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La notizia che ci stiamo perdendo dietro il sipario di emozioni dei giornali

marzo 7, 2016 Luigi Amicone

Perché colpiscono la Chiesa? Perché è il solo baluardo di una struttura di pensiero razionale e di un nesso con la realtà che non è magico né sentimentale

giornali-shutterstock_157252919Articolo tratto dal numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti) – Mentre in materia economica e scientifica ci riempiono di dati accurati e tendenzialmente verificabili, il giornalismo applicato alle vicende umane sembra aver adottato come regola il fuoco d’artificio delle emozioni. E così, mentre è tutto un fiorire di titoli sentimentali, i fatti che darebbero corpo alle notizie vengono automaticamente rimossi, oscurati, travisati. Ricordare ad esempio che un figlio esce dal grembo di una donna e non dall’apparato escretorio di un uomo è ritenuta una volgarità che indigna i “buoni sentimenti” di quanti obliterano i doveri elementari di una buona storia (Chi? Che cosa? Quando? Dove? Perché?) allo scopo di far dimenticare in cosa concretamente consista “Amore”, ad esempio quando si diventa “papà” di un bimbo reso orfano di una madre presa in affitto.

Un grande sipario di falsità e ipocrisia cala davanti al cosiddetto “Progresso” notiziato. Giornalista, vuoi forse permetterti di censurare il “desiderio” e dettagliare in cosa consistano i “diritti”? Paradosso vuole che nell’epoca dei buoni sentimenti (sempre più spesso applicati allo sfruttamento del ventre delle donne, alla soppressione della vita umana e all’umanità prodotta in laboratorio), tornano in voga pseudoscienze e superstizioni. Esattamente come un secolo fa, le grandi fughe nell’irrazionalità si chiamano vegetarianismo, animalismo, teosofia, gnosticismo. Tutto uguale a quello che si vide tra le due grandi guerre e che oggi ritorna con una accelerazione favorita da Internet. Epoca nuovamente di antirealtà e che il pioniere della comunicazione di massa Marshall McLuhan definì «dell’Anticristo». Non perché si manifesti con corna e forcone. Ma perché, al contrario, è rivestito di amore democratico e plurale. Di tenerume singolare e universale. Ragion per cui, ammoniva McLuhan, «state bene attenti su quale onda (oggi diremmo su quale social) vi sintonizzate».

Il problema non è il secolarismo come ateismo e scardinamento del timor di Dio. Il problema è l’omologazione alla fede e al timore di tutte le divinità secolari. In questa prospettiva i colpi assestati alla Chiesa cattolica su tutti i fronti – Il caso Spotlight, matrimoni omosessuali, aborto, eugenetica – dai predicatori di tutte le divinità del secolo, sono colpi assestati bene. Perché? Perché la Chiesa cattolica è l’ultima custode del logos e dell’essere. L’ultimo baluardo di una struttura di pensiero razionale e di un nesso con la realtà che non è né magico né sentimentale. E così, mentre il punto del secolarismo che divinizza qualunque cosa, purché rimanga nel cerchio finito del magico-sentimentale, è affermare che “l’uomo è quello che mangia” e una società è definita dalle “verità” (oggi le chiamiamo “diritti”) che il complesso delle posizioni dominanti in un certo momento storico instilla nella società, le religioni storiche – e in particolare il cristianesimo – sono la memoria della Vita e della Morte. Del Giudizio e di tutto ciò che i predicatori di divinità magico-sentimentali vorrebbero farci scordare.

Foto da Shutterstock


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4 Commenti

  1. giovanna says:

    Caro direttore, come sempre, un articolo profondo e sincero e tosto.
    A proposito di un certo tipo di giornalismo, che ne pensa degli articoli sul tema del figlio comprato da Vendola di don Mauro Leonardi ( che parla nientepopodimeno che di “paternità surrogata ” ) sul Sussidiario e sull’Huffington Post ?
    A me sono sembrati entrambi tremendi e veramente bruttissimi, ma non ho letto reazioni in giro, tranne le critiche pesantissime dei lettori, e mi è sembrato strano.

  2. Luca says:

    PD e ora anche 5S hanno tra i loro principali obiettivi la “laicizzazione” della società, maniera elegante per descrivere la lotta senza quartiere alla Chiesa, col preciso intento di circoscriverne sempre più il raggio d’azione e l’influenza che essa ha nella società civile.
    I cattolici che votano a sinistra o militano in questi partiti, magari si facciano qualche domanda.

  3. paolo says:

    Ci sono vari modi di confrontarsi con la cultura laicista egemone. Un autore ha distinto quattro opzioni.
    L’opzione epicurea ci solleva dall’interesse pubblico, e preferisce confinarsi in una riserva indiana.
    Quella monastica farebbe scegliere comunità alternative, dove sia possibile vivere ancora un ordine civile, morale. L’opzione islamista è quella dello scontro e della distruzione del grande satana, la cultura occidentale (sia laicista che cristiana). L’opzione apocalittica, platonica, lascia invece a Dio il compito di sparigliare le carte, distinguere tra pecore e capri.
    Ci sarebbe anche una quarta opzione quella aristotelica, utile soprattutto perché ci descrive quello che succede nelle democrazie quando i cuori dei cittadini sono in balia di nessun’altra regola che non sia quella dei capricci e dei desideri, ossia il sorgere della tirannide, di regimi che impongono il loro volere arbitrario, la loro ideologia.

    Nel 12°secolo si sono convertiti ben pochi musulmani, mentre oggi intere nazioni una volta cristiane ora sono musulmane. Inoltre oggi è imposta una visione della vita umana opposta alla legge naturale, una visione normata nella vita pubblica occidentale da legislazioni improntate al positivismo giuridico, al relativismo politico.

    I cristiani sono estraniati dalla vita pubblica se non si assimilano alla visione pubblica dominante e alla politica degli stati, del tutto fascista (in senso filosofico), ossia relativista per intuito.
    Il detto degli alcolisti anonimi secondo cui non puoi cambiare finché non tocchi il fondo si sta applicando alla lettera da noi.
    Il sigillo dei cristiani è la Croce del Figlio di Dio. Oggi ci sono più martiri che nei secoli precedenti messi insieme.
    Il grande problema è stato il rifiutare l’opzione aristotelica, fin dai tempi di Costantino,quella in cui ciò che è di Cesare non si sovrappone o invade i confini di quello che gli è estraneo, la famiglia e la persona.

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