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In nome di una libertà dalla verità assoluta, si è giunti al punto in cui la verità non ha più una libertà

gennaio 12, 2015 Aldo Vitale

L’Europa annebbiata dai fumi del politicamente corretto, del progresso sociale, dell’individualismo morale, del relativismo etico, ha perso di vista la rotta

«Getteremo il terrore nei cuori degli infedeli, perché hanno associato a Dio esseri che Dio non ha investito di autorità alcuna: il loro rifugio sarà il fuoco, quale orrendo albergo agli iniqui»: così con chiarezza inequivocabile recita la Sura III al verso 151, come in decine di altri simili passi, del Corano.

Se queste parole risuonano intimidatorie, foriere di oscuri presagi, di morte e devastazione, non meno cupe e sorde, rispetto alle voci della dignità umana, sono quelle di un mittel-europeo del calibro di Friedrich Nietzsche, il pensiero del quale sembra aver vinto su tutti gli altri divenendo il pilastro portante dello stile culturale e intellettuale europeo contemporaneo ed odierno, informato, per usare il suo stesso gergo, dal più inquietante degli ospiti davanti alla porta, cioè dal nichilismo, ovvero dall’idea, sempre con le parole di Nietzsche, per cui «tutto è privo di senso. I Valori supremi si svalutano. Manca lo scopo. Manca la risposta al perché».

L’assassinio dei giornalisti della testata francese Charlie Hebdo ha ricordato la tragicità dei tempi che sta vivendo l’Europa stretta nella morsa di una istanza culturale forte da un lato, l’islam, e di una istanza culturale debole dall’altro, la propria.

Nonostante si ritenga che l’opzione armata appartenga solo ad una minoranza estremista della religione islamica, una conoscenza più autentica ed approfondita dell’islam rivela che così non è, che cioè il concetto di jihad è del tutto costitutivo per la cultura politico-religiosa islamica.

Non a caso la visione giuridica islamica è solita distinguere la realtà in tre gradi diversi, il “Dar al-Sulh”, cioè i territori non islamizzati con cui si è stretta una tregua; il “Dar al-Islam”, cioè i territori sottomessi, già islamizzati; e infine il “Dar al-Harb”, cioè i territori della guerra, ossia quelli che ancora devono essere islamizzati (cfr. David Cook, Storia del jihad, Torino, 2007 ).

I giuristi islamici, del resto, hanno sempre condiviso l’idea per cui lo jihad fosse in definitiva lo strumento più utile oltre che necessario per rispettare la volontà divina di Allah e sottomettere tutto il creato al suo dominio; si pensi per l’appunto che è sostanzialmente priva di differenza la posizione tra un giurista islamico del XV secolo come Ibn-Khaldun per il quale «nella comunità musulmana il jihad è un dovere religioso, a causa dell’universalità della missione musulmana e dell’obbligo di convertire tutti all’islam o con la persuasione o con la forza» e quella di un noto giurista contemporaneo come Al-Ghunaymi.

Tuttavia, qualcosa di altrettanto micidiale affligge la stabilità sociale e politica dell’Europa, cioè l’aver rinunciato alla propria identità.

Tutti i provvedimenti in campo bioetico sono la spia luminosa più evidente della sintomatologia europea: il nichilismo morale (aborto, eutanasia, distruzione della famiglia ecc) porta con sé anche il nichilismo politico e culturale.

Il filosofo russo Nikolaj Berdjaev ebbe giustamente a notare che «là dove non c’è Dio, non c’è l’uomo» descrivendo, con abilità profetica, la sintesi della condizione europea attuale.

L’Europa avendo reciso ogni legame con la dimensione spirituale e culturale fondativa del proprio essere ha già da almeno un decennio abdicato al ruolo di protagonista del proprio futuro.

La crisi che l’Europa sta attraversando è ben più che economico-monetaria; ogni giorno si registra la crescita dello spread culturale, cioè del differenziale tra la solidità dell’iper-identità della religione islamica sempre più radicata sul continente europeo e l’ipo-identità della cultura europea avversa tanto al sapere umanistico (cioè alle proprie radici nella cultura classica) a favore di quello tecno-scientifico (con la diffusione dell’idea ingenua che la scienza attuale non abbia nella filosofia e nella teologia le proprie radici) quanto alla dimensione spirituale di matrice cristiana.

