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Microcefalia, l’aborto non è l’unica soluzione. Storia di Angelina e Gwen, due grandi “micromamme”

febbraio 26, 2016 Leone Grotti

Entrambe hanno avuto figlie affette da microcefalie e alle donne dicono: «Non abortite. Sarà l’esperienza che vi proverà di più di tutta la vostra vita, ma sarà anche la più gratificante»

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Quando Anika è nata un neurologo disse ai suoi genitori, Angelina e Jesse, che la piccola, essendo affetta da microcefalia, sarebbe morta quasi certamente entro l’anno e nel frattempo non sarebbe mai stata in grado di muoversi in modo autonomo, mangiare e bere da sola, mostrare emozioni, riconoscerli come genitori. Angelina e Jesse quel giorno si sono sentiti morire ma oggi, a sei anni di distanza, mentre Anika fa il diavolo a quattro da una stanza all’altra della casa, è tutta un’altra storia.

«NON STA MAI SEDUTA». «Adora muoversi in continuazione», racconta alla Cnn la madre. «Non sta mai seduta un attimo e non è malaccio per una ragazzina che non doveva neanche essere in grado di camminare». La famiglia vive in Kansas e la loro storia non è interessante solo per la rarità della patologia di Anika (ne sono affetti 12 bambini su 10 mila negli Stati Uniti), ma perché dimostra quanto sia ideologica la campagna mediatica e istituzionale a senso unico sul cosiddetto caso Zika.

IL CASO ZIKA. L’allarme è stato lanciato a ottobre dalle autorità del Brasile: sono stati riscontrati 5.640 casi di microcefalia e la causa è il virus Zika. Il mondo è rimasto sorpreso visto che il virus, conosciuto da oltre 60 anni, causa a malapena la febbre e nell’80 per cento dei casi è asintomatico. Prima ancora di dimostrare i presunti legami scientifici tra microcefalia e Zika, il governo brasiliano insieme all’Onu e innumerevoli associazioni per i “diritti umani” hanno chiesto di permettere a tutte le donne dove il virus è diffuso di poter abortire.
In Colombia molte donne hanno abortito anche se non c’è stato neanche un caso di microcefalia. Questi infatti si sono verificati solo in Brasile e non nella quantità sbandierata dal governo: finora, su 5.640 casi di sospetta microcefalia, solo 583 sono stati confermati e appena 67 bambini hanno presentato il virus Zika insieme alla patologia. Ad oggi, inoltre, la scienza non ha mai provato l’esistenza di un legame tra Zika e microcefalia.

L’INCONTRO CON GWEN. Gli appelli all’aborto però restano e si fanno sempre più pressanti. Anche ad Angelina i medici avevano consigliato di interrompere la gravidanza: «Ci hanno detto, sapete, nessuno vi giudicherà se abortite e più avanti cercate un bambino sano. Se li avessimo ascoltati, credendo che Anika non avrebbe mai potuto fare niente, oggi non sarebbe qui». Invece Anika c’è ed è fin troppo vivace, ma la famiglia non sarebbe mai riuscita ad affrontare le tante difficoltà che la malattia pone senza incontrare Gwen e Scott.
La famiglia, anch’essa residente in Kansas, è esperta di microcefalia avendo due bambine, Claire e Lola, 14 e 9 anni, affette dalla patologia. Le figlie soffrono anche di nanismo ed epilessia: «Possono diagnosticare loro qualunque cosa, ma resta il fatto che sono le più dolci e belle bambine che io abbia mai visto in giro. Semplicemente le amiamo alla follia», spiega Scott. Non solo loro, anche il figlio maggiore, Cal, le adora.

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«L’ESPERIENZA PIÙ GRATIFICANTE». Incontrandosi, Angelina e Gwen, che la Cnn chiama “micromamme”, hanno condiviso le loro storie e difficoltà. «Gwen ci ha accolti: è con lei che piango e mi sfogo. È sempre stata con noi e ci vediamo spesso per far giocare le bambine». È in virtù di questa esperienza che Angelina si sente di dire a tutte le donne che oggi stanno pensando di abortire per diagnosi, anche solo ipotetiche, di microcefalia: «Chiunque può farcela. Sarà l’esperienza che vi proverà di più di tutta la vostra vita, ma sarà anche la più gratificante».

«MI SI SPEZZA IL CUORE». Anche Angelina aveva pensato di abortire all’inizio ma ora sa «che far nascere Anika è stata la scelta migliore della mia vita e sentire i dottori che in questi casi incoraggiano l’aborto, mi spezza il cuore». Gwen non può che concordare: «Quando mi hanno detto che anche Lola avrebbe avuto la microcefalia, ci ho pensato seriamente. Ma pensando a Claire, sapevo che potevo farcela». Cosa direbbe alle donne che oggi stanno affrontando gli stessi dubbi che lei ha vissuto anni fa? «Non giudico nessuno ma se scelgono di tenere i bambini, posso garantire che le loro vite cambieranno in positivo e che capiranno quanto è profondo l’amore di cui sono capaci».


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1 Commenti

  1. Stefano scrive:

    Onore a Massimo Morsello che era contro l aborto. Io propongo la canonizzazione per TUTTI i bambini abortiti.

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