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Maometto l’europeo

febbraio 22, 2017 Leone Grotti

Qual è il nome più diffuso tra i nuovi nati nelle città del Vecchio Continente? Ricognizione anagrafica da Oslo a Milano, passando per Molenbeek

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Articolo tratto dal numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti)

All’inizio gli inglesi l’hanno quasi nascosto, come se il multiculturalismo esaltato in teoria non fosse poi così apprezzato nelle sue conseguenze pratiche. O forse era solo un problema di orgoglio ferito, forse non andava giù che il nome portato da un famoso condottiero, da anni preferito dalle famiglie per chiamare i figli maschi, Oliver, venisse soppiantato da quello di un altro grande uomo in armi, che però non ha niente a che fare con la storia e la tradizione della Gran Bretagna: Mohammed. Oliver si chiamava Cromwell, un po’ Lord protettore e un po’ dittatore, un po’ regicida e un po’ genocida (verso i cattolici scozzesi e irlandesi), ma in ogni caso osannato dal popolo in un sondaggio del 2002 come uno dei dieci uomini più grandi della storia britannica. Maometto, invece, è il profeta dell’islam, una parola che entrò nel vocabolario inglese solo nel XVII secolo.

Oppure è stato davvero solo un banale errore dell’Ufficio nazionale di statistica: sta di fatto che nel 2008 per la prima volta Londra si è accorta che il nome più diffuso tra i nuovi nati della capitale era quello del messaggero di Allah. Solo allora qualcuno si è preso la briga di riunire insieme tutte le varianti con cui è chiamato a seconda della provenienza geografica: Muhammad (Pakistan), Muhammed (Africa), Mohammed (Arabia), Mohammad (Iran e Afghanistan) e ancora Mohamed e Muhammadu. E così si è scoperto che Maometto superava di gran lunga gli Oliver, i Jack, i Daniel e ancora tutti gli altri nomi presenti nell’attuale famiglia reale come George, Harry o William.
Anche in base ai dati 2016 è stato il più scelto dai londinesi. Non solo, è il più utilizzato in tutta l’Inghilterra: nel 2015 sono nati 6.941 Oliver e 7.361 Maometto. Allargando la visuale al Regno Unito, si scopre che primeggia anche a Cardiff e nell’intero Galles. In futuro il divario tra Maometto e gli altri potrebbe ulteriormente allargarsi se è vero, come scritto dal Sun l’anno scorso riprendendo Google Trends, che la ricerca di “nomi arabi” online è aumentata del 350 per cento.

Londra non è certo l’unica capitale europea “maomettana”. Da anni la maggior parte dei nuovi nati si chiama come il profeta ad Amsterdam, dove secondo gli ultimi dati statistici sono stati scalzati i più tradizionali Adam e Max. Anche in altre città dei Paesi Bassi, come Rotterdam e Utrecht, è il nome più popolare. Lo stesso vale per L’Aia, dove ha sede quella Corte penale internazionale non riconosciuta dai paesi della penisola arabica come l’Arabia Saudita, dove Maometto, ironia della sorte, nacque.
Al fondatore dell’islam si richiamano ormai anche la maggior parte dei bambini nati a Oslo. Maometto ha raggiunto la vetta della classifica norvegese per la prima volta nel 2014, quando surclassò Jan e Per, una circostanza definita «davvero eccitante» da Jørgen Ouren, membro dell’ufficiale Statistisk Sentralbyrå. Da allora non è più sceso dal primo posto e anche nel 2015 ha superato William e Oskar.

Dalla rigida Norvegia al più mite Belgio cambia poco. A Bruxelles nessuno si stupisce più, visto che Maometto (riunendo le diverse varianti) domina le statistiche fin dal 2008 e gli Adam, i Gabriel, i Noah hanno perso ogni speranza di riprendersi il posto che tradizionalmente occupavano. Il dato dei nomi ovviamente ha un valore più che altro simbolico: in nessuna capitale europea le persone di religione islamica sono diventate la maggioranza. Semplicemente ogni famiglia musulmana dà tradizionalmente al primo figlio maschio il nome del profeta.

Il segnale è però ugualmente importante, soprattutto nella capitale belga: qui la percentuale dei musulmani ha raggiunto il 25 per cento (contro una media nazionale del 6 per cento) e ha toccato addirittura il 40 in quartieri tristemente noti come Molenbeek. Da qui provenivano molti degli attentatori di Parigi e Bruxelles, definiti «eroi» dal 90 per cento dei giovani musulmani che studiano nelle scuole del quartiere. Nella capitale il 47 per cento dei bambini a scuola sceglie le lezioni di religione islamica, mentre quella cattolica è seguita solo dal 23,3 per cento degli alunni. Dallo Stato che ospita le istituzioni europee, infine, sono partite per combattere il jihad in Siria 600 persone. Queste, rapportate al numero esiguo della popolazione, fanno del Belgio il paese occidentale che ha fornito più combattenti al Califfato.

Anche nell’insospettabile Israele
Maometto è un nome molto diffuso anche a Parigi. Nella capitale francese nel 2015 è salito al quarto posto, subito dietro a Gabriel, Adam e Raphael. A Berlino invece è ventiduesimo, a Stoccolma trentacinquesimo. Nelle altre capitali europee come Lisbona, Berna, Vienna e Madrid ha scarsa rilevanza statistica.

E in Italia? L’Istat purtroppo «non fornisce i dati divisi per territorio» e il Comune di Roma non risponde alle richieste (ha ben altro per la testa in questo momento). A Milano, invece, dove spicca Leonardo, Mohamed compare al cinquantunesimo posto. Ma non è solo l’onomastica dell’Europa ad essere cambiata radicalmente negli ultimi dieci anni. Anche un paese insospettabile come Israele ha conosciuto lo stesso stravolgimento e a partire dal 2014 il nome David, “l’amato da Dio”, è stato soppiantato da Maometto, il “degno di lode”.

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