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Nasce il comitato italiano contro il sopruso dell’utero in affitto, «prima che sia troppo tardi»

novembre 14, 2013 Benedetta Frigerio

La scrittrice Francesca Romana Poleggi racconta ragioni e iniziative dell’associazione “Di mamma ce n’è una sola”, fondata per far conoscere anche nel nostro paese la verità sulla pratica disumana della maternità surrogata

«La maternità surrogata sarà presto sdoganata. In fondo cosa fanno già i giornali quando ci presentano la foto di Elton John con il suo compagno e i figli concepiti affittando l’utero di una donna di un paese in via di sviluppo? Noi sorridiamo dolcemente, ma qual è l’altra faccia della medaglia?». È proprio per parlare di quello che sta dietro la pratica dell’utero in affitto che è nato il comitato “Di mamma ce n’è una sola”. La scrittrice Francesca Romana Poleggi ha deciso di farne parte insieme alla deputata Eugenia Roccella, a Olimpia Tarzia, presidente del Movimento Politica Etica Responsabilità, ad Assuntina Morresi, docente all’Università di Perugia e al saggista Francesco Agnoli.

UN DIRITTO PER TUTTI. È noto che la maggioranza delle “madri surrogate”, spesso pagate una miseria per concepire bambini tramite questa tecnica e poi separate dai figli dopo la gravidanza, è composta da donne povere e sfruttate. Di questo mercato si conoscono sia il giro di affari milionario, sia i risvolti tragici, come i casi di donne spinte a ricorrere all’aborto quando gli embrioni impiantati in utero sono troppi o non più voluti dai committenti. «Ma tutte queste cose si evita di ricordarle – dice Poleggi – perché per soddisfare il desiderio di un occidentale adulto si può sacrificare qualsiasi persona più debole». Eppure sono cose di cui bisognerebbe tenere conto quando si parla di “conquiste civili”: la maternità surrogata, infatti, «è il passo che viene dopo il matrimonio omosessuale, dato che è l’unico modo attraverso cui una coppia gay può concepire un figlio: in Francia dopo il “matrimonio per tutti”, il Parlamento si appresta a discutere la “fecondazione per tutti”», ricorda la scrittrice.

FAZIOSAMENTE INDIGNATI. Poleggi sostiene che si debba riflettere su una contraddizione, ci indigniamo per la violenza contro l’ambiente e gli animali, ma non per quella contro l’uomo. «È come se l’essere umano fosse diventato il principale nemico di se stesso, tanto da ritenersi meno importante delle altre specie viventi». L’altro cortocircuito è del pensiero femminista che su una pratica come l’utero in affitto «dovrebbe stracciarsi le vesti», osserva Poleggi. «Il femminismo è nato gridando: “Il corpo è mio”. Perché non guarda a cosa succede alle donne che, dietro pagamento, affrontano gravidanze e parti sapendo che alla fine dovranno cedere il neonato a chi glielo ha commissionato, spesso illegalmente?». Tra l’altro, nel disinteresse generale, questa pratica si sta diffondendo. Come mai? «È possibile capirlo facendo un giro sul web: le agenzie che offrono servizi di maternità “conto terzi” hanno specifiche sezioni dedicate alle coppie omosessuali maschili. La spinta viene sopratutto da questo mondo. È questo il problema, ma è un problema “indicibile”, perché se oggi dici una cosa che contrasta con le istanze degli attivisti gay sei considerato un fascista, non importa se la loro azione è giusta o sbagliata».

L’AZIONE PREVENTIVA. Perciò il comitato “Di mamma ce n’è una sola” intende agire preventivamente, «prima che sia troppo tardi». Cioè prima che anche qui siano prese decisioni che porterebbero l’Italia a favorire questo sopruso. «Dal punto di vista operativo pensiamo di dar vita a intese e collaborazioni con le associazioni e le istituzioni di ogni Regione, contro la mercificazione del corpo delle donne e dei bambini». Non solo, il comitato promuoverà iniziative culturali per far conoscere quello che per il mondo dell’informazione è un tabù: «Per raccontare al paese cosa accade alle donne sottoposte a queste pratiche con incontri, conferenze e mostre. Bisogna poi cominciare a sensibilizzare i politici da subito. Per questo chiederemo a ogni parlamentare di sottoscrivere il nostro manifesto».

