I mercati non sono impazziti, sono le agenzie di rating a essere inutili
Standard&Poor’s declassa il rating di Francia, Italia, Spagna e Fondo salva-Stati eppure i mercati salgono. Sono schizofrenici? No, semplicemente non ascoltano le agenzie di rating, che parlano di cose successe mesi prima. Per questa ragione il declassamento dei debiti sovrani reso pubblico venerdì pomeriggio da S&P è stato snobbato
Standard&Poor’s abbassa il rating di Francia, Italia, Austria, Spagna e in particolare del Fondo europeo salva-Stati (Efsf). Conseguenza? Le borse salgono. Le altre agenzie di rating, Fitch e Moody’s, hanno da poco dichiarato che non toglieranno la tripla A all’Efsf. Conseguenza? Le borse salgono. La Spagna “downgradata” ha collocato oggi 4,88 miliardi di euro di propri titoli di Stato a 12 e 18 mesi. Conseguenza? Rendimenti in forte calo rispetto alla precedente asta di dicembre. Chi non tratta quotidianamente di finanza e borsa si pone un dubbio: i mercati e gli operatori finanziari sono schizofrenici? No, anzi, i mercati sono molto più realistici e attuali delle società di rating.
Per prima cosa va detto che coloro che operano in borsa seguono dei propri rating interni. I fondi si muovono con logiche di investimento determinate da modelli statistici che prendono in considerazione molteplici variabili e strategie differenti. I modelli comprendono non solo i mercati azionari, ma valute estere, materie prime, titoli di Stato, obbligazioni, derivati, etc. Si può capire che i giudizi sui cosiddetti ordini di sell o buy (compra/vendi) sono più completi rispetto alle tre letterine usate da S&P.
Un altro aspetto non trascurabile è il tempo. Le agenzie di rating esprimono un giudizio obsoleto per gli operatori. Un giudizio che nella maggior parte dei casi è già stato espresso mesi prima nei mercati. Per questa ragione il declassamento dei debiti sovrani reso pubblico venerdì pomeriggio da S&P è stato snobbato: gli effetti erano già stati scontati mesi prima. È dalla scorsa estate, ad esempio, che si parla di downgrade della Francia.
Mario Draghi, sulle agenzie di rating si era già espresso con pareri molto negativi quando sedeva sulla poltrona di presidenza del Financial stability board, e ieri, da numero uno della Bce, ha affermato che bisogna «imparare a vivere senza le agenzie di rating e fare meno affidamento sui loro giudizi». Alcuni economisti suggeriscono la creazione di una società di rating europea, controllata da soggetti super partes che contrasti il monopolio statunitense. In verità gli economisti concludono le loro ipotesi affermando che un giudizio autorevole esiste già: sono i report del Fondo monetario internazionale, che studiano e analizzano in modo esauriente i dati macroeconomici di ogni paese.
Twitter: @giardser






5 Commenti
GRAZIE MASSIMO PER L’ARTICOLO. I DATI DELLE VARIE AGENZIE DI RATING SONO STRUMENTALI E QUINDI INATTENDIBILI, L’UNICA COSA CHE POSSIAMO FARE E’ IGNORARLI, E IGNORARE COLORO CHE PRENDONO OGNI LORO AFFERMAZIONE PER GIUDIZIO DIVINO.
In verità tra gli addetti ai lavori non conosco nessuno che li consideri. Il problema siamo noi giornalisti….
MG
ECCO QUA… I SOLITI GIORNALISTI,SAREBBE DA MANDARLI A LAVORARE IN MINIERA!A PARTE GLI SCHERZI MI FA PIACERE SAPERE CHE GLI ADDETTI AI LAVORI SNOBBINO LE AGENZIE IN OGGETTO.
basti il caso del Regno Unito debito/gdp all’82% – deficit/gdp 10.42% ( come la grecia) sistema finanziario quasi interamente nazionalizzato
eppure il regno unito AAA outlook stabile
basterebbe qs esempio per capire la scarsa affidabilità delle agenzie di rating – le stesse che davano la singola A a lehman brothers alla vigilia del fallimento !!
Adesso, fatto fuori Berlusconi, le agenzie di rating sono diventate inutili.
Prima erano la bocca della verità.
Con questo non voglio dire che il governo Berlusconi abbia brillato in credibilità con le sua rosa di proposte giornaliere mutevoli giorno dopo giorno per affrontare la crisi.
Sia chiaro.