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Perché anche il bosone di Higgs ci parla del Grande Mistero, che solo amore e luce ha per confine

gennaio 3, 2015 Giovanna Jacob

Quanto più ci avviciniamo alla meta della conoscenza totale, tanto più la meta si allontana. Meglio così. Se potessimo sapere “tutto”, forse ci sentiremmo come Dio, ma poi ci suicideremmo per la noia

Caro direttore, la recente scoperta del bosone di Higgs, noto come “particella di dio”, sembra davvero essere una delle più importanti scoperte scientifiche di tutti i tempi. Nel corso del documentario La particella di Dio, Fabiola Gianotti, membro eminente del team di scienziati che hanno scoperto il bosone di Higgs al Cern di Ginevra, afferma: «Le nostre piccole menti umane, in 4 milioni di anni, si sono spinte sin quassù: cercare di comprendere qual è l’origine dell’universo. E ora che siamo arrivati a questo risultato storico, ora che siamo riusciti a trascriverlo con una formula matematica comprensibile a tutti e che si può racchiudere in un foglio di carta, ora comprendiamo che la nostra ricerca non è ancora finita». Ciascuno di noi minuscoli umani è più grande dell’universo intero, perché noi possiamo pensare l’universo, mentre l’universo non può pensare noi. Ma allo stesso tempo l’universo resta troppo grande e troppo misterioso per noi: come nota la Gianotti, la ricerca non è ancora finita. Forse non lo sarà mai.

Infatti l’astrofisico Marco Bersanelli, commentando questa straordinaria scoperta, avverte: «Troviamo che la materia ordinaria (…) costituisce solo il 4,9% del contenuto dell’universo. La presenza della materia oscura non solo è confermata, ma “pesa” più del previsto: è il 26,8% del totale, un quinto in più di quanto si pensava. Il resto è il contributo della energia oscura, la misteriosa forza responsabile dell’accelerazione cosmica». Le parole di Bersanelli ci interrogano profondamente sul senso stesso della scienza. Riusciremo mai a conoscere il 100 per cento del contenuto dell’universo? E più in generale, perché fare scienza, a che scopo? La conoscenza è il fine oppure è semplicemente un mezzo per altri scopi? Per rispondere a queste domande, bisogna prima esaminare le principali visioni della scienza affermatesi in Occidente: la visione di Kant e quella Hegel.

Secondo Emmanuel Kant, la mente umana non conosce non le cose in sé stesse ma le impressioni dei sensi, che rispecchiano solo l’apparenza superficiale delle cose. Cementando assieme tali impressioni per mezzo delle idee del tempo e dello spazio (perché per Kant il tempo e lo spazio sarebbero solo idee), la mente costruisce la sua immagine della realtà, che rispecchia dunque l’apparenza superficiale, non la realtà in sé stessa, che resterebbe sempre inconoscibile (“noumeno”). E se la ragione non si avere certezza sulla realtà, tanto meno può avere certezza su Dio, e la fede potrà essere solo un mero sentimento (e Kant stesso lo provava sinceramente).

Secondo Georg Wilhelm Friedrich Hegel: la mente non si limita a conoscere la realtà ma addirittura… la fabbrica. Precisamente, Hegel afferma che l’universo intero sarebbe generato da uno “spirito assoluto” che giungerebbe alla sua piena autocoscienza nella mente umana, intesa come l’insieme di tutte le singole menti… (si fatica a credere che questa fantasiosa “filosofia dello spirito” abbia goduto di molto prestigio ai suoi tempi). “Spirito assoluto” a parte, dall’heghelismo è disceso quel razionalismo assoluto, tipicamente moderno, secondo cui la mente umana potrebbe conoscere completamente e quindi dominare completamente la realtà: «Ciò che è reale è razionale, ciò che è razionale è reale».

Se Kant allontana Dio dalla realtà, Hegel trasferisce Dio ossia lo “spirito assoluto” nella mente dell’uomo. Ma appunto, per staccarsi dalla fede occorre prima staccarsi dalla realtà, perché è attraverso la realtà che si va a Dio: «Per chiarire il problema dell’uomo come religiosità… è necessario innanzitutto rendere esperienza personale il rapporto tra ‘uomo e la realtà in quanto originata» (Luigi Giussani, In cammino 1992-1998, Bur, Milano 2014, p. 316). Il razionalismo “moderato” di Kant isola le idee dell’uomo della realtà, mentre il razionalismo assoluto di Hegel identifica la realtà con le idee stesse. Dunque, il passo dal kantismo all’heghelismo è breve: prima l’uomo non ha rapporto con la realtà ma con le sue idee, poi le sue idee diventano la realtà stessa. «Ciò che è reale è razionale, ciò che è razionale è reale». E quando crede che la realtà intera sia contenuta nella sua testa, l’uomo può anche credere di essere un dio terreno, capace di esercitare un dominio assoluto sulla realtà.

Concretamente, il razionalista assoluto è convinto di potere plasmare la realtà a suo piacere, trasformandola nel paradiso in terra, per mezzo della scienza, che diventa quasi una religione. Storicamente, il razionalismo assoluto ha partorito il positivismo in scienza e il comunismo in politica, che infatti si presenta come “socialismo scientifico”. Agli occhi dei razionalisti il progetto sociale di Karl Marx (discepolo di Hegel) doveva per forza essere “reale” ossia realizzabile perché sulla carta pareva loro assolutamente “razionale” ossia “scientifico”. La storia in persona si è incaricata di farci sapere che il progetto della società perfetta era del tutto incompatibile con la realtà ossia irrealizzabile. Invece di realizzare il paradiso, i comunisti hanno realizzato l’inferno in terra. Il fallimento del comunismo dimostra che il pensiero dei comunisti e dei razionalisti in generale non coincide con la realtà: violenta la realtà.

