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Ma chi sono i “costoro” con cui se la prende Galantino?

febbraio 20, 2016 Rachele Schirle

Il segretario della Cei firma il suo primo articolo sul Sole 24 Ore, lamentandosi di «quanti pensano di preservare il Vangelo e la Religione rifiutando il dialogo e il confronto».

Il 19 febbraio, lo stesso giorno in cui Antonio Socci ha ricevuto il “grazie” del Papa «anche per le critiche» e Libero ha pubblicato il biglietto autografo di Francesco al numero uno dei suoi detrattori, sulla prima pagina del Sole 24 Ore si è annunciato come nuovo collaboratore nientemeno che il segretario della Cei monsignor Nunzio Galantino.

Non è una novità. Già diversi illustri presuli collaborano da tempo alla prestigiosa testata di Confindustria. Cardinali come Giancarlo Ravasi presidente del Pontificio Consiglio della Cultura, della Pontificia Commissione di Archeologia Sacra e del Consiglio di Coordinamento fra Accademie Pontificie. Curatore settimanale di grandi recensioni culturali. Nel suo ultimo intervento (14 febbraio) Ravasi ha firmato una singolare lettera aperta alla massoneria («Cari fratelli massoni. Al di là della diversa identità, non mancano i valori comuni: comunitarismo, beneficenza, lotta al materialismo»).

Oltre al “ministro della cultura” vaticana, c’è da ricordare il puntuale contributo offerto da editorialista di prima pagina dal teologo e arcivescovo (e segretario speciale per il Sinodo sulla famiglia) Bruno Forte. Il quale, nel suo ultimo articolo (14 febbraio) ha fatto una bella recensione all’ultimo numero di Italianieuropei, come precisa l’arcivescovo teologo, «espressione dell’omonima Fondazione presieduta da Massimo D’Alema».

Con l’ingaggio di Galantino, Il Sole 24 Ore completa un trittico di grandi ecclesiastici impegnati in prima linea nel commento e nell’esercizio delle opinioni. Resta da capire come i tre si divideranno il posto in prima pagina. Ma intanto merita segnalazione il piglio con cui il segretario della Cei si è presentato sulla bibbia del giornalismo economico italiano.

«Freschezza della rivoluzione di Francesco». Fatto il titolo occorreva una chiave all’articolo inaugurale la prestigiosa collaborazione. E «La chiave per interpretare il suo (di papa Francesco, ndr) messaggio sta in una parola – scrive il segretario Cei – “riforma”, dentro e fuori!» Di quale “riforma” trattasi? Galantino non lo dice. O meglio, spiega che si tratta di «un esercizio antico e sempre nuovo ma soprattutto un esercizio troppo faticoso per uomini e donne che tendono a ridurre il Vangelo e la Religione a ideologia, facendo perdere loro la bellezza…». Vengono segnalate altre perdite importanti (“freschezza”, “forza rivoluzionaria”) per quelli che non reggono la fatica, ribadisce il porporato, perché è «esercizio troppo faticoso per quanti pensano di preservare il Vangelo e la Religione rifiutando il dialogo e il confronto».

Ma con chi ce l’ha, e con che veemenza, il segretario della Cei? Non si capisce bene. Epperò, prosegue Galantino, «mi piacerebbe dire a costoro che né il dialogo né il confronto appiattiscono il Vangello sullo spirito del tempo». Insistendo su questi misteriosi «costoro» a cui vanno opposti «dialogo» e «capacità di ascolto», «voglia di conoscenza», «desiderio di scambio» (desiderio di scambio?), «rinunzia alla presunzione», «anche quella ammantata di spiritualismo», il cardinale rimanda, pur senza dettagliare, alla propria esperienza personale. L’esperienza di dialogo fatta al tempo in cui egli era parroco «nel centro storico di Cerignola» e «come quello che ho imparato a praticare nelle esperienze di gestione di beni confiscati alla malavita».

Galantino insiste sul «dialogo autentico», quello che «sa entrare in punta di piedi», «non è prepotente, non sconfina». E a proposito di sconfinamenti, il presule richiama il concetto di «confini». Bacchetta «coloro che pur di non accogliere trasformano il Mediterraneo in luogo per lamenti tragici da dare in pasto a famelici opinionisti» e, sempre con riferimento ai “confini”, richiama le «esistenze periferiche» e i «contorni della società dello scarto».

Infine, l’autore torna sulla conversazione «col direttore nel mio ufficio!» da cui è nata la collaborazione, introduce il ricordo di «come sono lontane le figure di De Gasperi e Di Vittorio!» e conclude delineando il programma “morale” e “culturale” che impronterà i suoi interventi sul Sole 24 Ore. Da una parte, «occorre dare una buona ripulita “morale” nel nostro mondo e nel mondo della politica, affinché i giovani possano tornare ad amare il bene comune, senza percepirlo come la compagnia dei furbastri». Dall’altra, «in questi appuntamenti sul Sole mi piacerebbe anche gettare uno sguardo sul mondo della cultura, com’è nella prestigiosa tradizione di questo giornale, che si è proposto un Manifesto della Cultura che funga da monito per i ministeri interessati».

Concludendo, per accomiatarsi con i lettori del Sole il segretario della Cei, offre un simpatico aneddoto. «Prima di scrivere questo articolo ero dalle parti del Vaticano e pensavo che non esiste la Misericordia 2.0, somministrata da noi sacerdoti senza sporcarci le mani, né esiste un giornalista che non consumi le sue suole incontrando la gente».

Foto Ansa


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