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Papa Francesco, come Paolo VI, ci ricorda il «Demonio vivo». Cosa ne pensa Scalfari?

novembre 9, 2015 Renato Farina

Il Demonio non è «una pseudo-realtà, una personificazione concettuale e fantastica delle cause ignote dei nostri malanni… È il nemico numero uno, è il tentatore per eccellenza»

Pubblichiamo l’articolo contenuto nel numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti)

Mi ha impressionato, nei giorni scorsi, scoprire che Paolo VI scriveva “Demonio” con la maiuscola. Non ha mai giocato – con il suo italiano stupendo, delicato e altissimo – con le parole. Quando chiamò in causa quell’Essere (maiuscolo) infernale era dai tempi del Concilio che la questione era tabù. Sapeva di esporsi al ridicolo e fu ridicolizzato. Vittorio Gorresio, prima firma del giornalismo liberale di sinistra, lo trafisse con un libro pubblicato da Rizzoli, Il Papa e il diavolo (1973).

Gorresio scrive il libro, che ho voluto rileggere, come bilancio di dieci anni di pontificato. Egli dichiara di aver visto da principio in Paolo VI un continuatore di Giovanni XXIII, equivocato come colui che rinuncia ai dogmi per “aprirsi al mondo”. Poi la delusione. Vede in Montini «amletismo» e «autoritarismo». Dice Gorresio: «Tratta gli uomini come se fossero bambini». Cita una frase di Montini rivolta agli “intellettuali profani”. Eccola: «Senza intralciare i vostri passi, senza abbagliare i vostri sguardi, Noi vi offriamo la luce della nostra lampada misteriosa: la fede, questa grande amica dell’intelligenza». Sostiene che si tratta di «una petizione di principio», falsa falsissima. Infatti «se Paolo VI crede al diavolo, ogni discorso con questo mondo – che è il nostro mondo, il mondo moderno – diventa difficilissimo, per non dire impossibile».

Partita chiusa. Impressiona notare, dopo 42 anni, che Gorresio con la sua modernità appare polveroso e vecchissimo, invece Montini, con la sua prosa magnifica, è perfettamente in tema con la post-modernità. Più razionale del razionalista Gorresio. Più vicino alle domande di adesso. Le stesse che ripropone e a cui risponde Francesco nel dialogo con un altro “intellettuale profano”, laico e di sinistra: Eugenio Scalfari. Che cosa aveva detto di così orribile per la ragione umana Paolo VI per suscitare la reazione sprezzante di Gorresio? Il suo discorso biblico sul Demonio è del 15 novembre 1972. È questa catechesi del mercoledì che ha indotto Gorresio a scrivere in poche settimane il libro di stroncatura del Papa. Trascrivo alcune frasi montiniane di violenta concisione drammatica.

Esordisce così. «Quali sono oggi i bisogni maggiori della Chiesa? Non vi stupisca come semplicista, o addirittura come superstiziosa e irreale la nostra risposta: uno dei bisogni maggiori è la difesa da quel male, che chiamiamo il Demonio». Nessuna visione tetra. Infatti: «La visione cristiana del cosmo e della vita è pertanto trionfalmente ottimista; e questa visione giustifica la nostra gioia e la nostra riconoscenza di vivere per cui celebrando la gloria di Dio noi cantiamo la nostra felicità». Ma il male, il peccato c’è ed è «occasione ed effetto d’un intervento in noi e nel nostro mondo d’un agente oscuro e nemico, il Demonio. Il male non è più soltanto una deficienza, ma un’efficienza, un essere vivo, spirituale, pervertito e pervertitore. Terribile realtà. Misteriosa e paurosa».

Non è «una pseudo-realtà, una personificazione concettuale e fantastica delle cause ignote dei nostri malanni… È il nemico numero uno, è il tentatore per eccellenza. Sappiamo così che questo Essere oscuro e conturbante esiste davvero, e che con proditoria astuzia agisce ancora; è il nemico occulto che semina errori e sventure nella storia umana… è l’insidiatore sofistico dell’equilibrio morale dell’uomo». Paolo VI indica i rimedi. «La grazia è la difesa decisiva. L’innocenza assume un aspetto di fortezza… Gesù lo insegna indicando il rimedio “nella preghiera e nel digiuno”».