Se i comunisti volevano realizzare la società perfetta, i positivisti volevano realizzare la scienza perfetta, capace di conoscere tutto e spiegare tutto con una sola formula matematica. Per mezzo della scienza perfetta, l’uomo avrebbe potuto ottenere tutto: perfino l’immortalità terrena. Ma paradossalmente, oggi gli scienziati sanno di sapere meno di quanto pensassero di sapere gli scienziati di due secoli fa, quando la scienza era molto meno avanzata. I positivisti pensavano che entro pochi anni l’umanità sarebbe arrivata a conoscere il 100 per cento di tutto, oggi sappiamo di conoscere solo il 4,9 per cento di tutto ciò che esiste nell’universo. Quanto più ci avviciniamo alla meta della conoscenza totale, tanto più la meta si allontana. Quanti più misteri risolve, tanti più misteri la scienza si vede parare davanti.

Il fallimento storico dei progetti sociali “scientifici” e il fallimento del sogno della scienza totale insegnano che non tutto ciò è reale è anche necessariamente razionale in senso umano, ossia pensato dall’uomo, e viceversa non tutto ciò che è razionale in senso umano, rispecchia ciò che è reale.

Da quando il comunismo e il positivismo sono falliti, l’edonismo è diventato una ideologia di massa. Dopo il Sessantotto il comunismo è stato soppiantato dal consumismo (se ne era ben accorto Pasolini). L’uomo post-moderno non cerca più il paradiso in terra ma il piacere immediato e il benessere economico. Dal momento che per lui la conoscenza in sé stessa conta molto meno del profitto, alla scienza non chiede di conoscere l’universo ma solo di alimentare il progresso tecnologico ed economico. Significativamente, nel documentario La particella di Dio un economista chiede ad uno dei fisici del Cern quale utilità economica potrebbe mai avere la scoperta del bosone di Higgs, lasciando intendere che, se non ne avesse nessuna, l’acceleratore di particelle andrebbe rottamato quanto prima. La pensano come lui la maggioranza dei membri del Congresso degli Usa, che infatti nel 1993 hanno bloccato i finanziamenti necessari per il completamento del Superconducting Super Collider, un gigantesco acceleratore di particelle di cui era già stata costruita gran parte presso la cittadina di Waxahachie nel Texas. Comunque, il fisico del Cern ha fatto notare a quell’economista che le onde radio, quando furono scoperte, non si sapeva ancora se sarebbero state utili a qualche cosa. Allo stato attuale, non sappiamo esattamente quali ricadute tecnologiche potrà avere la scoperta del bosone di Higgs, ma le avrà sicuramente. La sola costruzione dell’acceleratore di particelle già ne ha avute molte, fra cui l’innovazione di apparecchi medicali e il potenziamento del world wide web.

Si può dire che non c’è una sola grande invenzione tecnologica che non sia nata dalla costola di una grande impresa scientifica. Per fare un solo esempio, la rivoluzione delle tecnologie informatiche e delle telecomunicazioni, che ha cambiato radicalmente la nostra vita, è iniziata nei laboratori delle industrie coinvolte nella missione più apparentemente “inutile” della storia: la missione Apollo. Se Armstrong non avesse mai messo piede sulla Luna, noi oggi non avremmo dentro casa i pc, internet, i cellulari e tutto il resto. La ricerca applicata all’industria si è sempre nutrita di ricerca pura (ossia la ricerca finalizzata unicamente a conoscere l’universo). Di conseguenza, se la seconda agonizza, anche la prima agonizza. Più voci oggi denunciano che da qualche decennio si fa meno “ricerca pura” che “ricerca applicata”. E non a caso, sembra che dalla fine degli anni ’70 non ci siano più state neppure invenzioni tecniche di prima importanza (cfr. Massimiano Bucchi, Formidabili gli anni 70 della scienza. Ma ora che cosa ci inventiamo?, Repubblica, 23 luglio 2014).

Dunque, se vogliamo alimentare il progresso economico-tecnologico dobbiamo prima alimentare il progresso scientifico. Ma non bisogna mai dimenticare che sul piano dei valori assoluti, il progresso scientifico è superiore al progresso economico-tecnologico, più in generale la conoscenza è superiore all’economia. Dice più o meno san Tommaso: le attività economiche servono per garantire la sopravvivenza fisica, la sopravvivenza fisica serve per potersi dedicare alle attività intellettuali, le attività intellettuali servono per amare l’essere (l’essere delle cose, l’essere degli altri uomini e l’Essere di Dio). Solo l’amore è superiore alla conoscenza. Bisogna dunque rispettare la gerarchia: in quanto la conoscenza è superiore all’economia, la prima deve sempre essere fine e non può essere mai mezzo della seconda. Quando la prima diventa mezzo, si danneggiano entrambe. Concretamente, è controproducente non soltanto trascurare la ricerca pura per concentrarsi sulla ricerca applicata, ma anche fare ricerca pura solo per alimentare la ricerca applicata.