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25 Commenti

  1. SIMONA says:

    Sono d’accordo su tutto, tranne sulla scelta del nome del comitato: non è vero che di mamma ce n’è una sola, mia figlia ha la mamma che l’ha partorita e quella che l’ha adottata e la sta facendo crescere, come altri tantissimi bambini (grazie a Dio!).
    Questo nome è alquanto infelice, in quanto può anche essere visto anche come l’ennesimo scoraggiamento all’adozione come valida e sacrosanta alternativa di altre “pratiche alquanto strane” … Lasciamo che lo facciano le istituzioni ma non dei comitati pro-life …
    Una mamma adottiva

    • Francesco says:

      Anche “femminicidio” e’ errato, anche “omofobia”, anche …
      Un nome tipo “di papa’ che ti genera e poi sparisce e di mamma che ti partorisce e non ti vende ce n’e’ una sola” sarebbe stato un po’ troppo lungo.
      Le istituzioni mi sembra che latitino un po’ ultimamente.

      • Francesco says:

        E comunque complimenti e onore alle famiglie (papa’ + mamma + eventuali fratelli) che decidono di adottare un bambino !!!

  2. Picchus says:

    Brave, un atto di civiltà in un mondo oramai rimbecillito e disumano.

  3. ILITHYA says:

    Però un punto andrebbe spiegato. Perché per il pensiero cattolico è etico che una donna, rimasta incinta contro la propria volontà, e che desidera abortire, sia costretta ( dal diniego del servizio di interruzione di gravidanza)a portare a termine una gravidanza per dare il neonato in adozione ad una coppia sterile (quindi una forma coattiva di maternità per conto terzi, anche se non c’è un contratto con una coppia determinata), e invece sarebbe contrario all’etica che una donna, di propria volontà, magari perché riesce a sopportare bene le gravidanze e ha la tendenza al parto facile, e nel proprio interesse, per ottenere un compenso, metta il proprio utero a disposizione di una coppia sterile. In quest’ultimo caso, dove è la donna a volerlo fare, è sfruttamento, nel primo caso dove la donna viene costretta dal potere pubblico a portare avanti una gravidanza non voluta e partorire a beneficio dell’accrescimento della cittadinanza e di una coppia di sterili non ancora determinata, in questo secondo caso lo sfruttamento e l’usurpazione del corpo altrui non lo vedete?

    • Francesco says:

      stai parlando di una donna violentata?

      “forma coattiva di maternità per conto terzi” ??? Maddai ….

      • ILITHYA says:

        può essere la donna violentata o in qualsiasi modo indotta ad avere rapporti sessuali (ad es. per non perdere il supporto economico del marito o convivente), come la donna che ha usato un contraccettivo che però non ha funzionato o anche la donna che in un momento di debolezza passionale ha avuto rapporti senza contraccettivi, ma certo con la volontà di restare gravida, ma solo perché in quel momento la sua capacità di intendere e di volere era ridotta.
        del resto se l’atto sessuale venisse presentato come un contratto con cui ci si assume l’obbligo di portare a termine eventuali gravidanze, credo che pochi accetterebbero di avere rapporti sessuali.

        • Antony says:

          In nessunissimo caso il bambino ha colpe e ha tutti i diritti di vivere. punto

        • Francesco says:

          Cioe’ (senza banalizzare e chiedo scusa ai futuri bambini): mi regalano un cagnolino ma non lo voglio e quindi lo elimino.

          • Ilythia says:

            Un feto nei primi 4 mesi di gestazione non è ancora un essere senziente, quindi non può essere messo sullo stesso piano di un cagnolino. Inoltre il cagnolino, regalandolo, non li si inserisce dentro l’organismo dello sfortunato donatario non consenziente. Quindi nn si pone neppure la necessità di eliminarlo. Basta darlo ad altri o nn prenderlo. Come con un neonato umano, del resto.

