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Il Real Madrid toglie la croce dal logo. Che ce ne facciamo ora delle bandiere? E del lussuoso albergo di Dubai?

dicembre 3, 2014 Redazione

Altri casi di “crociate contro le croci”. Ma provate a immaginare cosa sarebbe delle bandiere di tutto il mondo se fossero eliminati i simboli religiosi

logo-real-madrid-croce-islamCome sapete il Real Madrid ha tolto dal suo simbolo la croce. La famosa squadra di calcio, dopo aver firmato a settembre un importante contratto con la National Bank di Abu Dhabi ha accettato di far sparire la minuscola croce cristiana dal logo che apparirà sulla nuova carta di credito nata dalla partnership con la banca degli Emirati Arabi. Il motivo è presto detto: si è voluto «evitare di offendere o mettere a disagio i clienti musulmani».

ALTRI CASI. Non è la prima volta che nel Vecchio Continente si eliminano, o si cercano di eliminare, i simboli cristiani. Nel 2006 si discussse molto intorno al caso giudiziario che vide contrapposte la British Airways e la cristiana copta Nadia Eweida, sospesa dal suo incarico agli imbarchi perché si ostinava a indossare una collana a forma di croce. Solo dopo un ricorso alla Corte europea di Strasburgo Nadia la spuntò. Anche in Italia abbiamo avuto il nostro caso: nel novembre del 2009 Soile Tuulikki Lautsi, cittadina italiana e finlandese, ottenne in primo grado dalla Corte europea dei diritti dell’uomo di rimuovere i crocefissi dalle aule di tutte le scuole. L’anno scorso i dirigenti della tv pubblica norvegese costrinsero la presentatrice Kristin Saellmann a togliere la piccolissima croce di pietre nere che portava al collo mentre conduceva un tg regionale.

LE BANDIERE EUROPEE. Ciò che è curioso notare di questa “crociata contro le croci”, è che nessuno mai noti come esse appaiano in quello che è il simbolo per eccellenza dell’identità di un popolo: la sua bandiera. Lo scrisse anche Tempi in un articolo dell’anno scorso: «Tre croci (quelle di san Giorgio, di sant’Andrea e di san Patrizio) sovrapposte in campo blu formano la Union Jack britannica, e croci nordiche (dette anche scandinave) caratterizzano le bandiere di Norvegia e Finlandia».
«Attualmente la croce nordica appare nelle bandiere di cinque stati nazionali europei (Danimarca, Norvegia, Islanda, Svezia e Finlandia) e di una dozzina di regioni e territori autonomi dell’Europa settentrionale, soprattutto insulari: isole Faroe, Shetlands, Orkney e Aland. Croci cristiane, grandi o piccole, si trovano sulle bandiere di 17 stati europei: si va dalle cinque croci presenti nel vessillo della Georgia (record continentale) a quelle piccolissime degli stemmi compresi nelle bandiere di Liechtenstein, Moldavia, Montenegro, San Marino, Santa Sede e Spagna. Passando per le croci di Grecia, Malta, Serbia e Slovacchia». Provate ora voi ad immaginare come sarebbero questi vessilli, senza croci.

LE BANDIERE NEL MONDO. Sul suo blog, Simone Cantarini ha fatto notare che «uno studio dell’autorevole Pew Research Center ha svelato che 64 Paesi su 196 hanno simboli religiosi di varia natura sulle loro bandiere. Il 48 per cento sono legati al cristianesimo, il 33 per cento all’Islam». Infatti, il riferimento a simboli religiosi non è una prerogativa dei paesi di tradizione cattolica: «I Paesi islamici esprimono attraverso la bandiere la loro confessione religiosa che spesso coincide con una visione politica e legislativa della Stato. Almeno 21 nazioni della Africa Sub Sahariana, dell’Asia dell’Est e ovviamente del Medio Oriente e dell’Africa del nord hanno simboli riconducibili all’Islam e alcuni, come ad esempio l’Arabia Saudita hanno impressa la “Sheada” la professione musulmana: “Non c’è altro Dio al di fuori di Allah e Maometto è il suo profeta”. Il Bahrain ha il vessillo più curioso formato da cinque triangoli bianchi che rappresentano i “Cinque pilastri dell’Islam”. Turchia, Tunisia, Brunei, Uzbekistan e altri Paesi sfoggiano invece la mezzaluna e la stella. Anche Singapore ha nella sua bandiera la luna crescente e cinque stelle, tuttavia tali simboli non sono religiosi. La mezzaluna rappresenta “un Paese giovane e in crescita”, mentre le cinque stelle” sono il simbolo di democrazia, pace, progresso, giustizia e uguaglianza».
La stessa cosa si può dire «delle religioni Indù e Buddista appaiono su diverse bandiere spesso insieme», o di Israele che sfoggia la Stella di Davide, ma anche di «Uruguay e Argentina che mostrano un Sole d’oro ricordo dell’antico culto Inca. Su esempio dell’America del Sud anche il Messico ha sul suo vessillo un’immagine risalente alle civiltà precolombiane, rappresentata dal dio azteco Huitzilopochtli».