C’è una certa analogia fra la ricerca pura e la carità: come si può amare veramente solo se si rinuncia al tornaconto personale, così si può conoscere veramente solo se si rinuncia ad un ritorno economico immediato. Il ritorno economico probabilmente ci sarà, ma quando non lo decidiamo noi. Sta scritto: «Non preoccupatevi dunque dicendo: “Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo?”. Di tutte queste cose vanno in cerca i pagani. Il Padre vostro celeste, infatti, sa che ne avete bisogno. Cercate invece, anzitutto, il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta» (Matteo 6, 31-33). Parafrasando questo brano evangelico, possiamo dire: non preoccupatevi delle possibili ricadute tecnologiche e dei conseguenti profitti economici, cercate prima di conoscere il bosone di Higgs e la radiazione cosmica, il resto vi verrà dato in aggiunta. Mettendo l’economia al di sopra della scienza, gli uomini di oggi si dimostrano simili ai “pagani” del brano succitato, che si preoccupavano soltanto del mangiare, del bere e del vestire.

Per guarire dal paganesimo e tornare a percorrere il cammino della conoscenza scientifica, e quindi per tornare ad amare l’essere, dobbiamo innanzitutto liberarci dei due errori che ci avevano sbarrato la strada: l’empirismo razionale e il razionalismo assoluto. San Tommaso d’Aquino ci aiuta a liberarcene. Egli ci spiega infatti che conoscere non significa né creare la realtà (hegelismo) né immaginarla (kantismo), ma adattare il pensiero alla realtà: «Adaequatio rei et intellectus».

Kant si sbagliava: è vero che la mente conosce la realtà attraverso i sensi, ma non è vero che conosce soltanto le impressioni fornite dai sensi. In primo luogo non c’è nessuna ragione per credere che le cose che esistono siano diverse da come si presentano agli occhi e agli altri sensi. In secondo luogo, riflettendo su quello che vede, l’uomo riesce a conoscere anche gli aspetti della realtà che non può vedere. Ad esempio, riflettendo sui risultati di certi esperimenti, i fisici sono riusciti a scoprire la struttura degli atomi, che non si possono vedere neppure con l’aiuto del più sofisticato microscopio. In sostanza, l’uomo può conoscere la realtà “in sé”, e non soltanto le impressioni dei sensi, perché la realtà “in sé” si basa su una struttura razionale

Dunque, la realtà non è inconoscibile perché si basa su una struttura razionale che può essere conosciuta da una mente razionale. Ma anche Hegel si sbagliava: se è vero che la realtà si basa su una struttura razionale, tuttavia non è vero che la realtà è completamente conoscibile. Riflettiamo: nell’esperienza quotidiana, quali sono le cose che conosciamo meglio delle altre? Sicuramente, quelle che facciamo noi: pensieri usciti dalla nostra mente, parole uscite dalla nostra bocca, oggetti fabbricati con le nostre mani. Ad esempio, io conosco perfettamente questo testo perché l’ho scritto io. Invece l’universo non lo abbiamo “scritto” noi. Se dunque ammettiamo che non è stata la nostra mente a generare l’universo, dobbiamo anche ammettere che la nostra mente non potrà mai conoscerlo fino in fondo. Dal punto di vista cristiano, la conoscenza assoluta del creato è riservata al Creatore. L’universo è stato “scritto” da Dio: noi possiamo solo leggerlo. E si tratta di una lettura molto difficile.

Noi riusciamo a “leggere” l’universo, perché l’universo è stato scritto con un alfabeto e una sintassi razionali (e come dice san Tommaso, l’ordine dell’universo è una delle prove dell’esistenza di Dio). Ma fra una lettera e l’altra, si aprono abissi di mistero in cui la nostra ragione fatica ad addentrarsi. Fuor di metafora, alla base dell’universo c’è un insieme di forze fisiche che possono essere tradotte in leggi basate sui numeri (la scienza stessa è nata per “matematizzare” l’universo). Ma queste leggi non spiegano tutto: ad oggi la scienza è riuscita a conoscere con certezza e “matematizzare” non più del 4,9% di tutto ciò che esiste. Se teniamo presente che, per principio, la conoscenza totale del creato è riservata al Creatore, possiamo essere certi fin da adesso che, da qui alla fine dei tempi umani, solo una parte di quel 95,1% di realtà ancora sconosciuta verrà conosciuta e matematizzata. Del restante, parte non verrà conosciuta semplicemente perché non ci sarà tempo, ma parte non verrà conosciuta probabilmente perché non può essere conosciuta dalla mente umana, perché si basa su una matematica superiore a quella umana.

Quanto più ci avviciniamo alla meta della conoscenza totale, tanto più la meta si allontana. Meglio così. Se potessimo sapere “tutto”, forse ci sentiremmo come Dio, ma poi ci suicideremmo per la noia, come gli uomini nella operetta morale di Leopardi, perché non bastiamo a noi stessi. Meno male che fra le pieghe dell’infinitamente piccolo e fra gli spazi sconfinati dell’infinitamente grande si celano abissi di mistero che mai finiremo di sondare. Tutti i piccoli misteri della scienza ci parlano del Grande Mistero, che solo amore e luce ha per confine.

San Paolo dice: «Egli creò da uno solo tutte le nazioni degli uomini, perché abitassero su tutta la faccia della terra. Per essi ha stabilito l’ordine dei tempi e i confini del loro spazio, perché cercassero Dio, se mai arrivino a trovarlo andando come a tentoni, benché non sia lontano da ciascuno di noi. In lui infatti viviamo, ci muoviamo ed esistiamo, come anche alcuni dei vostri poeti hanno detto: Poiché di lui stirpe noi siamo» (Atti 17, 26-28). Quando leggi di Dio che forma il tempo e lo spazio, ti viene in mente la teoria della relatività di Einstein. E quando leggi di Dio che crea tutte le nazioni perché popolassero tutta la terra, ti viene in mente il satellite Plank e l’acceleratore di particelle del Cern, attorno ai quali fisici di tutte le nazioni si incontrano per studiare l’infinitamente piccolo e l’infinitamente grande, cercando Dio come a tentoni. Che cosa cercano infatti gli scienziati, anche senza saperlo, se non il pensiero di Dio impresso sulla materia? Ma egli non è lontano da ciascuno di noi. Quel bambinello adagiato su una mangiatoia, fra un bue e un asinello, in un posto sperduto della Palestina, era Colui che ha stabilito i confini del tempo e dello spazio.  