            • giovanna says:

              Se ne deduce che per te un cagnolino è meglio di un bambino ! Molti meno fastidi !
              E allora perché non ti compri un cagnolino o te lo fai regalare, e lasci in pace mamme e bambini ?
              Senza volerlo, hai confermato in pieno l’assunto di Francesco: bambini considerati e visti come accessori di una vita piacevole, oggi se non hai almeno un animale domestico o un neonato da sfoggiare come status symbol non ti si fila nessuno !
              E quando l’accessorio sporca troppo, o anche in previsione di quanto sporcherà, zac, si elimina.
              E scommetto che sarai arrabiatissima con chi abbandona i cani sull’autostrada, ma un bambino di 4 mesi nella pancia della mamma non è senziente ( cosa falsissima, poi, scientificamente, sente eccome, eccome se sente ! ci sono reazioni biochimiche di scambio col corpo della mamma fin dai primi istanti di vita intrauterina ) , buttiamolo nel cesso.

            • Valeria says:

              Falla facile: se mi prendo un cane o me lo regalano e poi non lo voglio piu non posso lasciarlo in autostrada al suo triste destino, devo prendermene cura finche non trovo qualcuno che lo faccia al posto mio, peró se rimango incinta posso tranquillamente sopprimere mio figlio, senza alcun problema.

    • beppe says:

      ti rendi conto che stai paragonando delle donne ad una gallina?

    • giovanna says:

      Scusa, Ilithya, stiamo parlando della stessa cosa? Nell’articolo si parlava di esseri umani, esseri umani come la donna che viene affittata come una cosa, come il bambino che viene comprato come una cosa !
      Come fai a non vedere una profonda coerenza nel difendere il bambino nel ventre materno , e difendere la donna che dovrebbe essere sostenuta in tutto e per tutto nell’evitarne l’uccisione ( è suo figlio !) !
      E se proprio questa mamma non è in condizioni, nemmeno con tutto il sostegno, di crescere il bambino, almeno che non lo uccida e gli permetta comunque di vivere !
      Certo che usi un linguaggio incredibile:
      -rimasta incinta contro la propria volontà ? se non ti riferisci allo stupro è una cagata pazzesca
      -servizio di interruzione di gravidanza? cioè uccisione del figlio legalmente ?
      -mettere il proprio utero a disposizione? cioè portare in grembo un figlio, commissionato all’uopo , per nove mesi e poi venderlo?
      -donna costretta dal potere pubblico a portare avanti una gravidanza ? cioè una donna che aspetta un bambino costretta a non ucciderlo?
      -partorire a beneficio di una coppia di sterili ? ancora, non uccidere il proprio figlio, (che c’era già e non è stato commissionato su catalogo, la capisci la differenza ?) e permettergli di vivere con altri genitori disponibili ad accoglierlo?
      mah, che ti devo dire, non ci sono più le femministe di una volta…o forse hanno parlato sempre con questo linguaggio disumano?
      scommetto una cifra che non hai figli e forse nemmeno genitori.

      • Ilythia says:

        E tu come fai a non vedere la differenza fra embrione/feto e bambino e a non cogliere l’analogia fra le due situazioni, perché una donna che porta avanti la gravidanza solo perché lo stato le proibisce l’aborto, viene utilizzata come strumento per permettere lo sviluppo dell’embrione al pari della gestante in affitto, solo che qs ultima sceglie di farsi utilizzare,mentre la prima no

        • Francesco says:

          Beh, certo, se la donna e’ “utilizzata come strumento per permettere lo sviluppo dell’embrione”, allora chiudiamo baracca e burattini, apriamo i laboratori e dichiariamo che Dio non esiste. Hai mai provato a dirlo ad una futura mamma? Hai mai visto i film girati nella pancia della mamma?

        • giovanna says:

          E quale sarebbe, cara Ilythia, la differenza tra un bambino nella pancia della mamma e un bambino appena nato? Forse che quando un figlio è nella pancia non è un essere umano? E’ forse un fagiolino, un gattino, una parte del corpo della madre come la cistifellea?
          No, cara Ilithya, un figlio, quel figlio lì, fin dal primo momento è un essere umano, quello e non altri, nato dall’unione di un ovulo e uno spermatozoo, un figlio.
          Però riflettevo che è anche coerente in chi non accetta per ideologia una lampante verità sia scientifica ( prova a consultare qualsiasi testo a livello universitario, non divulgativo ) sia umana
          ( mai sentito dire ad una donna che ha un feto? tutte le donne al mondo dicono aspetto
          un figlio !) e quindi considera niente l’essere umano fin dal concepimento, altrettanto considera niente la donna che lo concepisce e lo porta fino alla nascita.E quindi questa donna si può sfruttare in tutti i modi.
          E così, tanto per curiosità, che ne dici del trauma evidente che una donna subisce nel dar via a pagamento il proprio figlio, magari più volte ? Pensi veramente che il denaro guarisca ogni ferita?
          Ma se i tuoi genitori ti avessero dato via, come si sarebbero sentiti?
          In fondo si capisce che per questa ideologia disumana l’uomo non ha valore, la donna non ha valore, i figli non hanno valore, si possono uccidere, affittare, vendere .
          Ti auguro di incontrare nella vita chi ti faccia vedere che tu hai un valore infinito.