Non a caso il 28 novembre del 2000 l’allora cardinal Ratzinger, oggi dimenticato dai più, perfino dai suoi ammiratori, a Berlino ebbe a pronunciare queste parole: «C’è qui un odio di sé dell’Occidente che è strano e che si può considerare solo come qualcosa di patologico; l’Occidente tenta sì in maniera lodevole ad aprirsi pieno di comprensione a valore esterni, ma non ama più se stesso; della sua propria storia vede oramai soltanto ciò che è deprecabile e distruttivo, mentre non è più in grado di percepire ciò che è grande e puro. L’Europa, per sopravvivere, ha bisogno di una nuova accettazione di se stessa. La multiculturalità, che viene continuamente e con passione incoraggiata e favorita, è talvolta soprattutto abbandono e rinnegamento di ciò che è proprio».

Se gli europei provano stupore dinnanzi alla forte connotazione religiosa dei Paesi e dei popoli islamici, questi ultimi provano lo stesso stupore nel vedere la tendenza opposta in Europa, che cioè vi sia, come in Olanda o in Danimarca, un sempre crescente distacco dalla dimensione spirituale della vita tanto che le chiese vengono “riconvertite” non solo e non tanto in moschee, quanto piuttosto in ristoranti, teatri e luoghi di ritrovo.

Sempre con le parole di Ratzinger, infatti, «per le culture del mondo la profanità assoluta che si è andata formando in Occidente è qualcosa di profondamente estraneo. Esse sono convinte che un mondo senza Dio non ha futuro».

La cultura europea oramai affronta soltanto questioni economico-monetarie, la creazione dei cosiddetti nuovi diritti e giammai la riaffermazione degli antichi doveri, l’incedere costante del progresso scientifico e mai l’evidente regresso morale. L’idea che pervade tutti e ciascuno, cioè che ognuno sia libero di fare tutto ciò che vuole, costituisce il leitmotiv dominante del pensiero sociale e politico contemporaneo. In nome di una libertà dalla verità assoluta, si è giunti al punto in cui la verità non ha più una libertà; la libertà, cioè, non è più libera perché non è più vera.

L’Europa annebbiata dai fumi del politicamente corretto, del progresso sociale (per esempio tramite il riconoscimento delle cosiddette “nuove famiglie”), dell’individualismo morale, del relativismo etico, ha perso di vista la rotta che l’ha sempre condotta attraverso i flutti del tempo e della storia.

Arresa al nichilismo etico che la divora come un tarlo dall’interno e sempre più impotente rispetto alla pressione culturale di un islam sempre più coerente con se stesso e aggressivo con gli altri, la civiltà Europa si può ritenere già alla fine del proprio tempo.

Nota in merito Andrè Glucksmann: «La civiltà è una scommessa. Doppia. Contro ciò che la nega e la minaccia di annichilimento. Contro se stessa, troppo spesso complice passiva o avventata della sua scomparsa. Quando, nella profonda intimità di una coscienza, l’Occidente si urta contro l’Occidente, tutto è in gioco e niente è scontato, la campana della fine della storia è sospesa».

L’Europa tra jihad e nichilismo deve chiudere la porta in faccia a quest’ultimo e cominciare a dialogare con l’islam, partendo prima che dalla accettazione dell’altro, dalla accettazione di sé, cioè della innegabile propria essenza cristiana.

In conclusione, proprio per l’Europa in genere, e in particolare per un Paese come la Francia che ha fatto dello spirito antireligioso un biasimevole punto d’onore della propria recente dimensione culturale (si pensi al grido di intolleranza che Voltaire, oggi paradossalmente citato come alfiere di tolleranza, lanciò contro il cristianesimo con l’espressione «Écrasez l’Infâme!», cioè «schiacciate l’infame»), risuonano, auspicio per una solerte presa di consapevolezza, le parole di Novalis: «Solo la religione può risvegliare l’Europa e dar sicurezza ai popoli e insediare la Cristianità, visibile sulla terra, con una nuova magnificenza nel suo antico ufficio di operatrice di pace».

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10 Commenti

  1. Hajduc scrive:

    Condivido aggiungo che esiste una religiosità sana mentre certa gente vorrebbe ridurre 2000 anni di storia Cristiana all’inquisizione! Questa è la nostra kultutkampf: contrastare il mantra de “tutte le religioni fanno male” “è tutta colpa della Chiesa” e simili. Inqualifabile chi riesce a strumentalizzare l’attentato a Charlie Hebdo per attaccare la Chiesa e i Cristiani!