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37 Commenti

  1. Andrea UDT scrive:

    Articolo tremendo: fa un pastone di tutto mischiando teologia, scienza politica, sociologia.

    Omette punti chiave importanti dell’epistemologia (vedi Einsten vs. Bohr, Interpretazione di Copenaghen) concentrandosi su Kant ed Hegel, ampiamente sorpassati proprio dagli sviluppi della scienza.

    Fa un concione su cosa sia conoscibile e non, sempre accartocciata su Hegel e Kant e nemmeno una parola su Popper.

    E’ come parlare del metodo scientifico prendendo in esame Aristotele e Platone saltando Galileo Galilei.

    Per capire cosa è la scienza, i suoi limiti, le ricadute sulla società e altro è meglio rivolgersi ad altre letture.

    • Giovanna Jacob scrive:

      Lei ha perfettamente ragione:in questo (modesto) articolo l’assenza di un riferimento a Popper pesa come un macigno. Ma in realtà io Popper l’ho omesso di proposito, per due ragioni. La prima è che Popper, che personalmente venero, non ha avuto sul “pensiero dominante” lo stesso influsso che hanno avuto i vecchi parrucconi Kant ed Hegel. Anzi, Popper è rimasto un grande filosofo d’élite, il cui pensiero è stato accolto solo da poche menti illuminate. Invece, la gente di media cultura ragiona ancora, senza saperlo, come due filosofi di due secoli fa di cui ignora perfino l’esistenza. Qualcuno ha detto che il pensiero dei filosofi diventa pensiero di massa a distanza di uno o due secoli.
      Ma la seconda ragione per cui ho omesso Popper… è che io, poco o tanto, bene o male (anzi sicuramente molto male) assumo un punto di vista che è simile in tutto e per tutto a quello di Popper. Punto di vista cui sono pervenuta attraverso san Tommaso d’Aquino, che aveva già detto tutto nel Medioevo.

      • Andrea UDT scrive:

        Gentile Giovanna Jacob,

        desidero ringraziarLa per aver risposto in modo pacato ad un mio commento che, riletto, cela a fatica una certa ruvida contrarietà alle tesi che Lei espone.

        Quanto a Hegel non penso abbia influito sul pensiero scientifico. Io, personalmente, vedo più nella storia del pensiero scientifico due filoni: uno strettamente empirico (Galileo Galiei), uno idealista (Cartesio)

        Galileo Galilei aveva fiducia nell’esperimento, Cartesio nella razionalità del creato e quindi nella possibilità di dedurne leggi universali confidando nella logicità (matematica) della natura. Cartesio in certi punti era dunque simile a Einstein (e viceversa) e per questi motivi Einstein faceva fatica ad accettare la meccanica quantistica.

        Hegel lo lascierei stare nel senso che credo abbia avuto influenza a livello sociologico e politico, non scientifico.

        Fatico poi ad accettare che, parlando di scienza, si cerchi di mettere un cappello “teologico” a tutti i costi quasi la scienza stessa fosse una sorta di evoluzione 2.0 della teologia.

        San Paolo,San Tommaso, la prova “logica” (virgolettato perchè fallace proprio da un punto di vista logico) dell’ “esistenza di Dio” evitando regressioni infinite e altri argomenti sono cose che nulla hanno a spartire con la moderna scienza.

        Citarle nella foga apologetica fa solo, a mio (agnostico) parere, confusione e inganno.

        P.S: parruccone a Hegel mi sta bene (a leggerla la “Fenomenologia dello spirito” sembra una enorme e fumosa, supercazzola), Kant un pochino di rispetto lo merita.

        • Giovanna Jacob scrive:

          Gentile signor Andrea Udt,
          rispetto le sue opinioni e la sua personale visione del mondo, anche se evidentemente è diversa della mia. Meglio così, il mondo è bello perché è vario, un mondo di soli cattolici mi inquieterebbe. Ma comunque questo è un giornale cattolico, non “Science” o “Nature” o “Scientific American”. Se nei suddetti giornali, giustamente, si evita accuratamente di mettere qualunque cappello ideologico o teologico ai nudi fatti scientifici, invece qui possiamo prenderci la libertà di mettercene uno. Ognuno si scelga il suo cappello: io ho scelto quello teologico.
          Per il resto, non disconosco certamente l’importanza di Cartesio e di Galileo. Ma come notò acutamente Maritain, la filosofia di Kant e di Hegel sono state scritte proprio sulla base del canovaccio filosofico cartesiano. Tutto iniziò con la separazione fra “res cogitans” e “res extensa”. Quindi, da un certo punto di vista Kant ed Hegel non sono alternativi a Cartesio, ma sono Cartesio al cubo. E non c’è nessun dubbio che il razionalismo, divenuto poi anche scientismo, discenda non tanto dalla visione filosofica complessiva di Hegel (lo spirito assoluto e via delirando) quanto dal “metodo egheliano”, che è ancora più radicale del “metodo cartesiano”: “Ciò che è reale è razionale, ciò che è razionale è reale”.
          Quanto a Gelileo, siamo al punto: la scienza, per essere scienza, deve basarsi sull’esperimento; al di fuori dell’esperimento non c’è scienza, ma solo teorie con valore di mere fantasie. Appunto, Galileo smentì Hegel due secoli prima di Hegel, dimostrando ciò ciò che è razionale (pensato) non è necessariamente reale, perché la realtà è pensata da un Altro. Infatti, Galileo cercava “il pensiero di Dio impresso sulla materia”.
          Quanto alla teoria quantistica, mi permetto di dire al grande Einstein, con estrema presunzione, che si sbagliava: non è vero che Dio non può giocare a dadi. Ma ne riparlerò diffusamente, spero.

