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Meeting Rimini 2012. “L’imprevedibile istante. Giovani per la crescita”

agosto 11, 2012 Caterina Giojelli

La mostra della Fondazione per la Sussidiarietà che ha rubato tutto alla realtà. Il dramma, la bellezza. E l’imprevedibile istante che rimette in moto. Anche in epoca di austerity

Facili prede di luoghi comuni girate al largo: c’è uno scampolo di Italia molto impopolare che non s’imbriglia alla retorica del paese che non è per giovani. Prendete Palermo, quartiere Zen, dove capita di sentirsi chiedere «Da dove vieni? Da Palermo?», ecco, in quella discarica di uomini a cielo aperto un bel giorno è arrivata Parsifal: una cooperativa, un doposcuola, e, per farla breve come un tweet, ragazzi sradicati che a un certo punto si riscoprono “bravi”. Sì, proprio bravi: non sanno se il loro nome finirà tra gli altri 2,2 milioni che oggi identificano il “popolo dei nullafacenti” Neet – Not in education, employment or training, giovani tra i 15 e i 29 anni che non sono né in corso di formazione né al lavoro – ma sanno che nel bel mezzo di quel “certo punto” si sono potuti immaginare tra dieci anni, e non si sono visti in pasto al quartiere Zen. A rendere possibile quel certo punto, o, per dirla con il titolo della mostra organizzata dalla Fondazione per la Sussidiarietà, quell’“Imprevedibile istante”, la categoria molto impopolare della persona. Che disattende la sociologia dell’io “egoista”, per tanti intellettuali il motore della vita politica ed economica, e quella dell’io “deresponsabilizzato”, che dalla politica attende la risoluzione del suoi problemi, per darsi da fare. E creare pertugi, attraverso cui ridestare un desiderio irriducibile alla retorica di tanta stampa, agli allarmi della Bce, all’orizzonte minutissimo dello Zen.

Ecco cosa porterà al Meeting 2012 “L’imprevedibile istante. Giovani per la crescita”: molto più di una mostra e molto più di una risposta a «cosa vuole un giovane nel momento in cui si approccia al mondo della scuola, della formazione, del lavoro, ossia quel momento in cui si misura la capacità di un paese di progettare il suo futuro?». Scrittore, giornalista, nel comitato scientifico della mostra, Gianluigi Da Rold ha visto avvicendarsi oltre cento universitari e le telecamere del Tg1 alla realizzazione di un percorso espositivo «che ha rubato tutto alla realtà dei fatti: il dramma e la bellezza. Nulla è stato trascurato». È un fatto, spiega Da Rold, «che la scuola stia patendo i limiti di un sistema che mortifica, negli stipendi come nel progetto educativo, gli insegnanti, che perpetua le ineguaglianze e presenta un tasso allarmante di abbandono degli studi». È un fatto «che la quantità di laureati italiani sia inferiore a quella dei paesi più sviluppati e che l’università italiana abbia un ruolo tutt’altro che primario per la vita del paese». È un fatto che l’Italia «stia pagando gli esiti di una licealizzazione di massa che ha ridotto istituti tecnici e scuole professionali all’origine del miracolo economico e della storia dei grandi distretti industriali, a soggetti ibridi che non garantiscono più l’ingresso nel mondo del lavoro dove il ricambio generazionale sembra impossibile. Tuttavia…». Tuttavia, esiste l’imprevedibile istante. Ovvero persone che favoriscono l’irrompere dei desideri nel bel mezzo di un certo punto: «Esistono insegnanti che decidono di pagarsi di tasca propria gli aggiornamenti professionali. Che mettono a disposizione, gratuitamente, il proprio tempo, la faccia, la possibilità di un rapporto nel doposcuola per aiutare i ragazzi più difficili di tutta Italia a scoprire quello che a scuola non si scopre più: chi sei, cosa ti piace, cosa vuoi fare».

 

«Cosa mi piace fare?»

A Palermo come a Milano, dove nel novembre del 2000 dall’intuizione di un gruppuscolo di insegnanti prende vita Portofranco, un piccolo centro di aiuto allo studio che in fretta le istituzioni riconoscono come operatore qualificato per l’offerta di servizi formativi-orientativi, nato per accogliere ragazzi in difficoltà scolastica e che negli anni ha potuto condividere il percorso di crescita personale di 7 mila studenti, erogando ben 100 mila ore di aiuto allo studio. «Ancora: esistono studenti che dopo la laurea non si sentono affatto arrivati, e corrono a imparare la lingua a Taipei o a innovarsi nella Silicon Valley, ricercatori che non rassegnano la propria passione alle statistiche sull’età media e la remunerazione dei colleghi e riescono ad arrivare al Cern di Ginevra. Ed esistono imprese che stanno resistendo e investono in occupazione giovanile, realtà che in collaborazione con le opere sociali tornano a insegnare ai giovani un mestiere, mettendo di nuovo in contatto il mondo dell’impresa e quello della scuola». Anche questi sono fatti. «E noi li abbiamo documentati».

Fatti positivi, in comune sempre quell’imprevedibile istante che rende cruciale chiedersi “cosa mi piace fare” da Milano a Palermo, e «in cui si genera novità, movimento, prodotto, servizio, valore aggiunto per sé e per gli altri. Un bene comune costruito da tanti io, dal basso»: ecco la sussidiarietà, ma anche la grande libertà di cui è capace la categoria della persona all’epoca dell’austerity. E chissà che il premier Mario Monti, relatore eccellente all’incontro inaugurale del Meeting (19 agosto, ore 17) “I giovani per la crescita”, o il ministro Corrado Passera, invitato (20 agosto, ore 11.15) a parlare di welfare e sviluppo, non riescano a dare ai protagonisti della crescita al centro dei loro interventi il volto di un ragazzino siciliano che sta correndo a casa sotto il solleone. Palermo per lui resta pur sempre un’altra città, ma oggi non è un giorno come gli altri, oggi ha preso la licenzia media. Lui, quel “caso problematico” che nemmeno poteva ambire a dare gli esami e che allo sguardo sbigottito di chi lo interrogava ha potuto rispondere fiero: «Eh, professore, si cambia!».

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