È interessante questo scontro, visto ai nostri giorni. Perché anche Francesco ha introdotto la figura del Demonio in molti suoi interventi. Nessuno lo attacca per questo. Perché? Sono migliorati gli intellettuali laici? O è perché la questione della presenza reale diabolica viene espunta e la si riduce a una concessione gesuitica alla religiosità popolare? Mi piacerebbe sentire da Eugenio Scalfari, che ritengo autentico homo religiosus, una risposta.

Foto Ansa


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10 Commenti

  1. Daniele scrive:

    Non capisco perché credere nel demonio appare assurdo e credere in dio no.
    O sono assurde entrambe le credenze, o entrambe sono plausibili.
    Io propendo per la prima opzione.

  2. alex scrive:

    Ammetto però che Papa Francesco mi sta confondendo e lo dico con dolore: se da un lato giustamente parla del Diavolo forse più spesso di quanto non abbiano fatto gli stessi Giovanni Paolo II e Benedetto XVI dall’altra vedere che ancora non ha sciolto le riserve riguardo al sinodo sulla famiglia oppure che permetta ai grandi mass media di dire ciò che pare loro in materia di fede e di morale aggiungendo confusione al già confuso (me compreso) popolo cristiano….insomma la mia adesione al dogma dell’infallibilita del Papa vacilla!

    • underwater scrive:

      Riguardo ai media il Papa mi sembra applichi il versetto evangelico “lascia che i morti seppelliscano i loro morti; tu va, ed annuncia il regno di Dio”.

    • underwater scrive:

      La confusione è colpa dei media e non del Papa. Tu non leggere più certi media, ascolta la parola diretta del Papa e vedrai che le cose si chiariranno. Quanto alla esortazione postsinodale, più è meditata più è calibrata.

    • Stefano scrive:

      Caro Alex bisogna sapere che il dogma dell’infallibilita’ Papale vale solo in determinate situazioni, ossia quando parla ex cattedra su materia di fede. In tutte le altre situazioni, vedi interviste rilasciate qua e la’ il Papa e’ fallibile come tutti noi.

  3. Marina scrive:

    Scalfari autentico homo religiosus??!! Con l’attaccamento che mostra al suo ateismo? Mah! Homo religiosus è colui che domanda e mostra umiltà nel riconoscersi limitato. Scalfari non mi sembra questo genere di uomo.
    Inoltre, la sbandieratissima amicizia con Bergoglio mi sembra davvero singolare e i dubbi di Alex li condivido pienamente. Possibile che un Papa non trovi interlocutore migliore? E se, continuamente, qualcuno deve intervenire per spiegare che quelle interviste/telefonate/conversazioni non sono ufficiali, che le parole sono da interpretare…. chi le concede non potrebbe smettere di concederle, con tutta la confusione che creano? I media hanno tante colpe ma non sono tutte loro.

    • underwater scrive:

      Si, anche io ritengo quella di Farina su Scalfari più una speranza che una realtà. I dubbi di Alex mettono assieme cose su due piani teologicamente diversi, la parresia dei media laici e l infallibilita del Papa. I media possono dire quello che vogliono, non rietra tra i poteri dati al Papa dal Alto controllarli o preoccuparsi di quello che scrivono non credenti. Scalfari prova a cavalcare un onda, il Papa prova sinceramente ad instaurare un dialogo, magari a convertirlo. Il valore dei testi di Scalfari, inventati al massimo grado, ormai lo conosciamo e non ci farei più caso.

      • alibaba scrive:

        Ah ah! Francesco che cerca di convertire Scalfari… Secondo me è il contrario: anzi, a convertire Bergoglio c’erano già riusciti i pentecostali.

        • underwater scrive:

          Un altro antipapista per partito preso, che non ha ancora capito a che gioco stanno giocando certi media. Mi spiace per te, ma Francesco è infallibile come i suoi predecessori e sa quello che fa molfo più di quanto certuni temono o immaginano.

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