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Grillo predica bene, razzola male

gennaio 5, 2017 Redazione

Se ti impanchi a moralizzatore dei media e della società, poi è chiaro che qualcuno ti chiami a rendere conto delle tue azioni

Se ti impanchi a moralizzatore dei media e della società, poi è chiaro che qualcuno ti chiami a rendere conto delle tue azioni. È ciò che sta succedendo a Beppe Grillo, garante del M5S, che solo poco tempo fa ha pubblicato sul suo blog un testo di Goffredo Parise, «il rimedio è la povertà». Secondo il sito di gossip Dagospia, che riprende una notizia apparsa su Chi, il comico predicherebbe bene, ma razzolerebbe male. Perché negli stessi giorni Grillo sarebbe stato avvistato a Malindi, in Kenya, in vacanza in hotel e su yacht che della povertà non sono esattamente un emblema.

HIV E CANCRO. Stesso discorso lo si può fare sull’attendibilità delle notizie che in questi anni lui, il suo sito e il suo movimento hanno avallato. «In uno spettacolo del 1998 dal titolo Apocalisse morbida – scrive oggi il Giornale – ha spiegato agli spettatori paganti che l’Aids non esiste, negando che l’Hiv fosse un virus trasmissibile che danneggia il sistema immunitario favorendo l’insorgenza di patologie che possono portare alla morte». E «sempre nello stesso teatro ha affermato che i test per la diagnosi precoce del cancro sono pericolosi; che i vaccini sono praticamente inutili perché “là dove hanno fatto le vaccinazioni le malattie sono scomparse, là dove non le hanno fatte le malattie sono scomparse lo stesso” e che “il 45 per cento dei farmaci che noi assumiamo non servono per la malattia che ci è stata prescritta. Funzionano per l’effetto placebo”».

SCIE CHIMICHE. L’elenco è lungo: si va dalle ormai famose scie chimiche alla «biowashball, la palla che cancella le macchie dei vestiti in lavatrice», ai computer «pericolosi» perché «emettono radiofrequenze che controllano il cervello», ai cellulari che cuociono le uova in 65 minuti. Una serie di errori che, finché sei un comico, ti possono essere perdonati come comprensibili iperboli atte a strappare una risata o un applauso. Il problema è quando fai politica e ti ergi a giudice della credibilità altrui.

Foto Ansa

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