    • Cisco scrive:

      @Andrea UDT

      Guarda che la realtà è unica, quindi è proprio un “pastone” di tutto, non solo teologia, scienza politica e sociologia. Se poi tu sei capace di scrivere qualcosa di meglio nello spazio di un blog, allora condividilo.
      Che gli sviluppi della scienza abbiano superato Kant ed Hegel è una affermazione del tutto arbitraria, visto che dal punto di vista epistemologico – e anche popperiano – è la filosofia che giudica la scienza, non viceversa.
      E lo scientismo – come ha rilevato sempre Popper – è una pretesa assolutamente ridicola in quanto esclude la metafisca, che invece è essenziale. La verità scientifica esiste, ma non la certezza di poterla conoscere: infatti la certezza è materia che esula dalla scienza, dato che attiene a un altro metodo di conoscenza: la fede.

      • akulll scrive:

        mi fate morire voi che masticate la filosofia… pretendete di parlare della scienza, dei suoi metodi e dei suoi limiti senza sapere praticamente nulla al riguardo.
        massimo massimo un po’ di logica spicciola

        • Cisco scrive:

          @Akulll

          Illuminaci Akulll, tu che ne sai più di Popper…. Siamo tutti estasiati al solo pensiero di ascoltare un ingegnere si occupa di senso e scopi della ricerca scientifica!

          • Ko scrive:

            Un ingegnere porno attore , poi, è il massimo su questi temi . Offre di certo un punto di vista originale.

            • Roro scrive:

              Ma di che parlate?
              Cmq forse visto che parlate di meccanica quantistica potreste dirmi come funziona l algebra operatoriale, operatori auto aggiunti, chiusi o limitati. Potreste anche parlarmi di gruppi di operatori ad un parametro è come questi rappresentino l evoluzione di uno stato.
              Infine potreste dirmi come la meccanica quantistica presenta analogie con la meccanica hamiltoniana come riformulazione della meccanica quantistica.

      • Andrea UDT scrive:

        “visto che dal punto di vista epistemologico – e anche popperiano – è la filosofia che giudica la scienza, non viceversa.”

        E’ questo il grande inganno.

        La filosofia non è più capace nemmeno, da almeno un secolo, di porsi le domande giuste.
        Le risposte giuste, figuriamoci, non le ha MAI date.

        Vuoi parlare di epistemologia? Non puoi farlo senza conoscere Godel, Turing (si, il matematico), Popper, un buon trattato di neurologia e senza sapere come FISICAMENTE funziona il cervello umano.

        Altrimenti sono solo supercazzole e con quelle non ci giudichi nulla: tiri a indovinare.

        • Cisco scrive:

          @Andrea UDT

          Non sono assolutamente d’accordo, d’altra parte – come osserva anche Giovanna Jacob – il mondo è bello perché è vario. Secondo Popper la scienza non può raggiungere certezze (quelle che tu invece ritieni non raggiungibili dalla filosofia) e la neutralità del ricercatore non esiste, perché l’uomo è fatto di desiderio di capire, e proietta la sua cultura e la sua esperienza in tutto quello che fa, anche inconsapevolmente. Quindi è’ la filosofia (e la teologia) che consente di raggiungere certezze, la prima delle quali e’ che la ragione (la scienza) e’ limitata, sebbene non per questo inutile! La certezza sulle cose ultime la da’ solo la fede, per questo da un punto di vista cattolico c’è l’esigenza di “mettere il cappello della teologia” su quello della scienza (e della filosofia). E’ così che sono nate le università.

          • Rorororori scrive:

            Si ma se devi dire una cosa ad un amico usi uno dei prodotti della scienza: il cellulare. Non ti fai una preghiera a lol.
            Ripeto non si può parlare di scienza e nello specifico di meccanica quantistica senza conoscere neanche le sue basi

            • Cisco scrive:

              @Rorororori

              Il cellulare è uno strumento tecnico che si può usare anche senza conoscere le basi della meccanica quantistica su cui poggia. Sostenere che non si può parlare di scienza senza conoscere le basi della meccanica quantistica, oltre che essere una tua rispettabile opinione che fa fuori un innumerevole quantità di filosofi della scienza (tra cui lo stesso Popper), non c’entra nulla con il tema dell’articolo, che riguarda il rapporto tra scienza e conoscenza .

