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Lugano, forum con 300 imprenditori italiani che vogliono trasferirsi in Svizzera

maggio 22, 2012 Massimo Giardina

In Italia burocrazia lenta e Stato impiccione. Tutto il contrario del Canton Ticino. Ecco perché le nostre imprese vogliono andare oltre confine (anche quelle della CdO). Cronaca di un Forum tenutosi a Lugano

C’è un certo malessere tra gli imprenditori italiani, non è una novità e tantomeno una scoperta. Oggi più di trecento imprenditori si sono trovati al centro congressi di Lugano, all’interno dell’evento di marketing territoriale Start2match, perché interessati a trasferire la propria attività d’impresa o professione dall’Italia alla Svizzera (a sinistra, un’immagine del convegno). All’interno dell’evento si è svolto anche un forum su tematiche fiscali per lanciare l’iniziativa “Blogeconomysocial” ideato e presentato da Paolo Barrai, famoso “aggregatore finanziario” on web che, grazie al suo blog MercatoLibero, ha attirato l’attenzione di molti professionisti e imprenditori del Belpaese.

Nei saluti introduttivi è intervenuto Giorgio Giudici che, da 28 anni, ricopre la carica di primo cittadino di Lugano. Intervistato da tempi.it, Giudici si è ironicamente posto una domanda: «Come mai in così tanti cercano il Ticino per sviluppare la propria attività?, ma perché da noi c’è la volontà politica di aprire il mercato, di sostenere e di agevolare. Il nostro territorio è attrattivo perché offre servizi di qualità, stabilità politica, velocità burocratica». Giudici è stupito dall’incapacità del sistema Italia di valorizzare un’imprenditoria «composta da grandissime intelligenze. Credo che le autorità italiane dovrebbero fare una seria riflessione sul fatto che molti di loro vengano in Svizzera».

Nel Canton Ticino ormai gli spazi diminuiscono e, di conseguenza, i prezzi per metro quadrato lievitano. Per questa ragione il primo cittadino di Lugano spiega di non «promuovere un artigianato che andrebbe a mettersi in concorrenza con il locale, ma di privilegiare tutto ciò che è scienza e conoscenza: il settore sanitario, l’high tech e il turismo. Sì, anche il turismo perché ormai i turisti non bisogna aspettarli, ma ingegnarsi su come attirarli».

A Stabio, paesino appena oltre il confine italiano, si sono stabilite decine di imprese e professionisti. È quotidiano il flusso di migliaia di frontalieri. E gli imprenditori presenti al forum, sanno bene che ormai la realtà è questa: le imprese italiane, emigrano e assumono italiani in Svizzera perché il nostro settore pubblico e chi lo amministra non funziona, con il risultato che il valore aggiunto prodotto non rimane nei nostri confini, ma emigra all’estero.

Allo Start2match era presente una delegazione composta da Cdo (Compagnia delle Opere) territoriali, in particolare quella di Varese, Saronno e la nascitura Sondrio. Il Direttore generale della Cdo di Varese, Juri Franzosi, è intervenuto ad uno degli incontri e ha affermato che «bisogna fare dei passi al di fuori degli schemi che hanno caratterizzato il fare impresa fino ad oggi se si deve resistere in questi periodi di turbolenza. Il primo passo è l’internazionalizzazione delle imprese e delle associazioni che le accompagnano».

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