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Lenin a Zurigo

maggio 19, 1999 Mereghetti Gianni

Alle radici della Rivoluzione bolscevica:
la spietata e geniale strategia del leader
bolscevico che, con l’appoggio tedesco,
raccolse le energie (e i fondi) della
borghesia russa antizarista. Che liquidò
appena giunto al potere…

Nell’aprile del 1917 c’è un treno che con un inusuale lasciapassare percorre mezza Europa sotto l’incubo della guerra: si tratta di un convoglio strano, che il romanticismo rivoluzionario dipingerà come “il treno di Lenin”, esaltandone la funzione provvidenziale. Questo treno che collega la Svizzera a Pietrogrado con l’importante compito di riportare in Russia Lenin e i suoi compagni dopo anni di dorato esilio rappresenta il collante tra la pura teoria rivoluzionaria e la sua spietata attuazione. Lenin si era addestrato all’utopia marxista in Svizzera, a Zurigo, dove all’interno dei circoli socialisti era emerso come figura dirompente: fondatore del giornale marxista Iskra, fautore della frattura tra menscevichi e bolscevichi, aveva sempre più assimilato i principi del pensiero di Carlo Marx intuendone l’aspetto tragicamente utopico. Non fece però l’errore dei tanti revisionisti che negli ultimi anni dell’ottocento e agli inizi del Novecento si erano impantanati in una valutazione critica del pensiero marxista finendo per ridurlo a bandiera di una lotta che aveva basi di stampo ugualitario o pacifista. Egli conservò integro il pensiero del padre del marxismo e invece di chiedersi se e come sarebbe stato possibile l’avvento del comunismo fece una cosa più semplice: si domandò che fare per realizzarlo. Per questo motivo il cuore del suo problema diventò da teorico ad organizzativo: di fronte ad un mondo che mai sarebbe diventato motu proprio comunista, Lenin volle fare il massimo sforzo per dirigere il corso degli avvenimenti là dove era impossibile che finisse. Il suo genio sta dunque tutto nel fare: fu così che costruì un partito di stampo avanguardistico, unidirezionale, monolitico, compatto nell’azione e che la giustificava non in forza di una necessità storica, ma in forza della mentalità rousseauiana-giacobina che rende una minoranza illuminata l’unica consapevole del bene comune e di conseguenza depositaria del compito di realizzarlo a qualunque costo. Tutto ciò però non bastava: infatti questo faceva di Lenin uno dei tanti rivoluzionari intenzionali che la Svizzera cullava tra i suoi laghi e i suoi monti. Il capolavoro di Lenin infatti fu l’elaborazione di una strategia: in questa ottica fu decisivo il fatto che il terribile piccolo borghese russo riuscì ad accreditarsi come l’avversario più deciso dello zarismo e il più temibile. Fu questo e non altro che gli valse quell’aiuto necessario per realizzare il colpo di mano rivoluzionario. Infatti chi aiutò Lenin e i bolscevichi in Svizzera? Uomini e donne della borghesia e dell’intellighenzia russa, che come benefattori mantenevano in vita il partito bolscevico: questa contraddizione per cui un partito viene sostenuto proprio da coloro che vuole eliminare mostra la spietata genialità di Lenin. L’importante era identificare il nemico che avrebbe accomunato il maggior numero di forze: questo nemico era lo zarismo, l’importante quindi non era essere comunisti, ma antizaristi! Tra i benefattori del periodo svizzero tragico l’esempio della signora Popova che poi morirà di fame nel 1921 come nemica di classe: attirata tra le file ampie dell’antizarismo per poi essere vittima di chi le governava.

Poi si trattava di trovare la strada per realizzare la rivoluzione in Russia per la quale la sollevazione popolare si era già dimostrata insufficiente. Ed ecco allora entrare di nuovo in gioco l’antizarismo, questa volta in una dinamica internazionale.

Nello scenario della prima guerra mondiale la Germania è consapevole dall’inizio dell’impossibilità di sostenere il conflitto sui due fronti. In stallo sul fronte occidentale la Germania sa che può chiudere quello orientale solo con l’aiuto di Lenin, che aveva promesso la pace immediata con la presa del potere. Lenin stesso sa che il governo tedesco ha bisogno di lui. I bolscevichi che in Russia sono un gruppo di minoranza si trovano quindi a disporre, grazie ai tedeschi (che poi si adoperarono anche per fare arrivare Lenin in Russia), di mezzi sorprendentemente grandi, come documenta lo storico Ernst Nolte: “dal 1915 ingenti somme di denaro avevano preso la strada della Russia per favorire l’agitazione rivoluzionaria”. Da questa operazione di alta strategia politico-militare iniziò ad una delle più vaste e terribili oppressioni di popolo che la storia ha conosciuto.

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