              • rorro scrive:

                Cisco, sono sempre luca, akul etc… devo cambiare nick name…
                forse non hai colto il senso della mia battuta.
                come ho più volte detto io e la filosofia non ci siamo mai parlati, però tu dicevi che la scienza non raggiunge certezze etc, mentre la filosofia etc… il mio punto è che scienza contro filosofia vince scienza anche perchè in fin dei conti quella che porta risultati concreti a casa è la scienza.

                certo che non serve conoscere la meccanica quantistica o quant’altro per usare un cellulare, ma voi qui volete parlare di scienza e dei suoi limiti senza conoscerla assolutamente!

                come dicevo è vero che la matematica stessa non si spiega da sola: teorema di incompletezza, ma è anche vero che preso un sistema di assiomi è capace di sintetizzare teorie vaste, ricche ma soprattutto consistenti e coerenti…

                il discorso è lungo e ha molti aspetti e sintetizzarlo in un articoletto mi sembra oltremodo riduttivo, ma sopratutto i filosofi che hanno ambizione di parlare di scienza dovrebbero almeno conoscerne un po!

                • Cisco scrive:

                  @Rorro
                  Intanto vorrei capire come fai a dire che “noi” non sappiamo nulla di scienza: da cosa lo deduci? Intanto si potrebbe spendere un anno intero per definire che cosa sia o non sia “scienza”, senza peraltro giungere a una conclusione condivisa. Secondariamente, mi sembra di poter dire che la meccanica quantistica e’ – insieme alla cosmologia – quella branca del sapere in cui scienza e filosofia si toccano ineluttabilmente.
                  Ma la cosa più importante e’ che attribuisci a me il giudizio secondo cui la scienza non potrebbe raggiungere la certezza sulla realtà, quando questa e’ la posizione “ufficiale” della fisica quantistica (se proprio non ti piaccio i filosofi come Popper o Feyerabend): Andrea ha citato l’interpretazione di Copenaghen, che portata alle estreme conseguenze ci parla di un universo che non esiste se non esiste anche un osservatore. In realtà io sono più per Einstein, anche se riconosco che Dio può giocare a dadi… La questione e’ molto complessa e non si può risolvere con qualche equazione matematica….

                  • Treserte scrive:

                    Cisco scusami hai ragione.
                    riformulo la domanda: conosci la meccanica quantistica? Sai da cosa è rappresentato uno stato quantistico? Sai cosa è e quando si verifica il collasso di uno stato? Conosci la relazio tra operatori hilbertiani auto aggiungiti, gruppi di operatori unitari ad un parametro e evoluzione di uno stato quantistico? conosci lo spettro dell’operatore dell’oscillatore armonico quantistico? Sai perché è importante la parte puntuale dello spettro dell operatore hamiltoniana?

                    Se non conosci queste cose come fai a parlare di quantistica? Io ho premesso che di filosofia conosco poco e niente (più niente che poco), tu questa premessa non mi sembra che l hai fatta…

                    • Cisco scrive:

                      @Treserte
                      Io conosco la meccanica quantistica solo a livello base, per averla studiata al liceo e fatto qualche buona lettura. Ma vedo che ti sfugge che il nocciolo della questione non è legato specificatamente alla fisica quantistica, bensì è a livello epistemologico. Probabilmente neanche Popper conosceva gli operatori hilbertiani (magari solo quelli booleani), ma questo non gli ha impedito di fondare una teoria sul modo in ciò la scienza procede nella conoscenza.

                    • Treluca scrive:

                      Cisco, hai capito che sono luca? Sei troppo gentile secondo me non l hai capito.
                      Cisco per parlare di meccanica quantistica, c’è bisogno di molta molta matematica tosta… Si studia al 5 anno di matematica… Se non la si conosce si tende a fraintendere concetti e risultati arrivando a dire baggianate.

                      Devo ammettere che anche se ritengo la filosofia stupida , inutile e noiosa ammiro la vostra cultura e dialettica… Bravi

                    • Cisco scrive:

                      @Treluca
                      Non so se sono troppo gentile, anche perché non ho capito chi saresti di così importante da meritarti qualcosa di meno gentile.
                      Luca? Mah! A me preoccupa più che altro il fatto che tanta matematica possa rendere incapaci di leggere la lingua di Dante: ho scritto che la meccanica quantistica non serve, potremmo parlare anche di evoluzionismo o astronomia, il tema e’ il metodo scientifico in generale.

          • Andrea UDT scrive:

            Alla faccia della moderazione!

            Il commento/risposta a Cisco è comparso due giorni dopo.

            Comunque: la scienza, il metodo scientifico non danno una verità ultima (ovvio) nè molto probabilmete la daranno

            (anche perchè ci sono limiti al pensiero umano che cerca di capire se stesso e come percepisce il mondo e su cosa accade quando investighiamo l’infinitamente piccolo, cosucce tipo l’osservatore che influenza il risultato col solo mero osservare vedi Godel, Bohr etc.etc.)

            MA, in ogni caso, la scienza non smentisce se stessa, affina sempre più la verità.

            Con Newton descrivo il moto con un certo grado di incertezza, la teoria della relatività NON smentisce, AFFINA la precisione.Con la relatività le mele non smettono di cadere a terra!!

            Per il moto di un satellite basta ancora la meccanica Newtoniana, per inviare segnali e sincronizzarli no, serve precisione maggiore (effetti relativistici)

            La teologia non valida NULLA, non risponde a NULLA, giuda forse a livello INTUITIVO e quindi totalmente SOGGETTIVO.

            Inoltre Popper se lo si cita è meglio maneggiarlo con cura e capire bene cosa sia la sua critica allo scientismo. Feyman, che i filosofi li scansava, era pragmaticamente popperiano (vedi video su you tube nei quali spiega il metodo scientifico).

            Ma senza ricamarci su, senza “metafisica” e speculazioni teologiche che sono del tutto ARBITRARIE.

