Italia vecchia. Italia dal passo affannoso. Italia con produttività zero virgola e debito voragine. Va bene “spensare”, come l’Alfieri diceva della letteratura parruccona, divagando contro la coppia Trump-Putin. Va bene anche preoccuparsi dell’avanzata islamica. Però il principio è anzitutto avere una giovinezza, produrre ed essere qualcosa. E questo perché tutto ha un costo: Stato, trasporti, sanità, scuola, sicurezza… E in special modo hanno un costo le pensioni. Ecco il problema: intanto che continuiamo a giocare a guardie e ladri, dando ai tribunali l’autorità di decidere tutto il gioco in società, come facciamo a non finire come la Grecia, dove se hai sessant’anni puoi anche morire perché in ospedale non ci sono più medicine per curarti?

È il pensiero che langue. È un colpo di accelerazione politica che non c’è. È l’inventiva del giornalismo che manca. Io, diceva Camus, mi sento umile solo davanti alle grandi avventure spirituali e alla grande povertà. Tra queste due cose c’è una società che fa ridere. Ecco descritti l’Italia, l’Europa, i cosiddetti “opinion makers”, Chiese comprese. Tutto fa ridere, tranne che in mezzo c’è una società in cui la classe media è diventa la regina dei poveri.

Foto Ansa

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