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Molto più che un romanzo d’amore

febbraio 23, 2012 Caterina Giojelli

Dieci cortometraggi di vita eccezionalmente normale e un volume pieno di idee sul lavoro. Oltre la precarietà e la disoccupazione

«Qual è l’amore possibile tra me e te? È mica quello dei romanzi! Se è quello io ho avuto dei momenti bellissimi, anche di estasi, nel nostro rapporto, ma la normalità, la quotidianità è un’altra cosa. Il matrimonio, per me, è stato tutti i momenti più belli della mia vita, ma anche i momenti di rabbia, che mi veniva voglia di strozzarti!». Bruno ed Enrica Volpi si sono conosciuti, innamorati e, appena sposati, nel 1970, hanno «messo tutto nel baule e siamo partiti», prima coppia di missionari laici, «perché i medici c’erano già» nel Ruanda degli anni Settanta, per un “viaggio di nozze” durato otto anni. «Siamo partiti per due anni e siamo rimasti otto. Siam partiti in due e siamo tornati in sette. E quello che siamo diventati l’abbiamo imparato lì». “Quello che siamo diventati” è la comunità di Villapizzone a Milano, fondata dagli sposi al loro rientro in Italia, nel 1978, insieme a Massimo e Danila Nicolai e a un gruppo di Padri gesuiti, e l’associazione di promozione sociale Mondo comunità e famiglia. Ma soprattutto è una storia d’amore fatta per vivere fuori da carta e penna, nell’eccezionale quotidiano senza limiti o confini: li devi guardare, e ascoltare, Bruno ed Enrica, per ritrovarti nella moka e i mestoli appesi in cucina, nel racconto della «fatica della sera» e nella famiglia come «luogo della tenerezza dove posso farmi amare e anche amare», da quel “bel giorno” in cui la Provvidenza fece irruzione in casa loro stringendo la sua piccola mano di bambina in quella di un assistente sociale.

E devi guardare e ascoltare Johnny e Jacqueline ripercorrere diciassette anni di matrimonio, iniziati con una laurea per entrambi in Economia e Commercio a Lima, e proseguiti con un viaggio oltre l’Atlantico, alla ricerca di un futuro per la famiglia che si era allargata con l’arrivo di Chiara. Anni di «buio», Johnny che per risparmiare i soldi del biglietto e ricongiungersi con moglie e figlia a Milano il prima possibile smette di aspettare la 90 delle 4.08 e si reca a piedi al lavoro a fare le pulizie in un lontano fabbricato; Jacqueline che, finalmente a Milano, pulisce le scale dei palazzi nascondendo Chiara in cantina; infine la separazione dei due, stanchi e impotenti in un paese straniero. E infine, inaspettato il ritorno della speranza, «la luce in fondo al tunnel»: la nascita di Nicole, l’incontro con le famiglie della parrocchia e la vita che ricomincia, la metà del cuore che non batte più in Perù, ma tra i nuovi amici dove «non siamo più stranieri».

La costruzione di un capolavoro
Sono solo due delle dieci storie di famiglie “eccezionalmente normali” che si raccontano nei cortometraggi “Stili di vita” realizzati da Giovanni Calamari e Chiara Pelizzoni, liberamente scaricabili e utilizzabili in abbinata alle catechesi preparatorie al VII Incontro mondiale delle famiglie (www.family2012.com), capaci di declinare i temi dell’evento che si svolgerà a Milano dal 30 maggio al 3 giugno, “La famiglia: il lavoro e la festa”, attraverso voci, volti e le vite quotidiane eppure così straordinarie di Bruno ed Enrica, Johnny e Jacqueline, ma anche Mauro e Marta, Elisabetta e Valerio, Leo, Chiara e molti altri. Strumenti di preparazione all’incontro che pure costellano, come testimonianze di vita preziose e concrete, il libro Il Lavoro. Strumenti interattivi per le catechesi del VII Incontro mondiale delle famiglie (ed. Itl, 87 pp., 5,90 euro): il secondo volume della collana “In Famiglia”, realizzato da Fondazione Milano Famiglie 2012, contenente i testi ufficiali delle catechesi preparatorie e spunti multimediali per riflettere sul tema del lavoro oltre la precarietà e la disoccupazione.
Ancora molto più di un romanzo, dunque, che nello snodarsi e riavvolgersi delle pagine intreccia testi spirituali e parole di carta, di tela, di musica: accade così che la catechesi si faccia vita quotidiana affrontando il tema del Reddito di autonomia, la misura di sostegno ideata nel 2010 dalla Caritas ambrosiana e le conseguenze della perdita di benessere, che da Pietro Ichino a Vasco Rossi, da Luciano Ligabue a Susanna Tamaro, da Mimmo Paladino a He Qui, giuristi, cantanti, scrittori e artisti contemporanei affianchino le storie dei protagonisti dei film di Calamari per raccontare, con strumenti e talenti che sono loro propri, fatiche, impegno e speranze di una sfida ancora una volta possibile e straordinaria: fare del proprio lavoro un capolavoro di vita quotidiana.

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