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«Per credere non devi rinnegare nulla di te stesso». Chi è John Waters, che parlerà alla Giornata dei Movimenti

maggio 17, 2013 Emmanuele Michela

Domani John Waters racconterà la sua esperienza davanti a papa Francesco: dalla ribellione giovanile all’alcolismo. Fino all’incontro con Dio

“Il mio viaggio dalla fede alla non-fede. E ritorno”. Parafrasando dall’inglese il sottotitolo di uno dei libri più celebri di John Waters, Lapsed Agnostic, ci si fa un’idea di chi sia il giornalista irlandese che sabato racconterà la sua storia in piazza San Pietro, di fronte a papa Francesco, durante la Giornata dei Movimenti. Waters è nome noto alla carta stampata dell’Isola verde: columnist della testata più famosa del Paese, l’Irish Times, ogni venerdì commenta quello che accade dalle parti di Dublino, in una società ingabbiata da una costante lotta di distruzione delle proprie radici. Ha lavorato per diverse testate in precedenza, occupandosi anche di musica e scrivendo uno dei primi libri dedicato agli U2.

ROCK COME RIBELLIONE. Ma il viaggio di cui si è reso protagonista risale a ben prima dell’inizio della sua carriera giornalistica: erano gli anni in cui l’Irlanda ancora era lontana dalla Celtic Tiger che a fine secolo proiettò il Paese tra una delle economie europee emergenti. Allora la nazione faceva i conti con la povertà, specie lontano dalla capitale: Waters è nato nell’ovest dell’isola, in una delle contee più rurali della Repubblica, il Roscommon, in una famiglia molto cattolica. Il paese era vecchio, anche dal punto di vista demografico, la religione pervadeva tutto con dettami moralistici, le distrazioni della società globale arrivavano in ritardo e alla spicciolata, attraendo però l’interesse evasivo di tanti giovani in rotta con il clima ingessato che si respirava. Per John il cambiamento era il rock’n’roll: «Rappresentò qualcosa di nuovo e inaspettato, una autentica rivoluzione», racconta lui stesso in un’intervista a Tempi del 2007. Era il fascino delle nuove tendenze, la forza attrattiva di un ideale che cercava seduzioni fresche che rompessero col passato. C’era da scegliere: o la tradizione o una nuova libertà.

L’ALCOL: «LA PARTE CHE MANCAVA DI ME». Ma sono anche gli anni in cui John inizia a bere: era timido a vent’anni, l’alcol lo rendeva più sciolto nei rapporti con la gente. «Era come la parte che mancava di me stesso», spiega durante una testimonianza agli esercizi spirituali degli universitari di Comunione e Liberazione: «Come se quando a mia madre in ospedale hanno dato me, il suo bambino, si fossero dimenticati di darle anche la bottiglia che avrebbe reso completo il “pacchetto”. Quello che è successo a me è che ho frainteso me stesso nella realtà, ho frainteso la mia umanità. La seduzione di quella birra che mi aveva reso compiuto e mi faceva sentire me stesso, mi ha fatto invece sentire così in un modo falso».

IL RITORNO ALLA FEDE. John è diventato dipendente dall’alcol ma dal fondo di quella sofferenza è cominciata la sua risalita: il cammino è stato doloroso, ma negli anni della maturità lo ha portato a reincontrare la fede, fino a ritrovare quella strada persa prima della rottura con la sua tradizione, anche grazie alla scoperta di don Giussani. Era il 2003, e in aeroporto a Dublino gli fu regalata una copia de Il senso religioso. All’inizio non voleva leggerlo, poi lo aprì: «La cosa che mi ha colpito di quel libro», ricorda, «è il modo in cui don Giussani ti fa capire che per credere in Dio non hai bisogno di rinnegare nulla del tuo essere uomo, che ogni particolare della tua vita ha significato e in ultima analisi riconduce proprio a Dio. Un approccio opposto a quello che avevo ricevuto da ragazzo, in cui invece la separazione tra fede e realtà era la regola».

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2 Commenti

  1. Daniele, Napoli says:

    che credere in Dio non significa rinnegare nulla del tuo essere uomo, della propria vita credo sia la cosiddetta scommessa di Pascal (“Pensieri”, 1670).

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