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Il “Viaggio a Reims” arriva all’Opera di Roma

maggio 24, 2017 Giuseppe Pennisi

Arriva il 14 giugno a Roma l’edizione curata da Damiano Michieletto

Viaggio a Reims_Amsterdam_@Clärchen&Matthias Baus_23M3220

“Il Viaggio a Reims” di Gioacchino Rossini è un’opera “miracolata” in quanto considerata perduta sino a quando una studiosa americana ne ha ritrovato la partitura originale (in gran parte riutilizzata dallo stesso Rossini per “Le Comte Ory”) nei polverosi archivi dell’Accademia di Santa Cecilia. “Il Viaggio” venne lanciato da una favolosa esecuzione scenica (regia di Luca Ronconi, scene di Gae Aulenti, direzione musicale di Daniele Abbado) al Rossini Opera Festival (ROF) del 1984, poi ripresa diverse volte a Pesaro, Vienna e alla Scala. Ebbi la gioia di vederla al ROF sia nella prima versione del 1984 sia in quella per giovani cantati dell’Accademia Rossiniana curata da Emilio Sagi (viene replicata ogni anno al ROF da oltre un quarto di secolo ed ha ciurcuitato anche in altri teatri).

Variamente chiamato, negli stessi autografi, “Cantata Scenica” o “Opéra Comique en un Act”, “Il Viaggio a Reims” è un lavoro d’occasione: permette di mostrare l’abilità dei sette maggiori cantanti del Théatre Italien di Parigi nei giorni del 1825 in cui si festeggiava l’incoronazione di Carlo X, il quale avrebbe concesso a Rossini un lauto stipendio e una ricca pensione di cui il nostro ha goduto dall’età di 37 anni (Caro Tito Boeri i baby pensionati non sono un’italica invenzione recente). Sta a “Le Comte Ory” come “Ernani” sta a “Il Trovatore”: un magnifico abbozzo di quello che sarebbe diventato uno stupendo lavoro completo. Purtroppo i bigotti impresari del romanticismo e del Novecento storico hanno boicottato “Le Comte” poiché troppo intriso di eros. E’ comunque lavoro importante che richiede un cast di stelle. A Roma ha impiegato oltre 30 anni per arrivare nel giugno 2009 dagli archivi alla Sala grande dove opera l’Accademia di Santa Cecilia e che in questi tre decenni sia stato ignorato anche dal Teatro dell’Opera.

Arriva il 14 giugno a Roma l’edizione curata da Damiano Michieletto. “Trattandosi di un’opera priva di una vera e propria drammaturgia, nel realizzarla ho cercato un pensiero che non fosse solo divertente o brillante, ma anche legato al motivo per cui il lavoro è stato scritto”. Michieletto a proposito della produzione del Viaggio a Reims di Gioachino Rossini che debutta al Teatro dell’Opera di Roma mercoledì 14 giugno 2017. Lo spettacolo, andato in scena per la prima volta con grande successo all’Opera Nazionale Olandese nel gennaio 2015, arriva per la prima volta in Italia con la direzione musicale di Stefano Montanari, che lo aveva già interpretato ad Amsterdam. Le scene sono realizzate da Paolo Fantin, i costumi da Carla Teti e le luci da Alessandro Carletti. Protagonisti sul palco sono Mariangela Sicilia (Corinna), Anna Goryachova (La Marchesa Melibea), Maria Grazia Schiavo (La Contessa di Folleville), Francesca Dotto (Madama Cortese), Juan Francisco Gatell (Il Cavaliere Belfiore), Levy Sekgapane (Il Conte di Libenskof), Adrian Sâmpetrean (Lord Sidney), Nicola Ulivieri (Don Profondo), Bruno De Simone (Il Barone di Trombonok) e Simone Del Savio (Don Alvaro).

“La vicenda è ambientata in un museo alla vigilia dell’inaugurazione di una mostra – prosegue Michieletto – Tutti i personaggi sono in preda alla frenesia e all’ansia per l’attesa dell’evento, che corrisponde alla partenza per Reims del libretto dell’opera. Alcuni di loro sono personaggio reali: Madama Cortese per esempio è la direttrice del Museo. Altri sono personaggi storici, appartenenti ai dipinti esposti nel museo. L’arrivo di una grande e misteriosa tela darà una svolta alla vicenda, sempre all’insegna dell’occasione storica per la quale Il viaggio a Reims fu scritto: l’incoronazione di Carlo X a re di Francia”.

Foto: Clärchen&Matthias Baus

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