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«Il giornalismo stalking nasce con Tangentopoli. Anche Formigoni è una vittima»

giugno 12, 2012 Daniele Ciacci

Luca Barbareschi aggredisce Filippo Roma delle Iene. Ma per la giornalista di sinsitra Angela Azzaro il problema è del “giornalismo stalking”: «Le persone vengono condannate a priori, bisogna reagire».

Ieri, mentre l’onorevole pidiellino e regista Luca Barbareschi si trovava all’interno di una vecchia fabbrica romana, convertita a set televisivo per le registrazioni della sua ultima fatica Mi fido di te, suonavano alla porta Le Iene. Filippo Roma, con vestito nero d’ordinanza, ha rivolto al parlamentare «due o tre domande innocue su questo film». Il risultato? «La delira demente» di Barbareschi, che ha aggredito l’operatore Marco Occhipinti distruggendogli la telecamera e sequestrandogli l’iPhone con il quale aveva filmato l’intera scena. Mentre Il Fatto quotidiano richiede con forza la giusta riconsegna dello smartphone, da sinistra si alza la voce di Angela Azzaro, vicedirettrice del settimanale Gli altri: «Con Tangentopoli l’informazione è diventata scandalo» dichiara a tempi.it. «E in misura sempre crescente sono venuti a crearsi programmi che facevano showbusiness mascherato da notizia».

Di quali programmi parla?
Servizio Pubblico, Le Iene, Striscia la notizia, Report. Di quest’ultimo ricordo un’intervista a Sergio Marchionne, personaggio che personalmente detesto, dove veniva letteralmente inseguito dai giornalisti. Non so quando sia nato il “giornalismo stalking” con esattezza, ma di sicuro ha avuto un’impennata di spettacolarizzazione con i processi in tv durante la stagione di Tangentopoli. E da lì c’è stata un’impennata di spettacolarizzazione. L’informazione è diventata scandalo e io mi chiedo se sia una modalità efficace per narrare i fatti o sia soltanto una degradazione.

È una domanda retorica?
Certo, questa non è informazione. È stalking: una forma di molestia, di persecuzione. Certe immagini non sono utili a formarsi un’opinione sui fatti. E, soprattutto, le “inchieste” partono da un peccato originale: la presunzione di verità. Quando Filippo Roma è andato da Luca Barbareschi non voleva fare domande, bensì era convinto di avere una verità in tasca a cui il regista doveva sottomettersi. E sperando, ovviamente, di suscitare reazioni violente per aumentare l’audience. Anche perché non mi pare che le Iene, quest’anno, stiano facendo grandi ascolti.

La notizia però è stata ripresa dal Fatto quotidiano.
Il Fatto vive di questa dinamica scandalistica. Il quotidiano di Antonio Padellaro ha successo perché si inserisce in questo circolo vizioso di scandalo e populismo. Vuole colpire la “pancia” del lettore. Se la prendono con i plastici di Bruno Vespa ma sono solo più volgari e ingenui delle rappresentazioni capziose che compaiono sui più raffinati giornali. Spesso mettendo in piazza la vita privata delle persone, condannandole ancora prima che ricevano un avviso di garanzia. Come succede a Roberto Formigoni.

Il “giornalismo stalking” non racconta persone, ma macchiette?
Esatto. I giornalisti puri da una parte, i politici corrotti dall’altra. È una visione superficiale che continua ad essere attraente, anche se meno di un tempo. Il Fatto quotidiano è l’unico giornale ad aver fronteggiato abilmente una crisi pazzesca del mercato editoriale. E l’ha superata grazie alla forza dello scandalo. Bisogna richiamare i lettori ad una assunzione di responsabilità.

In che modo?
Dialogando. Chi la pensa in maniera diversa deve alzare la testa mentre, adesso, si teme di esprimere la propria posizione. Ci vuole una grande battaglia culturale perché cambi la sensibilità della gente e dei giornali, perché si metta in moto una dinamica diversa di fare e di percepire la notizia. Perché non ci si senta più soddisfatti dal “giornalismo stalking”.

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5 Commenti

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