            Mi dispiace, ma la verità è che in teologia siamo TUTTI UGUALMENTE COMPETENTI E IGNORANTI: la mia parola vale tanto quella del Papa. Tutte e due hanno lo STESSO GRADO DI PRECISIONE: ZERO.

            • Andrea UDT scrive:

              Lapsus “Freudiano”

              “non risponde a NULLA, giuda forse a livello INTUITIVO e quindi totalmente SOGGETTIVO.”

              non “GIUDA”, volevo scrivere “GUIDA”

              • Andrea UDT scrive:

                Ultima annotazione per Cisco.

                Secondo Popper una teoria scientifica non si può VALIDARE, ma solo CONFUTARE.

                Quello che ai più sfugge è che la confutazione è in realtà un affinamento di quello che sappiamo, un passo avanti verso una conoscienza con un grado di precisione migliore.

                Feynman, a cui piaceva scherzare durante le lezioni, se non ricordo male diceva “try to guess (tira a indovinare) e poi formula una previsione coerente con la teoria e progetta esperimenti per valutare e confutare”.

                Ma questo non significa non avere certezze (a parte quelle ULTIME), significa progredire.

                La filosofia (per me si salva solo quella analitica, Popper, Russel etc. etc.) non PUOI NEMMENO CONFUTARLA. Tanto vale chiedere all’astrologo Fox o al mago Otelma.

                E la teologia idem: è un atto di fede, è come essere innamorati, esiste se ami tua moglie e solo tu sai se la ami e ha QUEL TIPO DI ESISTENZA.

                Da qui a ragionare (o “IRRAGIONARE”) sul trascendente e sulla metafisica ce ne passa: non si può nemmeno applicare il criterio popperiano di confutazione: come cavolo si fa dunque ad avere un MINIMO DI CERTEZZA (sia pure approssimata) OGGETTIVA con la filosofia e la teologia?

                P.S:

                Il fisico premio nobel (1965, cromodinamica – quantistica) sul metodo scientifico.

                https://www.youtube.com/watch?v=EYPapE-3FRw

                P.S P.S:

                “try to guess” perchè l’intuizione che ti guida non è definibile: può nascere da un senso religioso, da un razionalismo assoluto scevro da sentimentalismo, da credere che “Dio” sia Dio come lo definiva Spinoza (eretico per la chiesa, era il punto di vista di Einsten), perchè ti si accende una lampadina, perchè tiri VERAMENTE a indovinare e perfino per una serie fortuita di tentativi che ti mettono sulla strada giusta (CAOS?).

            • Cisco scrive:

              @Andrea UDT

              Rispetto la tua posizione sulla teologia, ma secondo me si basa anche sul fraintendimento di cosa sia la teologia in ambito cristiano, e su questo non posso che rimandarti al grande discorso di BXVI all’Università di Regensburg:
              http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/speeches/2006/september/documents/hf_ben-xvi_spe_20060912_university-regensburg_it.html
              In ogni caso per un cattolico ciò che è autenticamente soggettivo è anche oggettivo, perché tutti i soggetti sono stati creati a immagine e somiglianza di Dio, e quindi condividono la capacità di conoscere la realtà tramite la propria ragione, di cui la scienza rappresenta un campo di applicazione rilevante. In una prospettiva cristiana non c’è nulla di più lontano dal vero dello scetticismo, perché la ragione è uno strumento molto più ampio dello stesso metodo scientifico, che riguarda solo una piccola parte della realtà, per quanto “vera”.
              Insomma, essere d’accordo con Heisenberg non significa sostenere che Einstein avesse torto quando diceva che la realtà esiste anche quando non può essere misurata: semplicemente, il metodo è imposto dall’oggetto che si vuole conoscere. Se si vuole conoscere l’universo da un punto di vista fisico potrà forse bastare una futura “teoria del tutto”, ma a quel punto si saprà tutto di (quasi) niente di importante per capire la maggior parte della realtà in cui viviamo.

              • Andrea UDT scrive:

                Hai citato BXVI. Bene, volevo citarlo anche io ma sillaba per sillaba da un libro da lui scritto riguardo alla scienza e alla “verità”.

                Devo solo ritrovare il libro perchè non voglio citare a memoria (ed essere impreciso) e spiegarle perchè a mio parere (e di moltri altri agnostici) è completamente in errore.

                Magari ci torniamo al prossimo articolo che parla di fede/scienza/ragione/filosofia, che sono i miei preferiti.

                Saluti, Andrea.

                • Rotto scrive:

                  Andrea da come parli o ti interessi di filosofia o di fisica… Se ti fossi interessato di matematica avresti detto che una teoria può essere generalizzata invece che raffinata… Il concetto non cambia troppo

                  • Andrea UDT scrive:

                    L’ultimo libro che ho (ri)letto è “Che cos’è la matematica?” di Richard Courant, penultima edizione.

                    Probabilmente il miglior libro divulgativo sulla matematica che sia mai stato scritto. (sempre a parer mio).

                    C’è da dire che quando fu scritto i risultati di Godel sulla logica e i fondamenti della matematica erano ancora troppo freschi per essere recepiti e trasmessi ad un livello divulgativo.

