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L’europasionaria Paciotti: “no pasaran”!

marzo 24, 1999 Da Rold Gianluigi

Bokassa

Solo l’Italia poteva riservare per la “storia” un’altra “pasionaria”. Il lettore ricorderà Dolores Ibarruri, la spilungona spagnola della “guerra civile” che urlava “no pasaran!” e intanto faceva fucilare alcuni suoi compagni che non erano in linea con il Comintern: chiedere per competenza ai parenti di Camillo Berneri e Andres Nin. La vulgata storica fece di questa Dolores una sorta di eroina, senza macchia e senza paura, che naturalmente visse nel “paradiso democratico” russo, dopo che in Spagna “erano passati tutti”. Dolores partecipò, già anzianotta, anche ai funerali di Palmiro Togliatti a Roma. Ad un certo punto ebbe pure un malore e sconvolse il corteo funebre tanto da far incazzare il delegato sovietico al funerale: il “protoliberaldemocratico” Leonid Breznev. Il posto della scomparsa “pasionaria” potrebbe oggi essere occupato dalla signora Elena Paciotti, più volte segretaria dell’associazione nazionale dei magistrati, donna furibonda contro il crimine e le ruberie, integerrima nel difendere l’autonomia della magistratura, sempre pronta alla battuta televisiva contro quella che lei chiama la “politica bassa” rispetto alla “politica alta”. Tutte le volte che c’è qualche polemica sull’azione dei magistrati, arriva puntuale la Paciotti a dirimere e a guidare. Lei è, per eccellenza, una antieuropeista, anche se non lo sa. La Paciotti, in effetti, potrebbe scrivere un’enciclopedia britannica raccogliendo tutti i suoi discorsi contro la divisione delle carriere (quella di giudice e quella di pm) che in Europa è fatto intoccabile e persino i piediessini, quando sono al Parlamento europeo, sono costretti a condividere, pena il ritorno tra i bulgari. Che cosa poteva fare questa signora così morale e così ieratica? Che cosa poteva rappresentare una donna che si autodefinisce “ingenua” nel pensare la politica (così dice Elena in una lettera all’Unità)? Una donna così intransigente e così gelosa dell’autonomia della magistratura, non poteva che presentarsi nelle liste europee dei postcomunisti: tanto tra pidiessini e magistrati l’unica differenza è che i primi non portano, per necessità, la toga. Appena eletta in Europa, sembra che la Paciotti proporrà la riunificazione delle carriere in tutto il continente. I socialdemocratici europei sono avvertiti. Sui banchi di Strasburgo si alzerà un altro “no pasaran” contro i garantisti che vogliono un processo accusatorio e non quello della “caccia alle streghe”.

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