UN BEL PARADOSSO. L’aspetto più curioso di tutta questa vicenda non riguarda una bandiera, bensì un albergo. Si tratta del celebre Burj al-Arab, lussuosissimo hotel di Dubai che, solitamente, è fotografato con inquadrature dalla terraferma.
Ma se solo vi spostate in mare, vedrete apparire davanti a voi una croce gigantesca. Un bel paradosso: sulle carte di credito della squadra della cattolicissima Spagna viene fatta sparire una minuscola croce. Sul più famoso palazzo degli Emirati Arabi ne appare una alta 321 metri.

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9 Commenti

  1. filippo81 says:

    E’ l’ipocrita idiozia di quella parte d’Europa politicamente corretta,vacua,confusa, senza Identità e senza Futuro.

  2. Raider says:

    Poi, però, a proposito di ipocrisia e idiozia unite nella lotta all’Occidente, si accreditano i complotti paranoici N.A.T.O- monarchie del Golfo come da Piano Yinon, per cui tutto ciò che è fatto (dagli islamici) in ogni dove contro i cristiani, versandone il sangue o espellendone i simboli (tanto per cominciare facendo capire come finirà), è fatto perché ci vada di mezzo la reputazione degli islamici.

  3. Andrea UDT says:

    E’ un articolo che fa VOLONTARIAMENTE confusione.

    Si mette sullo stesso piano due casi di discriminazione (British Airways vs Nadia Eweida, la presentatrice Kristin Saellmann vs TV di stato), un caso sostanzialmente politico su cosa sia la laicità ( Soile Tuulikki Lautsi ) e una libera associazione privata che vuole fare affari con la banca degli Emirati Arabi.

    Nessuno li obbliga ad accettare i soldi dell’Emiro.

    Gli emiri hanno tutti i difetti del mondo, ma sono liberissimi di includere nel contratto “non voglio croci sul logo” visto che i soldi sono loro.
    E la dirigenza del Real è liberissima di rispondere picche.

    Tanto più che la richiesta non è campata in aria visto che la stragrande maggioranza dei clienti Banca Emirati è EFFETTIVAMENTE mussulma e conoscono benissimo la scuscettibilità dei propri polli.

    • Sebastiano says:

      Cosa sia la laicità non lo sapete né tu né Soile Lautsi. Infatti la confondete con la rimozione dei simboli di ciò che rappresenta una storia a voi sgradita, ovvero non volete altro che la damnatio memoriae dei vostri nemici. Null’altro.
      Sull’ultima frase ti do ragione: in effetti i dirigenti della banca mussulmana conoscono benissimo non solo la suscettibilità (termine “elegante” per indicare l’intolleranza) dei propri polli ma anche la sensibilità DEL PORTAFOGLIO dei polli nostrani.
      Fra l’altro conoscono anche l’IMBECILLITA’ di quelli nostrani i quali, per non dargli fastidio, accettano volentieri – in nome della cosiddetta multiculturalità – che costoro pretendano di cancellare i segni di quello che ha rappresentato la loro stessa storia.
      Insomma, una volgarissima storia di abbassamento di mutande di fronte al potere di turno.

    • Raider says:

      Accusare il blog su cui si scrive di fare non confusione, ma delibarata confusione è un’accusa volutamente grave e peraltro, gratuita, finché chi lancia l’accusa non spiega il perché di una volontairetà di cui sembra così sicuro. Diversamente, un’uscita del genere non giova nemmeno a fare chiarezza dentro chi la formula, nonchè a chi la riceve o si trova a leggere. Se si ritiene – non è la prima volta che si sente ripetere questa gentilezza – che “Tempi.it” stia barando, la cosa più sensata e coerente da fare è togliere le tende.
      Per il resto, Sebastiano ha risposto benissimo a Andrea UDT: che gli emiri, con tutti i loro soldi e il loro petrolio, sono liberissimi di proibirci di essere meno liberi noi riguardo i nostri simboli, fedi, croci e chiese, è proprio ciò che si vorrebbe liberamente, finché siamo in tempo, evitare, per non fare la fine di gente che soffre di una versione della “succettibilità” islamica che, involontariamente, qualche segno lascia anche fra le notizie del pur volutamente confusionario “Tempi.it”

      • Ester says:

        Stanno comprando l’Occidente , che per denaro ha venduto l’anima.Se non apriamo gli occhi , tutti anche i laici ad oltranza,diventeremo inevitabilmente dei servi.

      • Andrea UDT says:

        Do per scontato che chi scrive gli articoli sia intelligente.

        Quindi se mischia tre casi SOSTANZIALMENTE diversi non posso che concludere che la confusione sia voluta e cercata.

        • Raider says:

          L’articolista dà per scontata l’intelligenza del lettore, se lei fa confusione o se le sembra confuso mettere in relazione tre fatti rispetto allo stesso fenomeno, la soggezione all’Islam, specie se danaroso – il dio denaro: argomento di indiscutibile potere persuasivo, per molti: e i petrolieri arabi stanno comprando tutto, compresi i simboli e le libertà di tenerseli – e al politicamente corretto, legga meglio o chieda lumi. Accusare l’articolista di fare volutamente la confusione che lei trova nell’articolo, è andare un po’ oltre il suo diritto di non capire, presumendo più di ciò che lei, in questo caso, è stato in grado di dimostrare sulla buonafede altrui: tanto che si potrebbe dubitare della sua, cosa che non voglio pensare.

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