              • Rorto scrive:

                Cisco mi mare di capire dal tuo discorso che a teologia è oggettiva per i cristiani… Il che suona un po’ come : i cristiani se la suonano e se la cantano. Tu sostieni che se Dio esiste allora la teologia è soggettiva… Suona male, tanto male…

                Cmq, parlando di indeterminismo (ho fatto la tesi di laurea di primo livello su formulazioni varie dell’indeterminismo) il problema è che certe domande sono mal poste… È a particella in una posizione non ha una velocità … Quindi non ha senso domandarsi quale essa sia… Questo deriva dalla dualità della materia: natura corpuscolare e ondulatoria…

                • Giovanna Jacob scrive:

                  @ Rorto, Rottot eccetera eccetera. Hai fatto una laurea sull’indeterminismo e conosci molto bene la meccanica quantistica? Fantastico, come ti invidio. La quantistica mi affascina molto, ma la conosco solo a livello liceale. Specialmente mi affascina il problema della conciliazione fra meccanica quantistica e teoria della relatività. Forse mi puoi aiutare a chiarire un punto su cui nessun ha saputo aiutarmi: la famosa TEORIA DELLE STRINGHE, che tenta di conciliare quantistica e relatività generale, ha mai trovato uno straccio di conferma sperimentale? E semmai fosse impossibile trovare una conferma (come sostengono in molti), possiamo considerarla una teoria scientifica? Se puoi rispondermi, te ne sarei grata. Si accettano indicazioni utili anche dagli altri commentatori. Grazie.
                  P. S. una preghiera per le vittime di Parigi.

              • Rottot scrive:

                Cisco quello che non comprendo dei vostri discorsi è la necessità di introdurre dio per spiegare la realtà… È vero forse è difficile confutare la sua esistenza e forse si può costruire una teoria che spieghi tutto in funzione dell esistenza di Dio, ma tale teoria non permette previsioni, quindi è impossibile metterla alla prova ed anche estremamente contorta… È come se per spiegare la presenza sul tavolo di una penna tirassi in ballo gli alieni. Si tutto è possibile ma se c’è una penna sula tavolo di casa mia la cosa più probabile è che ce l’abbia lasciata io ieri!
                Infine, anche ammettendo l esistenza di un dio (dovremmo accordarci prima su cosa intendiamo per dio) perché mai un dio creatore dovrebbe somigliare al dio cristiano? perche dovrebbe essere a nostra immagine e somiglianza? Perché dovrebbe amarci? Perché dovrebbe punire i cattivi con diluvi universali etc? E sopratutto in che modo queste caratteristiche di Dio sono necessarie per spiegare l universo… Mi spiego meglio.
                Se ho un campi di velocità di un fluido allora se voglio che sia incompressibile aggiungo la caratteristica al campo di essere a divergenza nulla… Non aggiungo caratteristiche a caso, aggiungo solo quelle necessarie. Voi non solo dite che dio esiste ma siete anche molto specifici su quello che desidera per noi, per quello che fa e per il suo modo di pensare. Queste caratteristiche da dove vengono? Sono totalmente arbitrarie come sembra o avete delle ragioni di fondo?

                • Andrea UDT scrive:

                  Rottot, provo a fare l’avvocato del prete.

                  Devi considerare che per il cattolico Cristo non è qualcosa di etereo, ma AVVENIMENTO che accade qui e ora, si palesa in volti persone e quindi atti.

                  Che quindi la natività, la passione e la ressurrezione viene presa sul serio, ovvero è considerato fatto storico.
                  E se lo consideri fatto storico attendibile non puoi prenderlo sul serio con tutte le conseguenze.

                  A livello di “cosa è la scienza” questo si riflette nel ritenere che l’ordine della natura, il fatto che sia conoscibile in certi limiti secondo uno specifico linguaggio (matematica/leggi) non arbitrario e “lunatico” (tipo divinità greche) non sia casuale ma determinato appunto da una precisa volontà di un “orologiaio” che ha stabilito come devono essere le regole del gioco che governano il fluire del tempo e della materia.

                  Io lascio una porta aperta.

                  Per me, ad esempio, l’esistenza della Sacra Sindone è un bel macigno che non si può ignorare.
                  Problemi di datazione a parte è un qualcosa di fisico, tangibile, misurabile che non si riesce ancora a capire come sia stato fisicamente realizzato (con la tecnologia di quel tempo poi….)

                  • Treuno scrive:

                    Andrea non capisco cmq perché anche ipotizzando l esistenza di un Dio orologiaio, come mai loro lo dotano di così tante caratteristiche e dettagli.
                    Ad esempio, anche se ammettessimo la necessità di introdurre un orologiaio che ha deciso le regole del gioco perché tale orologiaio dovrebbe amare l uomo sopra le altre creature? Perché dovrebbe avere coscienza di se e di noi, perché dovrebbe averci dato i 10 comandamenti e perché quei comandamenti e non altri?

                    Posso capire introdurre un orologiaio generico che ha creato le regole, anche se esistono ipotesi più conceete, probabili e consistenti, quello che mi sembra inspiegabile è un dio così “specifico”

                    • Cisco scrive:

                      @Treuno
                      Il Dio cristiano non è un orologiaio, ma il figlio di un falegname palestinese nato in Giudea!

                • Cisco scrive:

                  @Rotott

                  E’ il contrario: per un cristiano è la realtà che spiega Dio, non viceversa. Per questo siamo così “specfici”, anche Andrea ha colto questo aspetto.
                  E la realtà non è solo quella verificabile con il metodo scientifico, mi sembra evidente… per il resto roppe domande, putroppo ora non ho tempo!

        • Djuuhdh scrive:

          Andrea questi non capiscono la logica proposizionale, figuriamoci i teoremi di incompletezza o l ipotesi di universitalita della macchina di turing.

        • Djeuuhdh scrive:

          WAndrea questi non capiscono la logica proposizionale, figuriamoci i teoremi di incompletezza o l ipotesi di universitalita della macchina di turing.

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