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Padre Hernandez, sacerdote tra le bombe nella Striscia di Gaza: «Noi non ce ne andremo»

luglio 22, 2014 Redazione

Il sacerdote argentino è rimasto nonostante i tre missili israeliani esplosi accanto alla sua parrocchia. «Tutti perderanno la guerra e tutti pagheranno le conseguenze della cecità e della malvagità»

gaza-jorge-hernandez«Hamas usa i civili come scudi umani ma noi non ce ne andremo da qui». Così padre Jorge Hernandez, sacerdote argentino in servizio nella parrocchia della Sacra Famiglia nella Striscia di Gaza, parla della guerra tra Israele e Hamas, che ha già causato la morte di oltre 500 persone.

«BAMBINI TERRORIZZATI». Padre Hernandez racconta al National Catholic Register di non voler andarsene, anche se già tre missili sono esplosi di fianco alla sua parrocchia questa settimana. «I bambini sono terrorizzati e i genitori fanno tutto il possibile per distrarli, perché non siano sopraffatti dalla crudele violenza di questi giorni». Nella sua parrocchia, considerata un posto relativamente sicuro, sono già rifugiati 28 bambini handicappati e nove donne. Sono stati portati lì dalle suore dell’Istituto del Verbo incarnato, tre delle quali sono state fatte però uscire dalla Striscia per sicurezza.

«ANDARSENE DOVE?». Padre Hernandez descrive la vita sotto le bombe: «Oggi (domenica, ndr) siamo riusciti a celebrare la Messa, grazie a Dio, con sette suore e cinque uomini coraggiosi. Ieri è stato il giorno peggiore di questa guerra. I razzi vengono sparati verso Israele senza sosta e molte città vicine a Tel Aviv e Gerusalemme sono state coinvolte. Qui tre giorni fa l’esercito israeliano ha ordinato l’evacuazione dei residenti vicini al confine. Hanno distribuito volantini e mandato spot via radio e televisione. La gente ha cominciato ad andarsene. Ma andarsene dove? Dovunque, non ha importanza».

CIVILI COME SCUDI UMANI? Il sacerdote descrive il modo di agire dell’esercito israeliano e sembra confermare i sospetti secondo i quali Hamas userebbe i civili come scudi umani: «In pratica, prima di bombardare una casa, l’esercito chiama al telefono per avvertire la famiglia di andarsene. Dopo avergli dato una certa quantità di tempo, distruggono la casa. Nonostante questo, Hamas ordina ai residenti di restare nelle case. “Non c’è bisogno di fare spazio al nemico sionista”, dicono pubblicamente».

«NON CI ABBANDONATE, VERO?». Quello che è certo, conclude «è che il crimine aumenta in continuazione. Ecco cosa sta succedendo. Ascoltando entrambe le parti coinvolte in questa guerra ridicola, sembra che a vincere o a perdere non sia nessuno. La realtà è che tutti perderanno la guerra e tutti pagheranno le conseguenze della cecità e della malvagità. Ma nonostante tutto questo stiamo bene. Molte persone ci ringraziano per la nostra presenza e ci dicono di continuo: “Voi non avete intenzione di abbandonarci, vero?”».

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8 Commenti

  1. beppino scrive:

    Sono contento di aver letto di padre Hernandez. E un grazie per la sua scelta vocazionale e la sua attività in prima linea nella striscia di Gaza.

  2. marco scrive:

    gli unici colpevoli da condannare sono gli israeliani Hamas è soltanto la risposta di difesa che simbolicamente per i palestinesi vale comunque e ne sono orgogliosi e hanno pure ragione CHI APPOGGIA ISRAELE E LO SOSTIENE AVRÀ IL MARCHIO DELLA BESTIA SIA CHIARO QUESTO SARÀ COSÌ PER L’ETERNTIÀ

    • cesarina scrive:

      Marco ma perche’ se hamas x 7 anni ha bombardato tutti i giorni Israele tu non sei intervenuto e neanche hai chiesto il perche’ !adesso che Israele si e’ rotto il c….zzo e risponde tu ti affatichi tanto a giudicare ? Li vuoi 80 missili al giorno sulla tua casa tutti i giorni ? Basta avvisare i Palestinesi che prenderanno la mira

    • oreste scrive:

      Ma che cavolo dici!!!!!non ti basta un prete VERO che dica che Hamas è LA bestia? Anche tu a quanto pare.
      Come mai non parli dei siriani? 140.000 si centoquarantamila, morti per mano di Assad tra cui 35.000 bambini. E quanti cristiani uccisi dai fanatici iraniani? quanti dagli iracheni? hai dimenticato i cristiani maroniti in Libano? oltre 150.000!! e gli estremisti indiani? come tanta gente parli senza aver MAI acceso il cervello.

    • Leo scrive:

      L’economia USraeliana ha bisogno delle guerre e della destabilizzazione per sopravvivere. E’ un sistema che è destinato a scomparire, come qualsiasi cosa fondata sulla menzogna.
      Israele ogni tre anni passa sul milione e mezzo dei suoi prigionieri di Gaza il tagliaerba dei suoi bombardieri e delle sue bombe, onde rasare all’altezza auspicata la capacità combattiva della resistenza per mantenere le capacità militari dei palestinesi a un livello insufficiente per rappresentare una vera minaccia per Sion, però sufficiente per strombazzare la menzogna che “Israele ha diritto all’autodifesa”; e sotto il fumo delle esplosioni, continuare ad arraffare territorio, sloggiare abitanti dalle loro case, insediare colonie ebraiche, saccheggiare e derubare i palestinesi : ultimamente anche dei loro diritti sui giacimenti energetici scoperti off-shore dalla costa di Gaza (rimando all’articolo di Pepe Escobar “Sangue in cambio di gas: perché Bibi sta punendo Gaza”)

  3. Leo scrive:

    Rimpiango padre Manuel Musallam !

  4. renzo busti scrive:

    Non capisco come si possa parteggiare per uno o l’altro dei contendenti, quando da
    entrambe le parti si muore, o si vive in un continuo incubo. E’ indecente fare il confronto
    del numero di morti. La sofferenza e’ grande da entrambe le parti. Parteggiare e’ come
    buttare benzina sul fuoco. L’unica soluzione consiste nel cercare la pace, e far cancel-
    lare l’odio reciproco. Finora ho letto questa unica proposta, che mi sembra possa dare
    speranza. Si approfitti del fatto che, in entrambe le comunita’, ci sono moltissime perso-
    ne sagge, ricche di umanita’. Queste persone pensano che le persone sono MOLTO
    PIU IMPORTANTI della terra. Anche in tempi di pace e reciproco rispetto, si puo’ la-
    sciare la propria terra , e cercare un altro luogo,dove lavorare in pace per mantenere
    la propria famiglia. Si dovrebbero obbligare entrambi i popoli, ad accettare delle
    striscie di terra, zone franche, dove possano vivere insieme palestinesi e israeliani.
    La comunita’ internazionale potrebbe fornire gratuitamente ai volontari di entrambe le
    comunita’, villaggi ben organizzati, dove convivere in pace.

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