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Il formidabile idem sentire tra Giovanni Paolo II e don Giussani (e quella volta che a Wojtyla scappò detto “noi ciellini”)

aprile 26, 2014 Luigi Amicone

Il Papa polacco e il fondatore di Comunione e Liberazione. Aneddoti e prodigi di una lunga e forte amicizia che ha cambiato la Chiesa

Giovanni Paolo II era un fan di don Giussani e un ciellino in incognito? Che sia stato amico e protettore del padre di Comunione e Liberazione non v’è alcun dubbio. Che considerasse Cl il movimento più vicino al suo modo di sentire e vivere la fede, anche questo è un fatto. E alla luce del sole. Come notato da Famiglia Cristiana (9/2006), «Wojtyla arrivò a dire parlando ai ciellini: “Il mio modo di vedere le cose è simile al vostro, anzi è lo stesso”». E «una volta gli scappò un “noi ciellini” che non era una battuta». In effetti, l’elezione di Giovanni Paolo II segnò l’approfondirsi di un’amicizia iniziata nel 1971 in Polonia. Incontro che, tra l’altro, inaugurò la tradizione, tutt’oggi viva, della partecipazione dei ciellini al pellegrinaggio mariano di Czestochowa.

Eletto papa il 16 ottobre 1978, Wojtyla ricevette in udienza privata Giussani già il 18 gennaio 1979. E il 31 marzo ospitò in Vaticano, nella imponente Sala Nervi, dodicimila universitari di Cl. Divenne tra l’altro consuetudine che i ragazzi di don Giussani si dessero appuntamento nottetempo, entro le mura vaticane, a festeggiare i “complemesi” del papa. Il 29 agosto 1982, il papa è al Meeting di Rimini e per tutti gli anni Ottanta-Novanta il rapporto tra il Pontefice e Cl fu quasi simbiotico. Culminò nella giornata dei movimenti del 31 marzo 1998 a Roma e rimane scolpito nella foto che ritrae il papa chinato ad abbracciare don Giussani inginocchiato ai suoi piedi.

Fu grazie a Giovanni Paolo II se Cl venne riconosciuta ufficialmente dalla Chiesa, ancorata al movimento benedettino e difesa con lo scudo petrino dagli attacchi (soprattutto interni alla Chiesa) di cui Cl fu oggetto fin dal suo nascere. L’11 febbraio 2002, Giovanni Paolo II scrive a don Giussani una lunga lettera autografa, in cui si legge: «Il Movimento ha voluto e vuole indicare non una strada, ma la strada per arrivare alla soluzione di questo dramma esistenziale. La strada, quante volte Ella lo ha affermato, è Cristo… Il cristianesimo, prima di essere un insieme di dottrine o una regola per la salvezza, è pertanto l’“avvenimento di un incontro”». Questo riconoscimento del carisma di Giussani e dna ciellino verrà confermato nell’enciclica Deus Caritas Est di Benedetto XVI e suggellata da papa Francesco nell’esortazione apostolica Evangelii Gaudium.

Tutti e due segnati dalla stessa malattia (morbo di Parkinson), Giussani e Wojtyla moriranno entrambi nel 2005, rispettivamente il 22 febbraio e il 2 aprile.

