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Giovanni Paolo II e Giovanni XXIII proclamati santi. Papa Francesco: «Non hanno avuto vergogna di Cristo»

aprile 27, 2014 Redazione

Papa Francesco ha commentato la canonizzazione di Wojtyla e Roncalli: sono stati «uomini coraggiosi» che «hanno dato testimonianza alla Chiesa e al mondo della bontà di Dio, della sua misericordia»

«San Giovanni XXIII e san Giovanni Paolo II hanno avuto il coraggio di guardare le ferite di Gesù, di toccare le sue mani piagate e il suo costato trafitto». Lo ha detto oggi Papa Francesco commentando la canonizzazione dei due pontefici . La cerimonia è avvenuta in coincidenza con l’ottava domenica di Pasqua, quest’anno il 27 aprile, intitolata da Giovanni Paolo II alla Divina Misericordia. Al centro di questa domenica, ha spiegato Francesco, «ci sono le piaghe gloriose di Gesù risorto». E proprio di queste piaghe, i due Papi non si sono mai scandalizzati.

LE PIAGHE DI CRISTO.  «Le piaghe di Gesù sono scandalo per la fede, ma sono anche la verifica della fede», ha detto il Papa commentando l’episodio di San Tommaso che incredulo tocca la ferita di Gesù risorto. «Nel corpo di Cristo risorto le piaghe non scompaiono, rimangono, perché quelle piaghe sono il segno permanente dell’amore di Dio per noi, e sono indispensabili per credere in Dio». «Non per credere che Dio esiste – ha spiegato Francesco –  ma per credere che Dio è amore, misericordia, fedeltà».

NON HANNO AVUTO VERGOGNA.  Giovanni Paolo II e Giovanni XXIII, ha proseguito il Pontefice «non hanno avuto vergogna della carne di Cristo»: «non si sono scandalizzati di Lui, della sua croce; non hanno avuto vergogna della carne del fratello, perché in ogni persona sofferente vedevano Gesù». «Sono stati due uomini coraggiosi, pieni della parresia dello Spirito Santo, e hanno dato testimonianza alla Chiesa e al mondo della bontà di Dio, della sua misericordia». «Sono stati sacerdoti, e vescovi e papi del XX secolo – ha proseguito Francesco – ne hanno conosciuto le tragedie, ma non ne sono stati sopraffatti. Più forte, in loro, era Dio; più forte era la fede in Gesù Cristo Redentore dell’uomo e Signore della storia; più forte in loro era la misericordia di Dio che si manifesta in queste cinque piaghe; più forte era la vicinanza materna di Maria».

LA SPERANZA VIVA. «In questi due uomini contemplativi delle piaghe di Cristo e testimoni della sua misericordia dimorava “una speranza viva”, insieme con una “gioia indicibile e gloriosa”», ha affermato Francesco.  «La speranza e la gioia che Cristo risorto dà ai suoi discepoli, e delle quali nulla e nessuno può privarli. La speranza e la gioia pasquali, passate attraverso il crogiolo della spogliazione, dello svuotamento, della vicinanza ai peccatori fino all’estremo, fino alla nausea per l’amarezza di quel calice».
«Nella convocazione del Concilio – ha spiegato Francesco – san Giovanni XXIII ha dimostrato una delicata docilità allo Spirito Santo, si è lasciato condurre ed è stato per la Chiesa un pastore, una guida-guidata, guidata dallo Spirito». «San Giovanni Paolo II è stato il Papa della famiglia», ha concluso Francesco.

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2 Commenti

  1. domenico b. says:

    Leggendo questo articolo mi viene da chiedermi:
    Cosa c’è di più bello al mondo del cristianesimo?

  2. Alessandro says:

    Pur amando e rispettando tutti i sommi pastori che il buon Dio ha voluto dare alla sua Chiesa, resto un po’ perplesso di fronte a queste sue velocissime canonizzazioni.
    Perché loro sì e Pio XII, ad esempio, no? Davvero la grande storia della Chiesa, il suo respiro bimillenario, hanno senso e significato solo a partire da quando, cinquant’anni fa, è stato indetto l’ultimo Concilio? E’ vero o no che gli esiti di un Concilio e quelli di un papato si valutano solo su scala storica, senza fregole “santosubitiste”? Misurare la santità di un Papa dalla consistenza delle folle e dal plauso dei giornali non è un cedimento palese allo “spirito del mondo”?
    Ripeto, a scanso di equivoci, che ho amato Giovanni Paolo II e rispetto profondamente entrambi gli uomini, ora Santi. Ma mi chiedo a questo punto se a questo punto non vadano considerati tali anche ad esempio i parroci uccisi dalla mafia, quelli che tolgono le donne dalla strada, o semplicemente i tanti sacerdoti che nella tribolazione, nella persecuzione, nella malattia non smettono di testimoniare la propria fede.

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