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Il cinepanettone non ci manca per niente, ma gli irlandesi rivorrebbero indietro Boldi e De Sica

marzo 28, 2013 Paola D'Antuono

“Fenomenologia del cinepanettone” è il libro dello studioso irlandese Alan O’Leary, che accusa i critici italiani di sottovalutare un genere che per anni ha rappresentato l’essenza vera del cinema del Belpaese

Credevamo di esserci liberati del cinepanettone e invece adesso ci si mette un irlandese a dirci che abbiamo sbagliato tutto. Alan O’Leary ha 45 anni e studia all’università di Leed, in Inghilterra. La sua passione sono i film di Natale italiani a cui ha anche dedicato un libro, edito in Italia con il titolo Fenomenologia del cinepanettone. Nel libro l’autore s’immerge nel territorio inesplorato del cinepanettone, raccogliendo interviste a protagonisti, critici e fan. La sua conclusione è che i vari Natale a non siano prodotti da scartare, ma film che per anni hanno rappresentato la cinematografia italiana, che insegnano allo spettatore a ridere delle sue e delle altrui disgrazie eccetera, eccetera. Insomma, un prodotto di cui dovremmo sentire la mancanza.

NOSTALGIA CINEPANETTONI. Ora, ci perdonerà il signor, professor, dottor O’Leary se non siamo d’accordo con lui, ma la verità è che noi ce li siamo sorbiti dal 1983 senza interruzioni fino al 2011 con il ritorno a Cortina D’Ampezzo, lì dove tutto aveva avuto inizio ventotto anni prima. S’immagini lo studioso irlandese la gioia nei nostri occhi quando De Laurentiis ci disse che avrebbe smesso di produrre cinepanettoni dal 2012. Niente più parolacce gratuite, cornuti felici, seni rifatti a destra e a manca, storie caciarone e senza senso e, sopratutto, niente più attori come Christian De Sica mortificati da una recitazione da video amatoriale delle medie. Come si fa a sentire la mancanza di un’Italietta che si prende in giro e nemmeno lo sa? O’Leary potrebbe obiettare con i risultati eccelsi del botteghino, che negli ultimi anni però facevano acqua da tutte le parti. Con risultati ancora peggiori per i cinepanettoni apocrifi, con il povero Boldi esiliato dal compagno di mille avventure esotiche che si butta su star televisive che però non fanno lo stesso effetto sullo schermo più grande.

TUTTI IN IRLANDA. La verità è che non si possono sempre rivalutare i film del passato, De Sica non è mica Totò, Boldi non ha nulla a che fare con il Fantozzi di Paolo Villaggio e si potrebbe continuare all’infinito, anche se il signor O’Leary non sarebbe d’accordo, lui che ammette di «aver imparato a guardare i cinepanettoni» e accusa i critici italiani di essere animati da uno spirito snob. Forse rideva di quell’Italia lì che per fortuna la Filmauro ha deciso di non mostrarci più. Addio cinepanettone, non ci mancherai ma se vuoi puoi emigrare in Irlanda.

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1 Commenti

  1. aruka says:

    Mah, io direi che, a 30 anni di distanza, si possano guardare con un po’ di affetto e comprensione questi prodotti. Non sono certo dei capolavori, la recitazione spesso è quella che è, la volgarità quasi sempre è gratuita e sottile quanto una bistecca di dinosauro, ma in effetti uno scorcio sul nostro passato riescono a darlo.

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