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5 Commenti

  1. Andrea Mondinelli scrive:

    «Il Movimento ha voluto e vuole indicare non una strada, ma la strada per arrivare alla soluzione di questo dramma esistenziale. La strada, quante volte Ella lo ha affermato, è Cristo… Il cristianesimo, prima di essere un insieme di dottrine o una regola per la salvezza, è pertanto l’“avvenimento di un incontro”»
    Questo è cosa certa, ma al fine che non si fraintenda il pensiero di San Giovanni Paolo II, magari sminuendo la Santa Dottrina, è bene ricordare che (Evangelium vitae n. 80-81-82):
    “«Ciò che era fin da principio, ciò che noi abbiamo udito, ciò che noi abbiamo veduto con i nostri occhi, ciò che noi abbiamo contemplato e ciò che le nostre mani hanno toccato, ossia il Verbo della vita… noi lo annunziamo anche a voi, perché anche voi siate in comunione con noi» (1 Gv 1, 1.3). Gesù è l’unico Vangelo: noi non abbiamo altro da dire e da testimoniare.È proprio l’annuncio di Gesù ad essere annuncio della vita. […] Nello stesso tempo, si tratta di additare tutte le conseguenze di questo stesso Vangelo, che così si possono riassumere: la vita umana, dono prezioso di Dio, è sacra e inviolabile e per questo, in particolare, sono assolutamente inaccettabili l’aborto procurato e l’eutanasia; la vita dell’uomo non solo non deve essere soppressa, ma va protetta con ogni amorosa attenzione. […] Per essere veramente un popolo al servizio della vita dobbiamo, con costanza e coraggio, proporre questi contenuti fin dal primo annuncio del Vangelo e, in seguito, nella catechesi e nelle diverse forme di predicazione, nel dialogo personale e in ogni azione educativa. Agli educatori, insegnanti, catechisti e teologi, spetta il compito di mettere in risalto le ragioni antropologiche che fondano e sostengono il rispetto di ogni vita umana. […] Circondati dalle voci più contrastanti, mentre molti rigettano la sana dottrina intorno alla vita dell’uomo, sentiamo rivolta anche a noi la supplica indirizzata da Paolo a Timoteo: «Annunzia la parola, insisti in ogni occasione opportuna e non opportuna, ammonisci, rimprovera, esorta con ogni magnanimità e dottrina» (2 Tm 4, 2). Questa esortazione deve risuonare con particolare vigore nel cuore di quanti, nella Chiesa, partecipano più direttamente, a diverso titolo, alla sua missione di «maestra» della verità. Risuoni innanzitutto per noi Vescovi: a noi per primi è chiesto di farci annunciatori instancabili del Vangelo della vita.”
    Notare: “nello stesso tempo”, “fin dal primo annuncio” e “insisti in ogni occasione opportuna e non opportuna”.

  2. giulia scrive:

    molto interessante questo articolo. Potrebbe essere vero quello che dici.

    • Franco scrive:

      A me sembra piuttosto delirante… Non mi sembra che Carron voglia affermare Cristo senza i valori. Anche perchè sarebbe un’assurdità. Chi ama Cristo non può non amare i valori cristiani.
      Se parliamo di coerenza è un altro discorso. Ma qui entriamo nel campo della fragilità dell’uomo e della possibilità del peccato. Ma è proprio per questo che Cristo è venuto, con la sua Misericordia.
      Forse sarebbe ora di lasciare fuori dalla porta i pre-giudizi, altrimenti non si va da nessuna parte.

      • Andrea Mondinelli scrive:

        Nessuno dice che lo voglia fare intenzionalmente, ma c’è un grande rischio, che è quello segnalato da don Divo Barsotti:
        “I più gravi mali presenti oggi nel pensiero occidentale, ivi compreso quello cattolico, sono dovuti principalmente ad un generale disordine mentale per cui viene messa la “caritas” avanti alla “veritas”, senza pensare che questo disordine mette sottosopra anche la giusta concezione che noi dovremmo avere della Santissima Trinità. La cristianità, prima che nel suo seno si affermasse il pensiero di Cartesio, aveva sempre proceduto santamente facendo precedere la “veritas” alla “caritas”, così come sappiamo che dalla bocca divina del Cristo spira il soffio dello Spirito Santo, e non viceversa. Nella lettera con cui Amerio presenta al filosofo Augusto Del Noce quello che sarà poi il celebre “Iota unum”, egli spiega chiaramente il fine per cui lo ha scritto, che è “di difendere le essenze contro il mobilismo e il sincretismo propri dello spirito del secolo”. Cioè difendere le tre Persone della Santissima Trinità e le loro processioni, che la teologia insegna avere un ordine inalterabile: “In principio era il Verbo”, e poi, riguardo all’Amore, “Filioque procedit”. Cioè l’Amore procede dal Verbo, e mai il contrario. Di rimando Del Noce, evidentemente colpito dalla profondità delle tesi di Amerio, annota: “Ripeto, forse sbaglio. Ma a me pare che quella restaurazione cattolica di cui il mondo ha bisogno abbia come problema filosofico ultimo quello dell’ordine delle essenze”. Io vedo il progresso della Chiesa a partire da qui, dal ritorno della santa Verità alla base di ogni atto”.

  3. Alessandro scrive:

    …ma nel momento della santità di Wojtyla, cosa c’entra CL?

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