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Gaza, colpito il complesso parrocchiale dell’unica chiesa cattolica: «Non possiamo evacuare»

luglio 30, 2014 Redazione

La testimonianza di padre Hernandez: «I militanti di Hamas continuano a lanciare missili e poi si nascondono nei vicoli. E noi non possiamo fare assolutamente niente»

Almeno cento morti in una sola notte, quella del 28 luglio: è uno dei bilanci più drammatici da quando è cominciata la guerra tra Hamas e Israele, l’8 luglio scorso. Queste volta i bombardamenti a Gaza hanno colpito anche il complesso parrocchiale dell’unica chiesa cattolica che si trova nella Striscia, quella della Sacra Famiglia.

«IMPOSSIBILE EVACUARE». La telefonata dell’esercito israeliano è arrivata un’ora prima: «Dovete evacuare» perché ci sarà un bombardamento. Ma padre Jorge Hernandez, come spiega ad Avvenire, non sapeva dove andare. Dentro alla parrocchia sono rifugiate cinquanta persone, tra queste ci sono «anziani e 29 disabili: è impossibile evacuare con loro».
Il bombardamento israeliano non ha causato feriti ma ha parzialmente distrutto, oltre alla casa che ha colpito come obiettivo principale, anche l’adiacente scuola parrocchiale, l’ufficio del parroco e alcuni locali utilizzati dalla parrocchia. Poi è toccato alla casa delle suore del Verbo Incarnato.

gaza-hernandez-bambiniLA STRATEGIA DI HAMAS. «I militanti di Hamas continuano a lanciare missili e poi si nascondono nei vicoli. E noi non possiamo fare assolutamente niente», dichiara padre Hernandez. «Questa guerra assurda continua ad andare avanti. Per fortuna i bambini stanno bene, erano in chiesa durante l’attacco. Può essere più pericoloso uscire che rimanere. Cerchiamo di stare nei luoghi più sicuri, sempre al piano terra».

MORTA LA PRIMA CRISTIANA. Nel pomeriggio, prima del bombardamento notturno, era morta la prima donna cristiana, Jalila Farah Aiad Um Jerjis, che si trovava in una casa distrutta da un missile. «Jalila è morta carbonizzata, il marito se l’è cavata con ferite lievi mentre il figlio maggiore, Jerjis, è in stato di coma profondo e ha subìto l’amputazione di entrambe le gambe in ospedale», aveva scritto il sacerdote in una lettera. «i missili non fanno favoritismi e ormai non c’è più nessun luogo sicuro in tutta la Striscia. Questi sono fatti, non parole. Questa donna non era una terrorista, non era una minaccia per nessuno».

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