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Gli sghignazzi dei giornalisti intelligenti indignano più delle parole del “troglodita” Cassano

giugno 13, 2012 Emmanuele Michela

Sui giornali tutti in fila per scandalizzarsi alle parole dell’attaccante azzurro sui gay: «È omofobo». Ma quando diceva «So’ froci» tutta la sala stampa rideva.

Forse poteva evitare. Forse Cassano poteva evitare di usare un certo linguaggio, parlando degli “omosessuali” come “froci”, e poteva stare un po’ più accorto nel fare quelle dichiarazioni. In fondo, c’era da aspettarsi che chi gli chiedeva dei gusti sessuali dei suoi compagni di squadra facendo riferimento alle parole di Cecchi Paone (che, guarda caso, riesce sempre ad essere al centro dell’attenzione mediatica non appena ha da promuovere qualche iniziativa editoriale), non aspettava altro che strumentalizzare qualsiasi sua parola, qualora fosse stata appena sopra le righe. Antonio è un professionista da tanti anni, e questa brutta tendenza del giornalismo dovrebbe conoscerla. Al tempo stesso però, Cassano è un campione che ormai conosciamo: da quando è un professionista, cioè dal 1999, di lui abbiamo sempre parlato per i numeri in campo quanto per gli eccessi fuori. Vi ricordate le bandierine rotte, le imitazioni a Capello, gli allenamenti abbandonati e la maglia gettata in faccia all’arbitro che lo espelle? Antonio è così: troppo naturale e troppo istintivo.

Ancora più triste è però constatare il clima effimero e ipocrita con cui tanta stampa italiana ama parlare del calcio. A vedere le immagini della conferenza stampa di ieri, fa innervosire sentire le chiassose risate con cui tanti giornalisti accoglievano le parole di Cassano. Ci si divertiva tutti, in un clima di bonaria spontaneità, ridendo della spiritosa schiettezza del giocatore azzurro, magari allietati dagli errori con l’italiano di Antonio, dal suo scorretto «se penso quello che dico», o dall’imbarazzata battuta «metrosexual che è? Parla italiano». Salvo poi attendere che si spegnessero i microfoni, e allora indignarsi, storcere il naso e metterlo al muro.

Cassano è stato forse fin troppo disinvolto nel parlare dei gay nel calcio, ma la sua conferenza stampa ha messo in luce chiaramente una cosa: sotto il finto perbenismo della stampa non ci sono tante battaglie anti-omofobe, quanto il solo tentativo di vendere qualche copia in più. E le risate divertite dei giornalisti alla parola “froci” sono uno schiaffo all’omologazione linguistica del politically correct, la solita falsa facciata tollerante che sta stretta anche a loro.

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7 Commenti

  1. Gerolamo says:

    Cassano for president

  2. francesco taddei says:

    i giornalisti si sono sfregati le mani quando hanno visto Totò. hanno pensato “mo gliela tiriamo” e cassano da persona genuina (ingenua e volgare) l’ha presa in pieno. ma perchè agli sportivi fanno domande del genere? era molto più professionale e adatto all’occasione chiedere quale fosse il primo rigorista!|

  3. giuseppe says:

    Cassano for president!!!
    Che ha detto di male? Ha usato un termine che usiamo tutti.
    E soprattutto ha detto, in sostanza, che a lui dei gusti sessuali dei suoi compagni non gliene frega una mazza ! E infatti quella domanda che cavolo c’entra con gli europei di calcio? Cassano Santo subito!

    Ha detto “speriamo di no” riferito alla possibilità che ci siano gay fra i suoi compagni; e allora? Chi non si sentirebbe in imbarazzo in uno spogliatoio sapendo che c’è chi ti guarda ” in un certo modo”?

    Cassano portavoce ufficiale dell’Italia e candidato al ministero delle pari opportunità

    • Alex Galvani says:

      La prego,
      se lei e’ un burino ignorante, non proietti su di noi i suoi evidenti limiti intellettuali.
      quella parola la usiamo tutti, forse e’ una vertia’ valida per la famiglia da cui proviene.
      c’e’ gente civile e rispettosa che al contrario di lei, un po’ di intelligenza quando apre bocca, la usa ancora.

  4. giesse says:

    CHOC
    Definizione = emozione improvvisa e violenta.
    Com’è possibile definire shoccanti le dichiarazioni di Cassano?
    Eppure è un titolone del Corriere online.
    Togliere immediatamente all’autore e al direttore lo status di giornalista e spedirli in Corea del Nord dove la sottomissione al pensiero dominante/omologante, almeno lì, è questione di vita o di morte.
    Ad Antonio, vox populi, un sentito ringraziamento.

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