          • giovanna says:

            Devo assolutamente riscrivere nella realtà dei fatti le tue frasi :
            “perché una donna che fa nascere il figlio che porta in grembo solo perché lo stato le proibisce l’aborto, viene utilizzata come strumento per permettere lo sviluppo di suo figlio al pari della gestante in affitto, solo che qs ultima sceglie di farsi utilizzare,mentre la prima no”
            cioè, ti rendi conto, lo stato utilizza una donna perché non le permetterebbe di uccidere suo figlio, secondo te !
            prova a parlare con rispetto della realtà, si aprirà una breccia nella tua durezza.

    • Emanuele says:

      Questi quesiti sono degni di un fariseo. Un conto è vendere il proprio corpo, un altro è donare la vita.

  4. David says:

    Trattasi di neo-colonialismo sessuale …. asservire i poveri del secondo e terzo mondo ai capricci dei ricchi bianchi…

  5. David says:

    Trattasi di neo-colonialismo sessuale …. asservire i poveri del secondo e terzo mondo ai capricci dei ricchi bianchi… convinti che con i soldi si possa comprare tutto… anche un figlio …

    • ILITHYA says:

      L’utero in affitto è legale anche in molti paesi Europei (UK, repubbliche della federazione russa, europa balcanica),negli USA, in Canada, non mi sembrano paesi del terzo mondo, quindi il neocolonialismo c’entra poco, anche se è, ovvio, affittare un utero in India costa meno che affittarlo in Gran Bretagna. Una volta ho letto di un caso in cui la donna indiana in cambio dell’affitto dell’utero ha ricevuto una casa in proprietà per sé e la propria famiglia, mi sembra comunque uno scambio equo. E comunque è inutile gridare allo sfruttamento della donna quando è la donna stessa a decidere cosa fare del proprio corpo, se prestarsi o meno ad una gravidanza. A me non importa niente dell’utero in affitto, perché non voglio bambini, ma non capisco perché bisogna ostacolare questi atti di libera disposizione del proprio corpo. Se il mio corpo è mio, devo poterne disporre anche in cambio di denaro. Ovviamente in un regime di regolamentazione speciale, che tiene conto delle peculiarità dell’oggetto disposto.

      • Francesco says:

        Ilithya, capisco la provocazione, se la tua e’ una provocazione.
        Non e’ il mondo che abbiamo in mente, quello in cui l’uomo e’ asservito al dio denaro.
        Perche’ altrimenti posso trovare un vietnamita (perche’ li’ la mano d’opera costa poco) che per pochi euro viene a casa tua ti fa fuori e si prende la tua casa. Che male c’e’? E’ per il bene della sua famiglia.
        E’ questo il bene dell’uomo?

  6. Elena says:

    Ilythia, la differenza fondamentale tra i due casi che hai citato sta nell’affitto.
    La donna che dà in adozione il bimbo non viene e non deve assolutamente essere pagata. Gli esseri umani non possono essere oggetto di abominevoli compravendite.
    E questo, a mio parere, dovrebbe essere un valore di morale laica, non cattolica o di qualsivoglia religione

    • giovanna says:

      E’ vero, cara Elena, però è anche vero che la donna che dà in adozione il figlio non lo concepisce apposta per questo scopo : è un bambino che c’è e la mamma non si sente di crescerlo, per motivi che possono essere insormontabili.
      Mentre invece negli uteri in affitto la donna viene inseminata a bella posta per poter fare avere un bambino-bambolotto al compratore, che l’ha scelto su catalogo come una qualsiasi cosa.

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