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Padre Gheddo, un coraggioso “bastian contrario”

ottobre 9, 2016 Rodolfo Casadei

«Così si smarcava dai colleghi, vivendo le crisi sulla propria pelle». Rodolfo Casadei racconta il suo rapporto col missionario-giornalista

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Articolo tratto dal numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti) – Ho avuto padre Piero Gheddo come direttore per otto anni all’inizio della mia attività giornalistica, fra il 1986 e il 1994, al mensile Mondo e Missione, e l’aver lavorato con lui ha esercitato una benefica decisiva influenza sul mio modo di fare i reportage internazionali.

Fu lui a inviarmi, inesperto reporter 29enne, nella bolgia del Sudafrica del tempo dell’apartheid, poco dopo nell’Uganda dissanguata dalle guerre civili e infine nel Ruanda all’indomani del genocidio. Padre Gheddo stupiva per la seraficità con cui vestiva i panni del bastian contrario e tollerava gli attacchi di quanti si scandalizzavano delle sue posizioni: che si trattasse della guerra in Vietnam, del sandinismo in Nicaragua o della Teologia della Liberazione in America Latina, il direttore di Mondo e Missione non mancava mai di rendere pubblici i suoi punti di vista controcorrente e di tenerli fermi anche di fronte alle contestazioni più dure.

Negli anni del Vietnam rischiò fisicamente, la sua auto fu manomessa per causargli un incidente. Non era questione di testardaggine caratteriale, ma di esperienza professionale e umana: Gheddo andava nei paesi al centro delle crisi ma non si intruppava con gli altri giornalisti, raramente faceva base negli alberghi e non perdeva tanto tempo con ministri o leader ribelli. Col permesso dei vescovi si installava presso le parrocchie e le missioni, cioè le realtà più prossime alla gente comune, e così il suo punto di vista diventava quello di chi viveva le crisi sulla propria pelle.

Mentre la maggioranza degli inviati non riusciva a rinunciare al proprio pregiudizio ideologico, lui si metteva nella condizione ideale perché la realtà potesse mettere in discussione il suo. Per questa ragione le sue posizioni risultavano così spesso controcorrente. Gheddo poteva permettersi di entrare in polemica con un Tiziano Terzani sulla realtà dei khmer rossi in Cambogia e uscirne integro, mentre l’interlocutore avrebbe finito per fare autocritica. Nella modestia dei miei mezzi, mi sono messo alla sua scuola. Ne hanno tratto vantaggio i lettori e io stesso.

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