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Mangiarotti: «Mostriamo la bellezza, invece dei cadaveri»

settembre 27, 2011 Carlo Candiani

Don Antonio Mazzi, fondatore della comunità di recupero Exodus, esalta come bella ed educativa la mostra “Body worlds”, che espone veri cadaveri umani in atteggiamenti quotidiani. Don Gabriele Mangiarotti a Tempi.it: «La speranza, oggi, non è quella di mostrare dei cadaveri, più o meno imbalsamati, ma la bellezza per entusiasmare al lavoro»

Body worlds, mondi di corpi, è una mostra aperta a Roma, a cura di Gunther Von Hagens, un anatomo–patologo tedesco. Qual è la particolarità di questa mostra? Sono esposti veri cadaveri umani che, sottoposti a un trattamento chiamato “plastinazione”, possono essere visti dal pubblico come fossero persone vive in atteggiamenti quotidiani. Padrino di questa mostra, piuttosto particolare, è stato don Antonio Mazzi, il fondatore della comunità di recupero Exodus, che ha affermato che la mostra dovrebbe essere visitata da mons. Ravasi (“il ministro della cultura” in Vaticano) e dalle scolaresche.

«Molti preti pensano di avere un maggiore successo e una maggior capacità di convinzione delle persone, inseguendo le mode, invece di dire la verità come il Papa e la Chiesa ci insegnano – così interviene a Radio Tempi, don Gabriele Mangiarotti, responsabile del sito culturacattolica.it – ma è una perdita di senso critico, oltre che di senso cristiano. Penso sia la verità che debba essere appassionante per l’uomo e non dei cedimenti, più o meno evidenti, alla mentalità di questo mondo».

La mostra espone cadaveri e don Mazzi la esalta. Si avvicina alla devozione cristiana per i morti?
Da sempre il cattolico ha avuto una devozione per i proprio defunti, come accadeva anche nel  mondo antico. I cristiani hanno sempre avuto, a causa della consapevolezza della resurrezione finale dei corpi, una devozione particolare. Pensiamo al valore del cimitero o all’esposizione del corpo dei santi: se mostrato con questo significato ha un valore profondo per i cristiani, ma il mondo lo ha spesso bollato come necrofilia. Adesso siccome questa esposizione è chiamata arte, deve essere osannata.

Durante un’udienza generale, Benedetto XVI ha parlato dell’arte e della bellezza che avvicina a Dio. Parlava anche di mostre come questa?
Per capire che cosa intenda la Chiesa quando parla di arte, basterebbe guardare tutte le opere che proprio grazie all’ispirazione cristiana sono state prodotte. E di certo questa mostra non rientra. Giovanni Paolo II, nella lettera agli artisti, scriveva citando Norwid: “La Bellezza è per entusiasmare al lavoro, il lavoro è per risorgere”. Anche Benedetto XVI ha richiamato più volte sul concetto di bellezza: credo sia straordinario quando afferma che l’arte è un modo di introduzione alla preghiera, cioè rapporto con il significato della vita. Una mostra come quella osannata da don Mazzi, purtroppo, esprime un profondo disprezzo per l’uomo, usato per affermare un proprio progetto, un proprio giudizio sulla realtà.

Non salva nulla dell’intervento di don Mazzi?
Ha suggerito che le scolaresche vadano a vedere queste opere, come se potessero esaltare l’uomo. La scuola, dovrebbe essere il luogo dove la bellezza viene esaltata e comunicata. Penso all’esperienza di una suora che in Libano ha pensato di istituire a scuola un’ora di bellezza, in modo che quei giovani dentro la drammaticità della vita potessero riscoprire la verità del proprio cammino. Io credo che la speranza, oggi, non sia quella di mostrare dei cadaveri, più o meno imbalsamati, ma mostrare la bellezza per entusiasmare al lavoro.

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