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Paesi dell’Eurozona in crisi demografica. Ma i governi possono ancora recuperare

luglio 1, 2012 Letizia Mariani

Il tasso di fecondità si abbassa in quasi tutta Europa ma siccome incide molto il “fattore tempo”, insieme alla crisi economica, con adeguate politiche a favore della famiglia si può ancora recuperare.

Il tasso di fecondità della maggior parte dei paesi in Europa, anche per colpa della crisi, sta crollando. Il numero dei bambini che una donna, in media, può aspettare durante la sua vita diminuisce in modo inesorabile. Secondo i dati raccolti e diffusi dall’Economist, su 15 paesi che hanno riportato il tasso di fertilità relativo al 2011, 11 hanno assistito a un declino e i peggiori ribassi riguardano paesi colpiti dalla crisi dell’Eurozona.  Dal 1999 al 2008 l’Europa ha conosciuto una crescita, che si è bloccata in corrispondenza dell’inizio della crisi. E ora, nel 2011, è cominciato il declino. La Spagna, ad esempio, è a 1,38, la Norvegia a 1,88, la Danimarca a 1,76.

Gli studi confermano che l’economia ha un forte impatto sul tasso di fertilità, influenzando migrazioni, matrimoni e nascite. In alcuni paesi la crisi ha spinto gli emigrati a ritornare nella loro terra nativa; la Spagna, per esempio, ha assistito a un’ondata immigratoria dall’America Latina tra il 1990 e il 2000 e, anche per questo motivo, il numero di nascite in Spagna è esploso da 363.500 nel 1995 a 518.500 nel 2008. Quando gli immigrati hanno cominciato a tornare a casa, il numero di nascite è diminuito, scendendo a 482.700 nel giugno 2011. I matrimoni hanno seguito la stessa traiettoria: sono cresciuti da 199.000 nel 1995 a 214.300 nel 2004, per poi precipitare a 164.600 nel 2011.

La crisi ha influenzato però anche i matrimoni e le nascite dei cittadini nati in Europa. Le giovani coppie aspettano per mettere su famiglia di avere un reddito stabile. Il centro di ricerca America’s Pew ha domandato a giovani tra i 18 e i 24 anni quale fosse la loro reazione alla crisi del 2009: il 20% di loro ha risposto di aver posticipato il matrimonio.

Il tasso di fecondità è abbassato da due decisioni prese solitamente dalle coppie: avere meno bambini e rimandare l’arrivo di un bambino. Entrambi abbassano il tasso di fertilità, ma nel secondo caso si può recuperare: i demografi lo chiamano effetto “tempo”. Un studio recente sostiene che in Europa il fattore più importante sia quello del tempo: dal 1970 l’età media a cui le donne hanno avuto il primo figlio si è alzata quasi in tutta Europa. Nel 1970 le donne concepivano un figlio per la prima volta tra i 22 e i 25; nel 2008 tra i 27 e i 29. Il fattore demografico, dunque, è molto influenzato da quello economico, il tasso di fertilità si sta abbassando nella maggior parte dei paesi europei, con qualche eccezione (Scandinavia, Francia e Gran Bretagna), ma non è detta l’ultima parola. Se in Europa conta molto il fattore tempo, sostengono gli esperti, e la prima nascita viene ritardata anche a causa della crisi, con adeguate politiche a favore della famiglia i governi degli Stati europei possono invertire il trend. La Francia insegna.

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