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«La mia amica Benedetta Bianchi Porro, che perse tutto per trovare Tutto»

gennaio 24, 2014 Benedetta Frigerio

La figura della venerabile di cui ricorre il cinquantenario della morte. Malata e sofferente catalizzò intorno a sé l’ammirazione e l’amicizia di molti giovani

benedetta bianchi porro 2È difficile trovare persone che abbiano sofferto come Benedetta, ma è quasi impossibile conoscerne di così serene, accoglienti, in pace. Benedetta Bianchi Porro, morta cinquant’anni fa, fu dichiarata venerabile nel 1993 e domani sarà celebrata una Messa solenne nella sua città natale, Dovadola (Forlì), dal cardinal Angelo Comastri, membro per la Congregazione per la causa dei santi.
Nata l’8 agosto del 1936, morì il 23 gennaio del 1964 lasciando numerosi scritti e lettere che testimoniano una vita interiore profonda e una forza d’animo che fanno a pugni con una fragilità fisica estrema e con una vita piena di sconfitte e umiliazioni. Benedetta rischiò di morire alla nascita, poi si ammalò di poliomelite e, mentre studiava medicina, si autodiagnosticò una malattia gravissima, la neurofibromatosi, o morbo di Recklinghausen, che lentamente la privò dell’udito, poi della vista, dell’olfatto e del tatto. Eppure Benedetta passò gli ultimi anni a letto circondata dagli amici che facevano la fila per entrare nella sua stanza e passare del tempo con lei: «Ancora adesso mi domando come si facesse a stare così bene in una situazione che ora mi rendo conto essere la più drammatica che abbia mai visto», spiega Francesca Romolotti Crema, fra le amiche più care della ragazza.

Benedetta era bella, intelligente, piena di risorse. Lentamente venne meno tutto. Come poté non ribellarsi a questa situazione?
Era sensibile, sveglia, con una cultura profonda, tanto che andò all’università prima del tempo. Eppure, dopo diverse umiliazioni, subì sconfitte anche negli studi: fu frenata da un professore che la cacciò dall’esame a causa della sua malattia. Ricordo commentò così: «Non mi ha rovinato il libretto con un brutto voto». Ma non mollava, era tenace e dopo ogni sconfitta rialzava la testa e ci riprovava. Scrisse che, se non fosse stato per Dio, avrebbe subito mollato tutto.

benedetta bianchi porro 1Non riuscì a diventare medico né a realizzare nessuna delle sue aspirazioni.
«Non ebbi nulla di tutto quello che avevo chiesto, ma ebbi tutto quello che avevo sperato», scrisse. Arrivò a vivere come imprigionata in un muro: praticamente aveva contatti con il mondo solo attraverso la mano destra, che miracolosamente avevano conservato un po’ di sensibilità, e con questa comunicava attraverso l’alfabeto muto. Eppure era in pace. Scrisse alla madre che la sua disperazione si era acquietata solo con la scoperta di Dio. Parlava delle sue fatiche, ma anche della dolcezza dell’amore di Dio. Ed è questo secondo aspetto che a noi ragazzi balzava all’occhio.

Come nacque la sua amicizia con Benedetta?
Avevamo un’amica in comune che partì missionaria e che desiderava non lasciare Benedetta senza un rapporto intenso come il loro. Così, questa ragazza decise di affidarmela. Nacque un grande affetto. Mi chiamava “Francin d’oro”, mi commuovo ancora a pensarci. Ecco, dopo che la incontrai, portai tutti i miei amici di Gioventù Studentesca da lei.

Cosa accadeva nella sua stanza?
Si traeva conforto e speranza da una malata. Benedetta aveva delle doti che non ho visto più tutte insieme. Giudicava ogni fatto, ma mai le persone. Su ciascuna aveva uno sguardo di amore e accoglienza. Invece che lamentarsi, come fa chi soffre, riusciva a uscire da sé. Ricordo una ragazza con le mani fredde e Benedetta che le scaldava fra le sue. Eravamo tutti attratti dalla sua capacita di donarsi. Ci sentivamo accolti e privilegiati. Capita raramente di vedere una persona annullarsi per mettere al centro solo te. Lei lo faceva con tutti. Intuiva i crucci e i dispiaceri delle persone che incontrava. E se le perdeva di vista, chiedeva notizie per sapere come andava. Abitava veramente negli altri.

Mai un cedimento?
Era umana, non nascondeva le sue fragilità, lo sconforto, la paura a chi le era in stretta confidenza. Non faceva la stoica, non si atteggiava. Era trasparente, era quella che vedevi. Però non recriminava mai. Anzi, era autoironica, sui sogni non realizzati ci rideva su: «Che sogni che fai Benedettina!», si diceva.

Benedetta Bianchi Porro 2Di lei si è scritto che aveva anche un carattere forte.
Aveva ricevuto un’educazione cristiana seria, nel senso che su quello fondava la vita e quella seguiva. Perciò obbediva a sua madre, ed era di ferro se si trattava di fare obbedire i fratelli più piccoli. Nello stesso tempo, in quella casa si respirava una grande allegria. Erano romagnoli chiassosi, tutti diversi: una sorella faceva la ballerina alla Scala, un fratello diventò giornalista, uno primario. Più si ammalava più si addolciva. Ripeteva che il Signore le aveva dato moltissimo, che la amava. «Ma come?», ti chiedevi. Ed era pure piena di voglia di vivere.

Si dice che, grazie a lei, è avvenuta una guarigione miracolosa.
Ha fatto il miracolo di testimoniarci l’amore di Dio e la speranza. Ma forse si riferisce a quello che accadde a Lourdes. Partì per chiedere la guarigione, ma con lei c’era una ragazza gravissima e disperata. Benedetta la esortò a non smettere di pregare, perché i miracoli avvengono. Così fu e la ragazza si alzò in piedi. Benedetta era felicissima anche se lei non era guarita.

Sembra ricordarla come fosse passato un giorno e non 50 anni. Benedetta le ha cambiato la vita?
Direi che me la segna tuttora. Io a Benedetta ho voluto e voglio molto bene. Mi accorgo che allora ero una ragazzina decisa e radicale, forse un po’ spigolosa, ma capace, con Benedetta, di un’amicizia grande. Dopo 9 anni di sterilità nel matrimonio ebbi la grazia di concepire un figlio: la mia bambina nacque l’8 di agosto, lo stesso giorno in cui nacque la mia amica Benedetta. Ma non posso dire che mi ha cambiato la vita in una volta sola, perché mi ha accompagnata e guidata in ogni passo e mi accompagna ancora. È così presente che sono ancora gelosa di lei. E quando prego il Signore e la Madonna con loro, in cima a tutti i Santi e defunti che mi sono più cari, c’è Benedetta.

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