  2. lcll scrive:

    Non ho nulla contro l’onanismo, e neanche contro le pratiche bdsm.
    Ma farne il criterio di lettura e di giudizio degli ultimi 550 anni di storia…

  3. Paolo scrive:

    E su che base si da per scontato che la verità sia quella della confessione religiosa cristiana? Su che base si definisce ciò “etica” tout court? Su che base si ha la pretesa di definire conquiste di civiltà come i diritti delle famiglie omoparentali “recesso”?
    Sul solito errore di voler far credere che quanto imposto dall’ideologia religiosa sia oggettivo.
    Lo stesso discorso del relativismo non regge. Vi è relativismo qualora vi sia una verità oggettiva da cui ci si discosta.
    Ma dato che la religione non è questa verità e neanche la possiede, cosa che invece si può dire per il progresso scientifico, semmai relativismo etico è accettare visioni ideologiche religiose come comunque legittime o valide all’interno del viver sociale e non come fatto strettamente privato.
    Quindi fossi in voi terrei stretto il “relativismo”

    • claudio scrive:

      Ah, Paolo…
      Beata ignoranza!

    • To_Ni_ scrive:

      Paolo,
      sempre il solito.
      Per amore dei tuoi capricci non sei in grado di vedere l’oggettività.
      Volendo come ai bambini . Vogliono mangiare un sacco di crema al cioccolato, magari tutto il barattolo. Li avverti che gli viene la diarrea ….non ci credono. Se conoscessero la parola oggettività direbbero non è “oggettivo”…. oppure “è pura ideologia”.
      Paolo…le finte famiglie sono una disgrazia per chi ci imbatte, chi non lo capisce è per cattivo egoismo.

  4. Nia scrive:

    Scusi Paolo, non se la prenda,ma non vale nemmeno la pena risponderle.

    • una sentinella seduta.. scrive:

      Specialmente quando non si hanno più argomenti visto che sfido chiunque a dimostrare oggettivamente l’esistenza (o l’inesistenza) di un Dio.

      • Giannino Stoppani scrive:

        In compenso, cara sentinella, considerando la profondità di codesto pensiero, io posso indovinare a botta sicura su cosa sei seduta.

  5. dodo scrive:

    L’articolo é giusto e non se la prenda nessuno se dico la mia i proposito come segue. Ci sono troppi luoghi comuni che hanno avvelento le menti e la cultura occidentale. Il fatto che si é considerato la Chiesa cattolica come luogo di intrighi; il cattolicesimo non si confà alla scienza; i cattolici sono guerrafondai e crociati etc. etc. Ebbene, sono tutti luoghi comuni. Nulla di ciò é vero! Oggi la “laicité” é in crisi perché non conosce la storia e l’Islam. Esssa ha combattuto negli ultimi 3 secoli i cattolici in Europa e li ha sostituiti con gli islamici. Bell’affare! Ma la storia passata ha dimostrato che solo i cattolici possono vincere l’Islam, nel rispetto doveroso che si deve al nemico. La lega Santa a Lepanto era formata da i Cavalieri di Malta, Genova, il Gran Ducato di Toscana, il Ducato d’’Urbino, il Ducato di Parma, la Repubblica di Lucca, il Ducato di Ferrara, il Ducato di Mantova ed il Ducato di Savoia, Venezia, il Regno di Napoli e Sicilia, lo Stato Pontificio, la Spagna. Tutti cattolici, quasi tutti italici, nessun protestante! Nessuno ha voluto affiancare i cattolici. Pochi mesi prima i difensori di Cipro si arresero ai turchi. Il Comandante veneziano, Marcantonio Bragadin patteggiò la resa. Il gran visir Sokolli, non stette ai patti e invece di permettere alla guarnigione di Famagosta di ritirarsi e aver salva la vita, prese Bragadin e lo scuoiò vivo. I turchi erano pronti ad invadere altri territori e sottomettere intere popolazioni. Urgeva intervenire. All’appello del Papa (PIO V), al dodicesimo appello, nel 1571, risposero i cattolici.
    Un secolo dopo, a Vienna le armate dei contingenti cattolici provenienti d’ogni dove, guidate dal Re di Polonia, tolsero l’assedio alla città, circondata da circa 300.000 turchi. Sconfitti, si ritirarono e il Gran Visir Kara Mustafà fu strangolato a Belgardo dagli emissari del Sultano il 25 dicembre 1683 a Belgrado. La moglie e il figlio di pochi anni dovettero assistere allo “spettacolo”. Quando si perde l’identità culturale non si hanno gli anticorpi necessari per affrontare e vincere i nemici della civiltà. I barbari son tornati ma vinceranno loro se diamo ancora fiato al nichilismo, al pensiero dominante delle oligarchie al potere oggi in tutta Europa, ai luoghi comuni. Dovremmo invece con umiltà riappropriarci della Verità storica che hanno fatto grande l’Italia e l’Europa. Non ho mai saputo di islamici, protestanti convinti, ebrei etc. che abbiano mai criticato la loro storia, cultura etc. Noi, ex cattolici, sì!

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