Google+

La tragedia delle donne nigeriane «sangue di Boko Haram»

febbraio 17, 2016 Leone Grotti

Rapite, violentate, alcune riescono a fuggire per tornare a casa. Ma spesso le famiglie non le riaccolgono e i mariti le ripudiano.

 

nigeria-ragazze-rapite-boko-haram

«Il figlio di un serpente è un serpente», «arriva la peste». Questi epiteti sono diventati usuali nei campi profughi del nord della Nigeria, dove vivono le persone sfollate a causa degli attacchi di Boko Haram. Vengono rivolti alle donne rapite, ridotte in schiavitù e stuprate dai jihadisti che riescono a scappare e tornare dai familiari. Purtroppo, dopo aver subito il trauma del sequestro, devono passare attraverso una nuova demonizzazione, fomentata dalla paura e dalla superstizione.

SANGUE MALVAGIO. Secondo un rapporto pubblicato da International Alert e Unicef, intitolato Sangue malvagio, oltre 2.000 donne e ragazze sono state rapite da Boko Haram a partire dal 2012. Il caso più eclatante è stato quello di Chibok, nell’aprile del 2014, quando circa 300 studentesse, soprattutto cristiane, sono state sequestrate di notte e poi convertite all’islam, a detta degli islamisti.

RITORNO A CASA. Molte «sono state stuprate, sposate ai jihadisti e messe incinta» in cattività. Quelle che riescono a fuggire o che vengono liberate dall’esercito, quando tornano a casa, spesso gravide o con in braccio i bambini frutto delle violenze sessuali, «vengono respinte dai familiari subendo una nuova vittimizzazione». Tanti nigeriani, infatti, «vedono le donne e i loro bambini come una minaccia diretta e temono che siano state indottrinate e radicalizzate da Boko Haram».

DONNE KAMIKAZE. Da almeno un anno, i terroristi islamici che sconvolgono il nordest della Nigeria dal 2009 hanno cominciato a usare le donne come kamikaze. Come rivela il recente caso di una ragazzina che si è rifiutata di farsi esplodere in un campo profughi, spesso, più che essere indottrinate, le donne vengono minacciate e costrette a forza a vestire le cinture esplosive. Nonostante questo, a causa della paura di nuovi attentati, chi scappa da Boko Haram è sempre più guardato con sospetto. «Il recente aumento di donne kamikaze in tutta la Nigeria ha rinforzato la credenza, già molto diffusa, che le donne rapite da Boko Haram contribuiscono all’insicurezza della regione».

VIOLENZA NEL SANGUE. Le donne sono accusate di essere reclutatori di Boko Haram e di voler radicalizzare la gente. C’è anche una buona dose di superstizione, sempre aumentata dalla paura degli attacchi, nel ripudio di queste madri e dei loro figli: «Tanti credono anche che i bambini concepiti come il risultato di una violenza sessuale o di relazioni sessuali con i membri di Boko Haram diventeranno la nuova generazione di jihadisti, dal momento che hanno ereditato le caratteristiche violente dei loro padri biologici». Come se la violenza fosse inscritta nei geni di quelle nuove vite.

«IENE IN MEZZO AI CANI». Nei campi profughi le donne vengono di conseguenza discriminate e chiamate “Mogli di Boko Haram”, “Donne di Sambisa [la foresta-roccaforte dei jihadisti]”, “Sangue di Boko Haram” e anche “Annoba”, che significa “peste”. I bambini vengono definiti “iene in mezzo ai cani innocenti” e il loro sangue “malvagio”, trasmesso dai loro padri, viene additato come prova certa della loro pericolosità. Sulla bocca di tutti ci sono questi detti ormai: «Il figlio di un serpente, è un serpente» e «nelle loro vene scorre il sangue di Boko Haram».

FAMIGLIE POLIGAME. Statisticamente, continua il rapporto, i mariti che sono stati sposati alle donne per più di cinque anni, e hanno già avuto figli da loro, tendono a riaccoglierle. Non avviene così nelle famiglie poligame musulmane, dove le altre mogli cercano di convincere il marito a ripudiare la donna che ritorna, accusandola di aver seguito volontariamente i jihadisti.
Ci sono però storie positive. Una donna, stuprata e messa incinta da un jihadista, voleva abortire ma ci ha ripensato: «All’inizio non volevo, poi quando mi hanno salvata e sono arrivata al campo ho deciso di tenere il bambino». Le difficoltà però restano: «Quando penso a come sarà mio figlio, sono molto disturbata perché mi faccio sempre la stessa domanda: si comporterà come suo padre di Boko Haram?».

Foto Ansa


Ricevi le nostre notizie via email:

Leggi gli articoli sull'app:

Iscriviti gratuitamente alla nostra newsletter per ricevere tutte le nostre notizie!

La rassegna stampa di Tempi
Sulle tracce di Cristo - Viaggio in Terrasanta con don Luigi Giussani

Tempi Motori – a cura di Red Live

LIVE Una delle 600 Supersport più amate di sempre si rinnova, dimostrando che Yamaha crede ancora in una categoria che altri hanno dato già per spacciata. Troppo severe le norme anti inquinamento per i frullini da 600 cc che a furia di smagrire le carburazioni sono diventati anoressici di coppia e poco godibili su strada, […]

L'articolo Prova Yamaha R6 2017 proviene da RED Live.

La primavera è per definizione la stagione più di altre foriera di novità. E le novità fioriscono anche in KTM. Dopo il lancio del tour internazionale Track ‘N Test, che farà tappa anche a Misano dal 7 al 9 aprile, ecco difatti profilarsi un’altra iniziativa. Partiamo dalla sigla C.O.R.E., ossia Complete Off Road Education e che […]

L'articolo KTM Adventure Hard C.O.R.E. proviene da RED Live.

È un’evoluzione e non una rivoluzione, questo si capisce anche da nome. Quel “Max” aggiunto si traduce in migliorie a un prodotto, Dunlop SportSmart 2, che ottenuto un buon successo sul mercato ma che meritava un upgrade per rimanere al passo con i tempi. Operazione necessaria perché l’andamento del mercato delle moto parla molto chiaro: […]

L'articolo Prova Dunlop SportSmart 2 Max proviene da RED Live.

Quando un’azienda si permette di dire che la sua forza risiede nell’inventare quello che non esiste ancora e riconsiderare e ridefinire quello che esiste già, i casi sono due: o se la tira o fa molto sul serio e, oggi che la specializzazione nel mondo della MTB è massima, quando un brand mette in campo […]

L'articolo Le nuove gomme Michelin per XC e All Mountain proviene da RED Live.

“Quelle foto lì le facevo alla Bellucci”. Così, spuntando dal nulla, si è rivolto a noi uno strano personaggio sulla settantina, capello mosso bianco e lungo, stile Maurizio Vandelli, nell’incantevole borgo di San Leo, mentre lo staff di RED riprendeva le nostre imponenti americane nel bel mezzo della piazza principale. Non siamo nemmeno riusciti a […]

L'articolo Harley-Davidson, in viaggio lungo la Linea Gotica proviene da RED Live.

banner Mailup
logo EA-Group
logo EA-Group
logo La nuova Bussola quotidiana