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Pregavano in chiesa, poi il buio e gli spari. Così i cristiani muoiono in Nigeria

agosto 8, 2012 Daniele Ciacci

A Otite, nella regione centrale di Kogi, in Nigeria, diciannove fedeli sono stati uccisi in un attentato. Le vittime di Boko Haram salgono a 1600.

Non si ferma la strage cristiana in Nigeria. Un nuovo attacco a una chiesa, la “Deeper Life Bible church” a Otite, nella regione centrale di Kogi, ha provocato la morte di diciannove credenti riuniti in preghiera, tra le quali in sacerdote. Un commando armato di dieci persone, a bordo di un minivan, ha fatto irruzione nella chiesa dopo aver staccato la corrente dall’edificio. Gli attentatori sono entrati sparando ad altezza uomo. L’assalto, al momento, non è stato rivendicato, ma la similitudine con certi attacchi del gruppo di matrice islamica Boko Haram lascia pochi dubbi agli inquirenti, nonostante la regione di Kogi non sia mai stata toccata direttamente dalla violenza estremista.

L’attentato seguirebbe le richiese del leader di Boko Haram, Abubakar Shekau, a Goodluck Jonathan di convertirsi all’islam – abbandonando il cristianesimo – e di dimettersi dall’incarico di premier. Non è tardata la risposta del capo dello stato africano, che si dice indisposto ad abiurare la propria fede. Tantomeno, a lasciare il suo ruolo, essendo «il suo mandato voluto dai nigeriani stessi», a detta del suo portavoce. Alle sue parole, i terroristi hanno risposto con i fatti. Domenica, un’autobomba si è schiantata contro alcuni militari a Damataru, nel nord-est, uccidendo sei soldati e due civili. Più a est, a Maiduguri, un commando armato ha freddato un poliziotto e un civile.

Salgono così a 800 le vittime di Boko Haram da gennaio. Dall’inizio del conflitto, nel 2009, sono circa 1600 le uccisioni, di cui molti cristiani. Le voci di Fiamma Nirestein e di Margherita Boniver, deputate Pdl, si dicono preoccupate per la sorte di un paese dove la libertà di culto è limitata. In Nigeria, si sente solamente l’eco delle richieste europee e americane di mettere fine al conflitto. Più forte è la voce del vescovo di Jos, Ignatius Kaigama, che a Tempi dice preoccupato: «Certamente non agiscono da soli. C’è un piano segreto e ci sono degli sponsor dietro di loro, sia all’interno della Nigeria che fuori. Certamente ricevono aiuti da gruppi terroristici internazionali come Al Qaeda».

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