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L’Unione Europea è il principale polo immigratorio al mondo insieme al Nord America

ottobre 31, 2012 Chiara Sirianni

È uscito il 22° rapporto di statistica sull’immigrazione a cura di Caritas e fondazione Migrantes. In Italia gli occupati stranieri sono un decimo del totale e lavorano soprattutto nell’assistenza familiare.

“Non sono numeri”. Questo è il messaggio che il dossier statistico sull’immigrazione di Caritas e fondazione Migrantes (organismo pastorale della Cei) hanno scelto per il 2012 per ridare centralità alla dignità degli immigrati in quanto persone, sulla scia di una riflessione di Benedetto XVI. «Milioni di persone sono coinvolte nel fenomeno delle migrazioni, ma esse non sono numeri, sono uomini e donne, bambini, giovani e anziani che cercano un luogo dove vivere in pace», ha detto il Papa. Il dossier, pubblicato per la prima volta nel 1991, ogni anno realizza analisi impreziosite da molti dati statistici: il contesto internazionale, i flussi migratori e i soggiornanti, il mondo del lavoro, i contesti regionali, i rifugiati e il sistema di accoglienza.

EUROPA. Le migrazioni, dopo una certa flessione dei flussi in entrata riscontrata a partire dal 2009 nei paesi industrializzati, sono destinate ad aumentare ancora. Gli organismi internazionali accreditano circa 214 milioni tra migranti e rifugiati nel mondo nel 2010. Nell’Unione Europea, nello stesso anno, 950 mila persone sono andate all’estero mentre 803 mila hanno ottenuto la cittadinanza europea. Gli stranieri residenti, inclusi i comunitari che costituiscono la maggioranza (60%), sono 33,3 milioni (800 mila in più rispetto all’anno precedente), per i tre quarti concentrati in Francia, Germania, Italia, Regno Unito e Spagna. In Spagna per, come anche in Portogallo e in Irlanda, il loro numero è ultimamente diminuito, forse a causa della crisi. L’incidenza media degli immigrati sui residenti europei è del 6,6%, tuttavia, se si considera il gruppo dei nati all’estero che hanno acquisito la cittadinanza del paese di residenza, si arriva a 48,9 milioni di persone che fanno dell’Ue il principale polo immigratorio al mondo insieme al Nord America.

ITALIA.  Secondo il dossier, a fine 2011 gli immigrati regolarmente presenti in Italia erano 5 milioni e 11 mila, appena 43 mila in più rispetto alla stima fatta per il 2010. Anche se sono stati rilasciati all’estero 231 mila visti per inserimento stabile in Italia, nel 2011 sono scaduti, senza essere più rinnovati, 263 mila permessi di soggiorno, pregiudicando il diritto alla permanenza in Italia dei relativi titolari, causa anche l’aumento di posti di lavoro persi per la crisi economica. Gli occupati stranieri sono circa 2,5 milioni, un decimo del totale. Lavorano non solo nel settore dell’assistenza familiare, dell’edilizia e dell’agricoltura ma anche in molti altri comparti, da quello marittimo al calcio. Consistente è anche il numero dei titolari d’azienda, aumentati di 21 mila unità, arrivando a quota 249 mila.

LA CRISI. Una stima del dossier evidenzia che gli immigrati contribuiscono positivamente anche in termini di spesa pubblica, assicurando alle casse statali un beneficio netto stimato pari ad almeno 1,7 miliardi di euro. Nell’attuale congiuntura la forza lavoro immigrata continua a svolgere un’utile funzione di supporto al sistema economico-produttivo nazionale per la giovane età, la disponibilità e la flessibilità (caratteristiche che, purtroppo, spesso si traducono in forme più o meno gravi di sfruttamento). Gli immigrati sono concentrati nelle fasce più basse del mercato del lavoro e, ad esempio, mentre tra gli italiani gli operai sono il 40%, la quota sale all’83% tra gli immigrati comunitari e al 90% tra quelli non comunitari. Motivati dal bisogno di tutela, sono oltre un milione gli immigrati iscritti ai sindacati, con una incidenza dell’8% sul totale dei sindacalizzati e del 14,8% sulla sola componente attiva. Le ispezioni condotte nel 2011 hanno evidenziato che il 61% delle aziende sottoposte a verifica è irregolare, in circa la metà dei casi per lavoro nero.

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